Il Case Manager nella sanità italiana: una figura sempre più importante, ma non ancora riconosciuta

Con le sue competenze trasversali e la capacità fare da “ponte” tra i vari attori sanitari, il Case Manager sta assumendo sempre più importanza nella cura dei pazienti fragili. Ma mancano degli standard condivisi a livello nazionale

In un panorama sanitario caratterizzato sempre più da bisogni complessi, dovuti all’invecchiamento della popolazione, alle malattie croniche e alla fragilità dei pazienti, il Case Manager emerge come una delle figure più importanti per garantire continuità di cura, integrazione tra servizi e percorsi ad hoc per il paziente. Un professionista, dunque, sempre più centrale nel Servizio Sanitario Nazionale. Ma, nonostante tale importanza, mancano ancora un riconoscimento formale della figura a livello nazionale e degli standard condivisi che possano garantire uniformità di competenze e di formazione.

Il ruolo chiave del Case Manager

Con la sua capacità di coordinare risorse e servizi diversi per i bisogni di uno specifico paziente, il Case Manager agisce come un facilitatore del percorso di assistenza, contribuendo a ridurre sprechi di risorse, ritardi diagnostici e trattamenti poco efficaci. Pertanto, la presenza di tale professionista risulta indispensabile in caso di pazienti affetti da patologie croniche complesse, così da garantire loro un percorso protetto e continuo, con una gestione multidisciplinare del programma assistenziale.

Infatti, il Case Manager fa da “ponte” tra professionisti, servizi sanitari e sociali, strutture ospedaliere e specialisti, favorendo la comunicazione tra gli attori sanitari e promuovendo la partecipazione attiva del paziente in tale percorso assistenziale. L’operato del Case Manager incide direttamente sulla qualità della vita dei pazienti e sull’efficacia delle cure. Un professionista ben formato, infatti, può accompagnare il paziente attraverso tutte le fasi del percorso terapeutico, mediando tra i vari attori sanitari coinvolti nel percorso, favorendo percorsi di riabilitazione (anche sociale) del paziente e contribuendo a ridurre le liste di attesa. Tutti benefici che, oltre a migliorare la vita del paziente, riducono i costi del Sistema Sanitario, liberando risorse per altre tipologie di assistenza.

Il limite dell’assenza di uno standard nazionale

Nonostante tale importanza, il Case Manager in Italia non è un professionista determinato in modo univoco. Il suo ruolo è infatti definito in modo disomogeneo, mancando un riconoscimento nazionale chiaro e condiviso, che porterebbe ad alcuni vantaggi.

In primis, superando il concetto di Case Manager come “operatore isolato”, si potrebbe investire in un’adeguata formazione univoca, definendo chiaramente le competenze minime e obbligatorie per poter operare. Di conseguenza, sarebbe possibile avere degli standard di qualità minimi, garantendo professionalità e responsabilità nell’attività. Inoltre, aspetto non meno rilevante, avere chiaro a livello nazionale cosa significa essere un Case Manager significherebbe dare stabilità e dignità a chi svolge tale professione con competenza e dedizione, ma senza un adeguato inquadramento normativo.

Formazione e competenze nel Case Manager

Un altro aspetto rilevante nella figura del Case Manager è la formazione. Affinché tale professionista possa operare al meglio, sono necessarie competenze trasversali, che vanno dalla sfera relazionale a quella organizzativa, passando per la padronanza della strumentazione digitale. Anche in questo caso, non esiste una formazione unica a livello nazionale: averla porterebbe non solo ad uniformare il profilo professionale, ma anche a garantire maggiori competenze e, di conseguenza, un lavoro di maggiore qualità.

Verso un riconoscimento formale

La figura del Case Manager rappresenta dunque una risposta nuova e concreta alle esigenze sanitarie attuali, sempre più frammentate, complesse e bisognose di approcci multidisciplinari. Con le sue competenze, tale figura può fare da ponte tra i vari attori sanitari, migliorando da un lato la qualità di vita del paziente (attraverso un percorso di cura personalizzato, equo e condiviso) e, dall’altro, contribuendo a rendere il Sistema Sanitario più efficace. Nonostante ciò, manca ancora il riconoscimento a livello nazionale di tale figura. Dettare degli standard operativi e formativi a livello nazionale del Case Manager è un passo fondamentale per una sanità più efficiente, equa e centrata sul paziente.

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di Bernardino Ziccardi

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