La “battaglia per il ferro” e i phytochemicals: la ricerca per prevenire infiammazione intestinale e tumori

I batteri possono infiammare l’intestino e l’infiammazione può generare tumori: l’alimentazione ha un ruolo chiave nel comportamento dei batteri
I batteri possono infiammare l’intestino e l’infiammazione può generare tumori: l’alimentazione ha un ruolo chiave nel determinare il comportamento dei batteri

«Ci muoviamo su due assi» spiega Marcello Chieppa, Professore Associato di Patologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Salento. «Il primo asse è una correlazione diretta tra infiammazione e tumori nell’intestino. Il secondo asse è la connessione tra l’infiammazione e i batteri. L’incontro tra i due assi avviene quando l’infiammazione provocata dai batteri favorisce lo sviluppo dei tumori. Un meccanismo che un nostro recente studio ha dimostrato in maniera plastica. Il trapianto di microbiota infiammatorio (la flora batterica fisiologicamente presente nell’intestino, ndr) su una cavia sana, ma predisposta allo sviluppo di tumori, ha portato allo sviluppo della malattia. L’infiammazione è stata la scintilla».

Quanto sono diffuse le infiammazioni intestinali e che effetti hanno sulla salute?

 «Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), o Inflammatory Bowel Disease (IBD), sono condizioni croniche come la Colite Ulcerosa e il Morbo di Crohn. Infiammazione intestinale, dolori addominali, diarrea, affaticamento e sangue nelle feci, sono, spesso, dovuti a una reazione immunitaria anomala del corpo verso il proprio intestino».

«L’infiammazione è una reazione difensiva dell’organismo ma, quando va fuori controllo, provoca danno cronico alla mucosa intestinale e aumenta il rischio di sviluppare cancro colorettale. Le origini delle condizioni infiammatorie non sono pienamente comprese, ma il dato preoccupante è che sono in forte aumento nei Paesi Occidentali».

Perché aumentano gli stati infiammatori nella popolazione?

«La genetica non può spiegare un incremento così rapido. Lo studio dei flussi migratori dimostra come la prima generazione di migranti mantiene il rischio di patologie infiammatorie croniche del paese di origine, mentre la seconda generazione converge sul rischio del paese ospitante. Questa osservazione dimostra il ruolo fondamentale dell’ambiente e dei fattori socio economici».

«L’alimentazione, a fianco di stress, inquinamento igiene, uso di antibiotici e così via, è al centro dei nostri studi, perché ciò che mangiamo ha un effetto diretto sul nostro corpo, ma anche un effetto sul microbiota intestinale che, a sua volta, può alterare la risposta del sistema immunitario».  

Perché e quando i batteri creano infiammazione nell’intestino?

«È importante sottolineare che i batteri all’interno dell’intestino sono fisiologici e benefici. Ma il modo in cui ci nutriamo cambia il modo in cui i batteri si comportano. Le sostanze che i microorganismi rilasciano nel lume intestinale hanno effetti benefici per il nostro corpo, ma diete sbilanciate, ad esempio troppo ricche di zuccheri e cibi ultraprocessati producono un microbiota infiammatorio e questo si riflette in un aumento del rischio di tumore».

Qual è la dieta giusta per arginare l’infiammazione intestinale?

«Un’alimentazione ricca di verdure che, tra le altre sostanze benefiche, contengono una vasta gamma di molecole note come phytochemicals: tra loro i polifenoli oggetto dei nostri studi. In particolare, noi abbiamo focalizzato i nostri studi su un flavonoide chiamato quercetina».

Qual è l’impatto dei polifenoli nel percorso dell’infiammazione?

«Il nostro gruppo di ricerca ha recentemente dimostrato un meccanismo di azione della quercetina. Abbiamo infatti dimostrato che aggiungendo quercetina nel mezzo di coltura delle cellule del sistema immunitario possiamo bloccare i processi infiammatori. La quercetina agisce sequestrando un micronutriente importante sia per l’organismo umano che per i batteri: il ferro».

«Il ferro è una componente essenziale dell’emoglobina e della mioglobulina (l’emoglobina dei muscoli ndr) nonché una componente che rafforza la risposta immunitaria: la carenza di ferro implica, quindi, maggiore vulnerabilità rispetto alle infezioni e una risposta immunitaria più debole. Ma il ferro è essenziale anche ai batteri per proliferare. Per questo c’è una forte competizione all’interno dell’intestino tra le nostre cellule e i batteri per assorbirlo».

La battaglia per il ferro e il ruolo dei polifenoli

«In condizioni fisiologiche gli esseri umani assorbono circa il 20% del ferro che introducono tramite l’alimentazione. In presenza di infezioni o stati infiammatori legati alla flora batterica, ridurre localmente il ferro disponibile significa ridurre la capacità dei batteri di riprodursi».

«Questo è un meccanismo classico della risposta immunitaria: i macrofogi (globuli bianchi specializzati, ndr) lo “sanno” e assorbono il ferro nei siti infetti o infiammati proprio per prevenire la proliferazione batterica, il nostro corpo rilascia proteine (la lattoferrina ad es.) che legano il ferro in modo che non possa essere assorbito dai batteri. Un effetto simile lo hanno alcuni polifenoli che stiamo studiando. In particolare, la quercetina si lega al ferro e ne impedisce l’assorbimento batterico».

Quindi i polifenoli, riducendo la proliferazione batterica, riducono infiammazione e rischio di tumore?

«Questa è la nostra linea di ricerca. Un recente progetto che ho l’onore di coordinare è stato finanziato dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e si propone proprio di indagare meglio questa dinamica biologica».

Chi dovrebbe assumere una dieta ricca di polifenoli e con quali alimenti?

«I polifenoli non sono una cura. Sono una componente dell’alimentazione che aiuta a mantenersi in salute. In caso di infiammazione cronica dell’intestino non sostituiscono le medicine ma le affiancano. E non sostituiscono neppure un’alimentazione o uno stile di vita sani, perché ne fanno già strutturalmente parte. Tutti e tutte, perciò, a prescindere dalla loro condizione, possono trarre giovamento da una dieta ricca di polifenoli e phytochemicals. Verdure e frutta crude e colorate sono delle ottime fonti dove trovarli in abbondanza».

Per saperne di più

Marcello Chieppa, PhD, è Professore Associato di Patologia Generale del Dipartimento di Medicina Sperimentale presso l’Università del Salento e Dirigente Biologo presso la UOSVD di “Microbiologia e Virologia” PO V. Fazi, Lecce.

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di Tommaso Vesentini

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