Questo articolo riporta i contenuti dell’analisi di Giorgio Banchieri, Segretario Nazionale ASIQUAS e docente all’Università “Sapienza” di Roma, pubblicata su Quotidiano Sanità il 22 gennaio 2026. Gli impatti del cambiamento climatico sulle comunità sono già concreti e visibili, con effetti che variano a seconda del territorio e della vulnerabilità locale. Temperature estreme, ondate di calore, eventi meteorologici intensi e degrado degli ecosistemi incidono sul benessere fisico, mentale e sociale delle persone, con conseguenze maggiori per anziani, bambini e soggetti fragili.
I dati degli osservatori internazionali mostrano un riscaldamento globale che ha già superato mediamente la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, rendendo urgente la necessità di interventi concreti. Banchieri sottolinea l’importanza di sostenere le comunità nello sviluppo di consapevolezza e capacità di azione, evidenziando come comunità proattive risultino anche più sane, resilienti e capaci di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
La soglia di +1,5 °C e l’Accordo di Parigi
L’Accordo di Parigi del 12 dicembre 2015 ha stabilito l’obiettivo internazionale di contenere l’aumento della temperatura globale «ben al di sotto dei 2 °C», perseguendo sforzi per limitare il riscaldamento a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo il rapporto speciale IPCC del 2018, superare questa soglia comporterebbe rischi ambientali significativamente maggiori, tra cui perdita dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare e degrado degli ecosistemi marini e terrestri.
Scenari futuri e interventi necessari
Le proiezioni indicano possibili picchi di +1,7 °C entro il 2040 se non si adottano misure immediate. Banchieri evidenzia la necessità di riduzioni rapide e profonde delle emissioni globali di gas serra, accelerando le energie rinnovabili, elettrificando trasporti e industria, e adottando soluzioni di cattura del carbonio. Gli attuali impegni dei Paesi appaiono insufficienti per evitare effetti climatici irreversibili.
COP30 e azioni internazionali
La COP30 di Belém di novembre 2025 ha puntato a trasformare impegni politici in risultati concreti, con focus su adattamento, resilienza e finanziamenti per foreste tropicali e riduzione dei combustibili fossili. L’UE ha presentato un NDC aggiornato con obiettivi di riduzione emissioni tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035. Tra le iniziative approvate figurano il “Belém Action Plan” per la giustizia climatica di genere e la “Belém Mission to 1.5°C”.
Punti di non ritorno e salute
I cosiddetti “tipping points” rappresentano soglie critiche oltre le quali i sistemi naturali subiscono cambiamenti irreversibili, come la perdita delle barriere coralline, lo scioglimento del permafrost e il degrado della foresta amazzonica. Banchieri sottolinea che il loro superamento ha effetti anche sulla salute pubblica, aggravando fragilità, isolamento sociale e disuguaglianze.
Ribaltamenti sociali e comunità proattive
Il cambiamento climatico può innescare “ribaltamenti sociali”, cioè rapidi mutamenti nei sistemi politici, economici e tecnologici, che possono generare isolamento, calo della motivazione e disagio psicologico. In questo contesto, la prescrizione sociale si propone come strumento di intervento, collegando i cittadini a risorse comunitarie non cliniche come attività culturali, sportive o di volontariato, favorendo benessere, inclusione e resilienza.
In Italia, modelli come le Case di Comunità, con équipe multidisciplinari e collaborazione con il Terzo Settore, dimostrano come reti locali preventive possano ridurre isolamento, disuguaglianze e carico sul sistema sanitario, trasformando i cittadini in protagonisti attivi del proprio benessere.
