Magnesio e invecchiamento vascolare: cosa rivela il Magnesium Depletion Score

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biologiche e potrebbe influenzare anche la velocità di invecchiamento dei vasi sanguigni: l'indice del Magnesium Depletion Score aiuta a individuare il rischio di carenza cronica

Il legame tra micronutrienti e salute cardiovascolare è sempre più al centro della ricerca scientifica. Tra questi, il magnesio gioca un ruolo cruciale in numerosi processi biologici e potrebbe influenzare anche la velocità con cui i vasi sanguigni invecchiano. Un recente studio ha analizzato questa relazione attraverso il Magnesium Depletion Score, uno strumento che consente di individuare il rischio di carenza cronica di magnesio nella popolazione.

In questa intervista, il professor Arrigo Francesco Giuseppe Cicero, direttore della Post-Graduated School on Human Nutrition, presidente della Italian Nutraceutical Society (SINut) e membro della Atherosclerosis and Metabolic Diseases Research Unit, spiega come funziona questo indice, quali fattori accelerano l’invecchiamento vascolare e quali implicazioni pratiche emergono per la prevenzione cardiovascolare.

In cosa consiste lo studio sul Magnesium Depletion Score e quali aspetti avete analizzato in relazione all’invecchiamento vascolare?

«Lo studio parte dall’evidenza scientifica che la carenza di magnesio è associata all’invecchiamento vascolare e cardiovascolare, mentre una dieta ricca di questo minerale è protettiva» spiega Arrigo Francesco Giuseppe Cicero.
«Tuttavia, misurare il magnesio nel sangue (magnesemia) non è un indicatore affidabile dell’apporto dietetico perché l’organismo mantiene questi livelli costanti per sopravvivenza. Il Magnesium Depletion Score è un algoritmo (sviluppato su una casistica nordamericana) che serve a identificare il rischio di carenza cronica dovuta principalmente alle perdite di magnesio, piuttosto che alla sola mancanza di assunzione».

Cosa si intende esattamente per rischio di invecchiamento vascolare? È un processo fisiologico inevitabile o ci sono fattori che lo accelerano?

«L’invecchiamento vascolare è un processo entro certi limiti fisiologico; i vasi non hanno una capacità di “ringiovanimento” in senso stretto» spiega il prof. Cicero.

«L’obiettivo è ridurre al minimo l’esposizione del sistema cardiovascolare agli “stressori”. Oggi si parla di esposoma cardiovascolare, ovvero l’esposizione totale a vari fattori durante tutta l’esistenza (fumo, colesterolo, pressione, diabete). Tra questi fattori, il deficit di esposizione al magnesio è spesso un elemento trascurato che accelera l’invecchiamento dei vasi».

Quale ruolo gioca la nutrizione nella prevenzione o come causa dell’invecchiamento vascolare?

Secondo il professor Cicero, il rapporto tra dieta e rischio cardiovascolare può essere osservato oggi sotto tre punti di vista principali:

  • Carico calorico totale;
  • Approccio proattivo della nutrizione;
  • Presenza di “veleni” dietetici.

«Il carico calorico totale è il principale fattore di rischio: mangiare troppo, anche se cibi di alta qualità, è peggio che mangiare poco cibo di scarsa qualità» sottolinea il prof. Cicero.

«La nutrizione si sta inoltre spostando dal concetto di negazione – cioè cosa non mangiare – a quello di approccio proattivo, che indica cosa inserire di positivo nella dieta. Tra i principali nemici alimentari troviamo il sodio, seguito dagli alimenti ultraprocessati, spesso poveri di fibre, e dalla carne rossa quando preparata con cotture che portano alla carbonizzazione, processo che aumenta nitrati e perossidi».

Quali sono le principali implicazioni pratiche dei risultati ottenuti e come dovremmo ripensare l’approccio clinico o le abitudini quotidiane?

«Lo studio dimostra che una carenza relativa di magnesio si associa a un invecchiamento vascolare precoce anche nelle nostre popolazioni» spiega il prof. Cicero.

«Il Magnesium Depletion Score aiuta a identificare i soggetti a rischio tramite quattro parametri principali»:

  • Età: con il passare degli anni si assorbe meno magnesio;
  • Funzionalità renale: se diminuisce, aumenta la perdita di magnesio con le urine;
  • Inibitori di pompa protonica: farmaci gastroprotettori molto diffusi che favoriscono la perdita del minerale;
  • Diuretici, che possono contribuire alla deplezione di magnesio.

«Individuare questi soggetti consente di intervenire con una dieta mirata o con una eventuale supplementazione».

L’integrazione di magnesio può essere una strategia efficace? Va sempre personalizzata?

«Se si utilizzano integratori di buona qualità, virtualmente non esiste tossicità da magnesio» conclude il prof. Cicero.

«È però importante evitare quelli composti solo da ossido di magnesio, che hanno soprattutto un effetto lassativo. Essendo coinvolto in oltre 200 reazioni biochimiche, il magnesio potrebbe essere distribuito quasi “a pioggia” nella popolazione. È uno dei pochi ambiti in cui una persona potrebbe anche muoversi in autonomia, purché sia capace di scegliere un prodotto di alta qualità».

Lo studio sul Magnesium Depletion Score evidenzia quindi come la carenza relativa di magnesio possa rappresentare un fattore spesso sottovalutato nell’invecchiamento vascolare, suggerendo l’importanza di una maggiore attenzione sia alla dieta sia ai fattori clinici che ne favoriscono la deplezione, nell’ottica di una prevenzione cardiovascolare sempre più precoce e personalizzata.

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di Teresa Zeleznik

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