La cultura professionale rappresenta il primo ostacolo all’innovazione nella sanità italiana. Non si tratta soltanto di resistenza al cambiamento tecnologico, ma di un deficit più profondo che investe la mentalità con cui medici, infermieri e operatori sanitari affrontano il proprio lavoro quotidiano. Marinella D’Innocenzo, Responsabile scientifico B-Sanità e Presidente L’Altra Sanità, affronta questo nodo a partire da quanto emerso dal tavolo dei direttori generali, dove il tema dell’innovazione organizzativa ha occupato un posto centrale nel dibattito.
La tecnologia, da sola, non basta: perché produca effetti reali sui processi di cura, occorre costruire attorno a essa un contesto organizzativo capace di assorbirla e tradurla in strumenti concreti di prossimità, di miglioramento clinico e di qualità assistenziale. Le Case e gli ospedali di Comunità e le centrali operative territoriali entrano in questo ragionamento come luoghi dove la sfida si gioca in modo particolarmente evidente: strutture pensate per veicolare la telemedicina, il Fascicolo Sanitario Elettronico e gli strumenti di prossimità, ma che richiedono professionisti formati e orientati verso una logica digitale. La formazione alle competenze digitali riguarda tanto gli operatori sanitari quanto i cittadini, e richiede investimenti mirati e strutturali da parte dei decisori.
Carenza di personale, attrattività e governance trasformativa
D’Innocenzo affronta poi la questione del personale, che i Direttori Generali indicano come la vera emergenza del sistema. Le risorse economiche esistono, ma mancano i profili: infermieri di Comunità, medici per l’emergenza-urgenza, specialisti in settori dove le selezioni faticano ad attrarre neolaureati. Il sistema deve lavorare su più fronti contemporaneamente: orientare le specializzazioni verso le aree di maggiore bisogno, rendere più attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale attraverso la qualità del contesto organizzativo, e creare le condizioni perché l’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale alla robotica, possa davvero attecchire.
I Direttori Generali si pongono come motori di cambiamento, con una governance che definisce trasformativa: capace di superare resistenze e giudizi consolidati per costruire un sistema in cui i pazienti ricevano cure migliori e i professionisti trovino soddisfazione e senso nel proprio lavoro all’interno di un servizio sanitario pubblico all’altezza delle sue stesse ambizioni.
