I bambini in disagio economico saranno adulti malati

Quando la condizione economica determina l'accesso alle cure e agli stili di vita sani, le disuguaglianze sanitarie si radicano e persistono nel tempo

La relazione tra povertà materiale e povertà di salute nei bambini e negli adolescenti rappresenta uno dei nodi più complessi del welfare italiano. Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, affronta questo tema a partire da una premessa di fondo: l’esclusione sociale e il disagio sanitario si alimentano a vicenda, generando un circuito che tende a riprodursi nel tempo. Le conseguenze di questo intreccio non si esauriscono nell’infanzia ma accompagnano le persone lungo l’intero corso della vita, incidendo su opportunità, stili di vita e condizioni di salute in età adulta.

Tra le dimensioni che meritano attenzione rientra la povertà alimentare, con le sue ricadute sullo sviluppo fisico dei più piccoli, ma anche la difficoltà a costruire abitudini e ambienti favorevoli alla crescita. Il tema dei diritti alla promozione e alla tutela della salute infantile attraversa tutta la riflessione, con una particolare attenzione alle fasi più precoci della vita, a partire dalla gravidanza e dai primissimi anni, considerati determinanti per lo sviluppo successivo. In questo quadro, servizi come gli asili nido assumono un significato che va oltre la funzione educativa e si configura come presidio attivo di salute pubblica, soprattutto nelle aree del paese dove il disagio è più marcato.

Reti territoriali e frammentazione del sistema

Milano ragiona poi sulla questione delle reti locali necessarie a intercettare i bambini e le famiglie che restano ai margini dei servizi. Il problema non riguarda soltanto la disponibilità di risorse, ma anche la capacità di costruire un sistema integrato che metta in collegamento servizi sociali, strutture sanitarie, scuole e organizzazioni del terzo settore. In questo senso, la presa in carico precoce emerge come condizione irrinunciabile per contrastare le disuguaglianze.

Il contesto italiano presenta tuttavia una frammentazione profonda, che non divide il paese solo lungo l’asse nord-sud, ma produce differenze anche tra centri urbani e aree interne, tra realtà ad alta densità di servizi e territori dove il pubblico fatica ad arrivare. La questione del ruolo del terzo settore in questo scenario tocca un punto sensibile: quando la rete pubblica non copre il bisogno, il rischio è che le organizzazioni non profit finiscano per supplire a una carenza strutturale anziché operare in sinergia con un sistema solido. Le esperienze considerate più efficaci sono quelle in cui ciascun attore mantiene il proprio ruolo, all’interno di un modello in cui la sanità pubblica conserva una funzione forte e riconoscibile.

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di Tommaso Vesentini

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