Intervista a Alberto Pravettoni, General Manager di CGM Telemedicine, e Cristofaro Surano, Vice President Business Development & Public Affairs Italy di CompuGroup Medical Italia Group
CGM è una multinazionale di tecnologia sanitaria che serve 30mila clienti in tutta Italia: dalle farmacie agli AFT, dagli studi medici alle ASL. Bees Sanità Magazine li ha incontrati per capire, dal loro punto di osservazione privilegiato, quale direzione stanno prendendo le Case di Comunità (CdC) e che tipo di tecnologie sono state sviluppate per renderle pienamente operative.
Che forma stanno prendendo le Case di Comunità?
La visione che l’attuale Governo ha, recentemente, delineato vede le Case di Comunità al centro del riassetto della Medina Territoriale. Inoltre, declina in maniera circoscritta le indicazioni del DM77. Emerge così un modello non più incentrato sul singolo medico nel territorio, ma su un sistema nel quale i medici sono strutturati e lavorano assieme. In questo modello l’attività amministrativa, medica e infermieristica concentrata nelle Case di Comunità alleggerisce il peso sulle strutture ospedaliere e sui Pronto Soccorso in particolare.

Che tecnologia vedremo nelle Case di Comunità?
Cambiando il modello, cambia anche la tecnologia. Le aziende, partendo dalle indicazioni di DM77, Esecutivo e Regioni hanno sviluppato gli strumenti per facilitarla.
- Una tecnologia in cloud…
Quello delineato nella riforma dell’Assistenza Territoriale è un modello che sta muovendo i suoi primi passi, ma la tecnologia che abbiamo sviluppato per le CdC previste dal PNRR è una tecnologia cloud che permette al medico di lavorare con gli altri colleghi e, anche, di muoversi tra il suo studio e la CdC utilizzando lo stesso software.
- che misura la qualità dei servizi…
È una tecnologia che, grazie alla circolarità dei dati, rende le informazioni più accessibili e utilizzabili a beneficio della cura e, anche, della prevenzione. Al tempo stesso, permette di misurare le performance del servizio, favorendo l’appropriatezza delle prescrizioni e offrendo le informazioni necessarie per assegnare le risorse non solo sulla base della quantità ma anche della qualità delle erogazioni e del rispetto dei parametri fissati dalle ASL.
- integra e semplifica lo scambio dei dati…
È una tecnologia nella quale cartelle sanitarie elettroniche e fascicolo sanitario elettronico sono maggiormente integrati nonostante la grande frammentazione dei sistemi informatici che, solo recentemente, una progressiva spinta all’interoperabilità sta iniziando ad arginare, almeno all’interno delle singole Regioni. Quello della diversità dei sistemi regionali rimane una sfida per le aziende che operano a livello nazionale ed europeo alla quale si risponde con software modulari con integrazioni differenti a seconda della Regione, in modo tale che possa adeguarsi a diversi modelli operativi.

- favorisce il teleconsulto specialistico…
È una tecnologia digitale che cerca di semplificare al massimo la burocrazia sia per i medici che i pazienti e che, attraverso il teleconsulto in telemedicina mette a disposizione del MMG apparecchiature diagnostiche i cui esami possono essere refertati dagli specialisti in remoto. Un passaggio tutt’altro che irrilevante sia nell’ottica di ridurre le liste di attesa, in particolare quelle legate all’urgenza, sia per ovviare alla carenza di specialisti sul territorio.
- …è pronta per l’AI
Su questo modello, la sovrapposizione di applicativi di Intelligenza artificiale aiuterà fortemente ad analizzare i dati sanitari, permettendo di indirizzare l’assistenza territoriale da una postura reattiva ad un pro-attiva, segnalando in anticipo gli interventi che possono prevenire lo sviluppo di malattie croniche o la necessità di ricovero.
La centralità dei dati solleva il tema della cybersicurezza. È una criticità?
Passare ad un sistema in cloud per i dati sanitari alza il livello della sicurezza. Si tratta di un passaggio che le aziende strutturate che seguono le pratiche standard hanno fatto e possono sostenere. Lo diciamo in maniera non equivocabile: i sistemi in cloud per la sanità sono sicuri. Le pratiche standard sono solide. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale certifica con rigore i software.
Certo, si sta profilando una criticità: quella delle dimensioni dell’azienda fornitrice. Piccole aziende software con pochi programmatori sono più a rischio perché faticano a sostenere il peso di programmazione e lavoro richiesto per operare in cloud in maniera sicura. Ci sono stati casi dolorosi in questo senso.
Può apparire contro intuitivo ma, pur nell’era dell’AI che facilità di molto il coding, quello di programmare per la sanità è un lavoro che sta diventando più difficile perché la complessità si è spostata altrove. Al momento, le aziende di grandi dimensioni possono, generalmente, garantire un livello di sicurezza più alto. Nel mondo dei software sta accedendo quello che è dato per scontato nel mondo dell’hardware: non ci si può improvvisare produttori.
Cosa chiede una grande aziende di tecnologia sanitaria al regolatore?
Di alzare l’asticella sulla sicurezza della sanità digitale, in modo da rafforzare ulteriormente fiducia e resilienza. E di favorire, nella regolamentazione a livello europeo, l’interoperabilità tra i device medicali e i software sanitari che dovrebbero, idealmente, recepire e analizzare automaticamente i dati di esami e monitoraggi. Un traguardo, questo ancora lontano dall’essere raggiunto.
Infine, chiediamo ai decisori italiani di rafforzare i controlli sui device medicali importati da Paesi extra EU. È un tema sul quale Confindustria Dispositivi Medici sta, giustamente, insistendo molto. Non di rado, infatti, questi device rispettano solo sulla carta i parametri di sicurezza e qualità richiesti, potendo, perciò, essere venduti a prezzi competitivi. Così, però, si rischia non solo di avere strumenti poco sicuri e poco efficaci, ma anche si sprecare risorse. Questo rischio c’è perché medici e operatori, dopo averli utilizzati poche volte, accantonano i device inaffidabili per non usarli più. Il prezzo non è l’unico parametro da tenere presente se si vuole anche qualità, sicurezza e durabilità.
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