Infermieristica neonatale, Bernabei: «Servono competenze specialistiche per i neonati»

La Presidente della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica sottolinea il ruolo centrale dell'infiermeristica neonatale nella cura dei neonati prematuri e nella relazione con le famiglie. «Non basta l’assistenza pediatrica generale, la neonatologia richiede competenze specifiche»

L’infermieristica neonatale rappresenta uno degli ambiti più delicati dell’assistenza sanitaria. Prendersi cura di un neonato, infatti, soprattutto se prematuro o ricoverato in terapia intensiva, richiede competenze specialistiche, capacità relazionali e una formazione dedicata. A sottolinearlo è la dottoressa Elena Bernabei, Presidente della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica, che evidenzia il valore di una figura professionale ancora poco conosciuta ma centrale nei percorsi di cura dei pazienti più piccoli e fragili.

«Un neonato non è un bambino piccolo»

Come spiega Bernabei, «la differenza tra infermieristica pediatrica e infermieristica neonatale non riguarda soltanto l’età del paziente, ma soprattutto le sue caratteristiche cliniche e assistenziali. Esiste da sempre una specializzazione infermieristica pediatrica che distingue l’assistenza all’adulto da quella al bambino, ma all’interno della fascia pediatrica esistono età completamente diverse e quella neonatale lo è in maniera ancora più specifica» sottolinea. «Le differenze riguardano anatomia, fisiologia e bisogni assistenziali. Un neonato di pochi giorni non può essere confrontato con un bambino in età evolutiva. Ha caratteristiche completamente diverse e necessità assistenziali specifiche».

Necessità specifiche ancora più necessarie in caso di neonati prematuri. «Nella neonatologia esiste una varietà enorme di pazienti: si va dai neonati nati alla 22esima settimana fino a quelli della 36esima settimana. Parliamo di bambini che possono pesare da 400 grammi fino a 2 chili. In questi casi, competenze e conoscenze specialistiche fanno davvero la differenza».

La centralità della famiglia nella cura

L’assistenza neonatale non riguarda soltanto il bambino, ma coinvolge necessariamente anche la famiglia. «Il neonato non è mai da solo, c’è sempre una triade: il bambino, la madre e il padre. La neonatologia moderna si basa – prosegue – sul modello della Family Centered Care, approccio che considera i genitori parte integrante del percorso assistenziale. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato da tempo quanto la vicinanza dei genitori, la loro collaborazione e anche le attività assistenziali minime possano incidere positivamente sul percorso di cura e sulla guarigione del neonato. Accanto agli aspetti tecnici, quindi, emergono anche competenze relazionali fondamentali. L’infermiere neonatale non si prende cura soltanto del paziente, ma accompagna l’intero nucleo familiare in una fase spesso complessa e delicata».

Formazione ancora disomogenea sul territorio

Uno dei problemi principali dell’infermeristica neonatale riguarda la formazione specialistica. «In Italia, ad oggi, non esiste un percorso universitario uniforme dedicato esclusivamente all’infermieristica neonatale. Ci sono master e corsi di specializzazione, ma non sono distribuiti in maniera omogenea sul territorio nazionale», spiega Bernabei. Secondo la Presidente SININF, resta però un gap tra la formazione universitaria e la pratica clinica quotidiana. «È proprio qui che entra in gioco la nostra società scientifica, che cerca di colmare questa distanza attraverso attività formative specifiche».

Carenza di specialisti

Anche nei reparti dedicati alla cura dei neonati, la carenza di personale resta uno dei temi principali. «In terapia intensiva neonatale – spiega Bernabei – servirebbe un rapporto di un infermiere ogni due bambini. Nei reparti di patologia neonatale il rapporto può arrivare a un infermiere ogni quattro pazienti, mentre nei contesti fisiologici il modello assistenziale cambia grazie anche alla collaborazione con le ostetriche».

«Il problema, però, riguarda anche le scelte organizzative delle aziende sanitarie. Spesso si preferisce assumere infermieri generalisti perché possono essere spostati più facilmente tra diversi reparti, mentre l’infermiere pediatrico ha un ambito professionale specifico e dedicato. Una logica che rischia di penalizzare la qualità dell’assistenza nelle aree più complesse e specialistiche».

«Servono investimenti sulla specializzazione»

In questo contesto, secondo la Presidente SININF, l’evoluzione dei percorsi universitari potrebbe rappresentare un passaggio importante nella valorizzazione dell’infermieristica neonatale. «Si stanno organizzando, in collaborazione con la Società Italiana di Neonatologia, nuovi percorsi formativi che riguardano proprio l’infermieristica pediatrica, con l’istituzione di una laurea magistrale specialistica».

«Ma la formazione, da sola, non basta. Per sviluppare realmente la neonatologia infermieristica servono investimenti organizzativi, riconoscimento professionale e una programmazione sanitaria capace di valorizzare le competenze specialistiche. Perché, soprattutto nei pazienti più fragili – conclude – la qualità dell’assistenza può fare la differenza già nei primi giorni di vita».

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di Bernardino Ziccardi

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