Ogni neonato conta 

Di fronte al calo demografico servono investimenti sulle nascite e sulla neonatalità, afferma il presidente della SIN Massimo Agosti. Al centro del confronto al Ministero della Salute anche il riconoscimento della Neonatologia come disciplina specialistica
neonatologia in italia

Il futuro dell’assistenza neonatale in Italia, le sfide poste dalla denatalità e il riconoscimento della Neonatologia in ambito accademico sono stati al centro del convegno “Il futuro della Neonatologia in Italia“, promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) e ospitato presso il Ministero della Salute. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario e della comunità scientifica, con l’obiettivo di individuare strategie per rafforzare le cure dedicate ai neonati sul territorio nazionale.

Il calo delle nascite e la tutela dei neonati

Il confronto si è svolto in un contesto segnato dal continuo calo della natalità. Secondo i dati Istat, nel 2025 le nascite hanno raggiunto un nuovo minimo storico con 355 mila nuovi nati, in diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente.

Per la SIN, la riduzione del numero dei nati non può tradursi in una minore attenzione verso la salute perinatale e neonatale. «Ogni neonato conta», ha dichiarato il presidente della società scientifica, Massimo Agosti. «Bisogna investire sulle nascite, con un piano nazionale che parta dagli incentivi attualmente previsti, integrandoli in politiche strutturate a sostegno della genitorialità e delle famiglie, e sulla Neonatologia, in tutti i suoi ambiti, dall’Università alla ricerca, fino alla riorganizzazione delle reti perinatali, per garantire le cure migliori ai neonati, che sono il futuro della nostra Nazione».

Il nodo del riconoscimento della Neonatologia

Tra i temi più discussi durante l’incontro vi è stato quello del riconoscimento della Neonatologia come disciplina specialistica nel sistema universitario italiano. Pur essendo una branca medica altamente specializzata e già consolidata nella pratica ospedaliera, la Neonatologia non dispone infatti di un adeguato inquadramento accademico.

Secondo gli specialisti, questa situazione limita lo sviluppo della ricerca, la formazione dei giovani medici e la capacità di attrarre nuove professionalità. Un’indagine europea illustrata da Daniele De Luca, dell’Università Saclay di Parigi ed ex presidente della Società Europea di Rianimazione Neonatale e Pediatrica, evidenzia come l’Italia si collochi nelle ultime posizioni in Europa per numero di professori ordinari dedicati alla disciplina.

È stata sottolineata la necessità di individuare strumenti che consentano un pieno riconoscimento della Neonatologia all’interno dell’organizzazione universitaria, favorendo percorsi formativi specifici e il reclutamento di professionisti con competenze dedicate alla cura del neonato.

L’organizzazione delle cure sul territorio

Un altro tema affrontato riguarda la rete assistenziale neonatale. Gli esperti hanno evidenziato l’esigenza di rafforzare e rendere più omogenea l’organizzazione delle cure perinatali sul territorio nazionale, anche alla luce della riduzione delle nascite.

Tra le priorità indicate figurano il potenziamento del Servizio di Trasporto d’Emergenza Neonatale (STEN) e la diffusione di modelli assistenziali centrati sulla famiglia, con una maggiore integrazione tra i diversi livelli di cura. Al centro dell’attenzione anche il ruolo delle Terapie intensive neonatali, considerate essenziali per l’assistenza ai neonati prematuri o affetti da patologie complesse.

Ricerca e innovazione terapeutica

Riguardo il tema dello sviluppo di nuove terapie per le patologie neonatali, il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), Robert Nisticò, ha richiamato il lavoro svolto dall’agenzia per favorire la partecipazione dei centri italiani ai programmi di ricerca avanzata e sostenere lo sviluppo di farmaci destinati alle malattie neonatali ancora prive di trattamenti efficaci.

Particolare attenzione è stata dedicata alle malattie rare che interessano i neonati, settore nel quale sono stati attivati specifici programmi di finanziamento e ricerca.

L’intervento del sottosegretario Gemmato

Ad aprire i lavori è stato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha richiamato l’importanza della Neonatologia nell’ambito delle politiche sanitarie e della prevenzione. «Parlare di neonatologia oggi significa parlare di prevenzione e diagnosi precoce, di equità e di capacità del servizio sanitario di accompagnare i cittadini fin dall’inizio della vita».

I primi mille giorni rappresentano una finestra determinante per il bambino: è in questa fase che si pongono le basi dello sviluppo cognitivo, immunologico e relazionale della persona. Investire nei primi mesi di vita significa costruire salute, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».

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di Sara Claro

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