I pazienti non sono tutti uguali. Persone diabetiche, giovani coppie con figli, pazienti oncologici e con problemi cardiaci hanno bisogno di diverse medicine, diversi esami, diversi percorsi di controllo e follow Up. «Ne consegue – spiega il DG dell’AUSL di Modena Mattia Altini – che hanno anche bisogno di diversi livelli di finanziamento sanitario. E se ciò è vero per i pazienti, deve esserlo, necessariamente, per ogni organizzazione sanitaria che li assiste, a partire dai MMG: dobbiamo decidere come allocare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione, amministrando con responsabilità ciò di cui disponiamo».
Da questa intuizione è nato una rivoluzione tranquilla ma, potenzialmente, di grande impatto sul modo in cui le ASL potranno misurare i bisogni assistenziali; predire, e dunque andare a definire, quanto sarà necessario spendere e dove; e allocare le proprie risorse di conseguenza.
«L’idea fondamentale è che noi, clinici e manager sanitari, abbiamo precisi criteri per definire di cosa hanno bisogno i pazienti per ricevere le cure migliori possibili grazie agli standard di appropriatezza clinica fissati dalla Regione in base alla letteratura scientifica e ai costanti progressi della medicina. Semplificando, grazie a questi criteri dobbiamo sapere che un paziente x, con età y e una condizione z dovrà fare certi esami, con una data cadenza ed una data terapia. La complessità clinica peraltro guida anche la scelta dei farmaci più appropriati, così come del setting assistenziale. L’obiettivo di un manager sanitario, allora, è far sì che il paziente riceva esattamente quello di cui ha bisogno, né più né meno, evitando sia il rischio di under-treatment che quello di over-prescrizione, con conseguente spreco di risorse pubbliche».
Come avete applicato in pratica questo principio?
«Il nuovo corso è partito il primo settembre 2025 ed ha coinvolto, inizialmente, i MMG del territorio. Vale per gli MMG, infatti, quello che vale per i pazienti: hanno esigenze diverse. È facile capire che un medico con 600 assistiti richiederà, in media, meno esami e visite specialistiche di uno con 1500. Ma cambia la prospettiva se accettiamo che due medici con lo stesso numero di pazienti avranno bisogno di un diverso livello di risorse a seconda che i loro assistiti siano più o meno anziani, o abbiano più o meno pazienti cronici da gestire. E per risorse intendo prestazioni erogate dal SSN ma anche, ad esempio, di dispositivi diagnostici per gli studi medici, per migliorare le loro valutazioni cliniche e consentirci dunque di ridurre quelle visite ed esami non necessari che pesano sul sistema, sia economicamente, sia perché allungano le attese dei pazienti che ne hanno davvero bisogno».
Come si fa a misurare la differenza nella complessità assistenziale?
«Questo è il punto focale del cambiamento. L’AUSL Modena ha cominciato a misurare, attraverso i dati delle prestazioni dell’intera Provincia, la stratificazione del rischio dei diversi studi di MMG. Ciò permetterà poi di costruire mappe di complessità clinica per gli assistiti di quel MMG e stimare i quantitativi di esami, visite richieste per ciascun profilo di paziente. Questo è un pilastro. L’altro, è assicurarsi che queste prescrizioni siano appropriate; siano, cioè, quelle di cui quei singoli pazienti hanno davvero bisogno. Il modo per farlo è incrociare già ora le prescrizioni con i criteri clinici, verificando che le risorse sanitarie utilizzate siano quelle effettivamente necessarie, in base alla Letteratura scientifica, per pazienti di quella età, caratteristiche e condizioni patologiche. Tutti questi dati tornano ai MMG e sono reperibili in cruscotti digitali aggiornati periodicamente, grazie ai quali loro stessi possono valutare il loro operato confrontandolo con l’attività dei loro colleghi».
L’impatto del nuovo sistema: cosa è cambiato rispetto a prima?
«Tutti i 409 MMG della Provincia rientrano nella prima fase del progetto che, grazie all’intesa firmata con i rappresentanti della categoria (FIMMG e SMI) ha individuato insieme a loro 12 prestazioni di specialistica ambulatoriale dalle quali partire. Queste prestazioni – come visite oculistiche, dermatologiche, colonscopiche etc.- erano quelle che apparivano più “inflazionate”: cioè le prescrizioni erano più numerose di quanto i criteri di appropriatezza clinica suggerissero e mettevano in sofferenza il sistema dell’offerta provinciale».
«Il risultato immediato e misurabile del nuovo metodo è stato una diminuzione delle liste di attesa per la diagnostica urgente. Se gli esami non necessari diminuiscono, infatti, gli specialisti possono concentrarsi su quelli che davvero urgenti».
«L’altro grande impatto è la riduzione della variabilità tra un medico e l’altro, e in particolare degli estremi nei livelli prescrittivi, ovvero la diminuzione dei casi in cui i medici prescrivevano sensibilmente di meno o di più rispetto ai loro colleghi. Questo è avvenuto grazie alla possibilità, per i medici stessi, di confrontare il loro lavoro con quello dei loro pari».
I risultati dei primi dove mesi: settembre 2025 – maggio 2026
Specialistica
| Prestazione | Variabilità prescrizioni MMG | Prescrizioni/1.000 assistiti | Riduzione attesa |
| Diagnosi dermatologica | −28% | 87 → 66 (+21% appropriatezza) | −31 giorni |
| Visita oculistica | −35% | 86 → 67 (+23% appropriatezza) | −15 giorni |
Diagnostica
| Prestazione | Variabilità prescrizioni MMG | Prescrizioni/1.000 assistiti | Riduzione attesa |
| Colonscopia | −49% | 21 → 16 (+12% appropriatezza) | −22 giorni |

La linea mediana, però, non è necessariamente un criterio clinico affidabile. Esiste la variabilità e il medico deve poter continuare a scegliere caso per caso
«Assolutamente sì. Ma sono due piani diversi e su entrambi siamo stati sempre molto trasparenti con i MMG. La media delle prescrizioni, lo sappiamo benissimo, offre solo un quadro a grandi linee: certo che il medico decide caso per caso. Ma quando, a parità di complessità assistenziale, le prescrizioni variano di diverse decine di punti percentuali, in più o in meno, penso che sia onesto e doveroso chiedersi perché».
«È fondamentale capire e comunicare che, quando la AUSL propone, in base alla letteratura, per singolo MMG, criteri di comportamento prescrittivo corrispondenti a indici di consumo pro capite dei cittadini e quindi a livelli di spesa per il SSN – definisce cioè il livello di risorse che prevediamo sarà corretto impiegare basandoci sulla complessità del suo bacino di utenza – non lo fa per controllarlo. I dati dei cruscotti informativi sono, prima di tutto, uno strumento a favore del medico perché gli consente di confrontare il suo operato, “il comportamento prescrittivo”, appunto, con i criteri clinici. Gli permette di rispondere alla domanda: “Sto usando bene tutte le risorse che posso e dovrei impiegare? I miei assistiti ricevono tutte le erogazioni disponibili? Sto usando con oculatezza queste risorse, in modo che ne rimangano a sufficienza per tutti e tutte coloro che ne hanno bisogno?”».
Queste sono le domande fondamentali di una sanità che funziona bene. Ed è questo il grande, unico, vero incentivo per i Medici: avere i dati per curare meglio. L’audit and feedback è il principio base della medicina.
Ai medici abbiamo detto: «Ogni cambiamento è imperfetto, all’inizio, e quello che vi proponiamo, ne siamo consapevoli, non fa eccezione. Ma se il metodo è buono, vale la pena di cambiare, raffinando gli strumenti insieme, man mano che andiamo avanti sulla strada del miglioramento”».
Perché altri territori potrebbero valutare di applicare lo stesso metodo?
«Perché non è un metodo per spendere meno. È un metodo per spendere meglio le risorse che ci sono date, che sono finite, a fronte di bisogni dei cittadini che purtroppo nell’attuale contesto di transizione socio-demografica, culturale, economica, sono pressoché illimitati».
«Ci sono quattro grandi aree dell’appropriatezza: le prescrizioni (cosa chiedo agli specialisti); la farmacologia (usare i farmaci giusti, per il tempo giusto, stando anche attenti all’effetto della loro interazione); la richiesta di esami di laboratorio; e la diagnostica. Se troviamo un metodo per accompagnare i prescrittori a una maggiore attenzione all’appropriatezza in queste quattro aree, allora abbiamo trovato una delle soluzioni fondamentali alla crisi del SSN e della sostenibilità delle cure universali».
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