Un ricovero su cinque è a rischio inappropriatezza. Cosa ci racconta il Rapporto SDO 2024

Quasi la totalità delle strutture sanitarie ha risposto al Rapporto SDO 2024, offrendo una fotografia solida del sistema. Abbiamo un sistema che migliora, ma a velocità diverse e con forti disuguaglianze regionali
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Il rapporto Scheda dimissione ospedaliera (SDO) 2024, pubblicato a giugno dal Ministero della salute ed elaborato per la prima volta dal neo Ufficio 9 della Direzione generale della programmazione e dell’edilizia sanitaria fotografa l’andamento dei ricoveri, in questo caso relativi proprio all’anno 2024. Dopo anni di rodaggio, finalmente rappresenta fedelmente le attività sanitarie.

La base dati è rappresentata dal 99,9% degli istituti di ricovero censiti in anagrafica che hanno trasmesso le proprie SDO, valore più alto mai registrato. Un ulteriore aspetto positivo è rappresentato dalla qualità della compilazione. Le schede prive di errori sono l’85,4% del totale, con un numero medio di errori per scheda sceso allo 0,3%.

Nel 2024, in Italia, circa un ricovero per acuti su cinque è classificato ad alto rischio di inappropriatezza. Dietro questo numero, si cela un quadro più articolato: gli indicatori migliorano, ma le differenze regionali restano profonde e il tema dell’appropriatezza continua a essere uno snodo critico per il Servizio sanitario nazionale.

Dati

Le schede di dimissione registrate sono 8,045 milioni, l’1,1% in più rispetto al 2023, ma ancora il 5,6% in meno rispetto al 2019.

Le giornate di degenza sono 54,8 milioni, con un calo del 7% rispetto al periodo pre‑Covid.

L’attività per acuti in regime ordinario raggiunge 5,67 milioni di dimissioni, con una degenza media che si attesta a 7 giorni e un peso medio DRG pari a 1,32, stabile negli ultimi anni ma superiore ai valori di inizio decennio.  Analizzando i dati il 95% dei ricoveri riguarda l’acuzie (77% ordinario, 23% day hospital), circa il 4% la riabilitazione e l’1% la lungodegenza.

Dal punto di vista clinico predominano le patologie muscolo-scheletriche e del tessuto connettivo (14,3% della produzione, 811.709 ricoveri), malattie dell’apparato cardiocircolatorio (13,9%, 788.486 ricoveri) e malattie respiratorie (10,4%, 587.307 ricoveri).

Purtroppo, si conferma il calo demografico a causa di una riduzione del 21% per la categoria gravidanza e puerperio.

Semplificando, possiamo affermare che i ricoveri sono meno numerosi di un tempo, ma mediamente più complessi, e questo rende ancora più critica la gestione di ogni episodio in termini di appropriatezza.

1,7 milioni di ricoveri «ad alto rischio»: numeri e significato

Dal documento emerge che i ricoveri per acuti ad alto rischio di inappropriatezza sono stati circa 1,7 milioni:

  • 691 mila in regime ordinario;
  • poco più di 1 milione in day hospital.

In proporzione, un ricovero su cinque rientra nella categoria definita «a rischio di inappropriatezza» se erogato in quel determinato setting. Esistono DRG, soprattutto medici e a bassa complessità, per i quali il ricovero ordinario dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, e che potrebbero essere gestiti in day hospital o in ambito territoriale senza perdita di efficacia. Il fatto che una quota così elevata di episodi resti agganciata al regime di degenza segnala che il processo di riconversione dei setting assistenziali è ancora incompiuto.

Meno morti in ospedale, più dimissioni a domicilio

Sul versante degli esiti, i segnali sono incoraggianti. L’84% dei pazienti ricoverati in acuzie e regime ordinario viene dimesso a domicilio, e la quota di decessi ospedalieri è scesa al 3,5% nel 2024, tornando ai valori precedenti alla pandemia dopo un calo progressivo iniziato nel 2021. Il peso medio dei ricoveri per acuti in regime ordinario resta fermo a 1,32, in linea con quanto osservato dal 2020 in avanti, mentre la degenza media si attesta a 7 giorni e quella preoperatoria a 1,5 giorni, entrambe in lieve e costante riduzione.

Trend in miglioramento, ma non basta

Il dato più confortante è che il trend di lungo periodo è in miglioramento. Nel giro di dieci anni i ricoveri ordinari ad alto rischio di inappropriatezza sono scesi da oltre 1,13 milioni a 691 mila, con una riduzione del 39%; i ricoveri diurni ad alto rischio sono passati da oltre 1,5 milioni a poco più di 1 milione, con un calo del 32,6%.

Questa dinamica si intreccia con il generale calo dei tassi di ospedalizzazione osservato fino al 2019, frutto di scelte programmatorie volte proprio a spostare la casistica più lieve verso setting alternativi. La pandemia ha interrotto bruscamente questo percorso, ma i dati del 2024 indicano che la direzione è stata ripresa, pur tra molte discontinuità territoriali.

Ma perché non basta? Una delle tabelle che merita attenzione riguarda il tasso di ospedalizzazione per influenza nell’anziano. Rispetto al 2023 è quasi raddoppiato. A fronte dei 5,91 casi ogni 100.000 abitanti nel 2023, nel 2024 siamo arrivati a 11,7, con differenze regionali marcate. Bisogna insistere sulla prevenzione vaccinale, resa capillare a livello territoriale grazie proprio ai servizi integrati.

Nord e Sud: quando l’appropriatezza diventa una questione di geografia

Al Sud i dati sono peggiori, e il Rapporto SDO conferma che l’Italia resta divisa anche sul terreno dell’appropriatezza. Gli indicatori che misurano la percentuale di ricoveri ad alto rischio di inappropriatezza e la quota di dimissioni da reparti chirurgici con DRG medico mostrano valori sistematicamente più elevati nelle regioni meridionali e insulari rispetto al Nord, sebbene con alcune eccezioni.

Questa eterogeneità va letta insieme ad altri segnali: tassi di ospedalizzazione più alti per condizioni potenzialmente gestibili a livello territoriale, tempi di attesa spesso più lunghi per interventi programmati, maggiore incidenza di mobilità di fuga verso altre regioni. Si tratta di sistema di offerta complessivamente meno dotato di alternative all’ospedale, soprattutto nelle aree interne e periferiche.

Efficienza organizzativa: cosa dicono gli indicatori?

Gli indicatori di efficienza organizzativa migliorano, ma non sono ancora allineati ovunque. La degenza media pre‑operatoria, ad esempio, scende a 1,5 giorni a livello nazionale, ma il divario tra regioni sotto 1,3 giorni e regioni sopra i 2 giorni racconta di modelli organizzativi molto diversi nella gestione del percorso pre‑chirurgico.

Gli indicatori di appropriatezza organizzativa e clinica raccontano un miglioramento continuo, seppure a piccoli passi.

Le dimissioni dai reparti chirurgici con DRG medico calano del 4% sull’anno precedente, e sull’arco 2014-2024 l’indicatore è sceso dal 29,8% al 22,6%. Il ricorso al taglio cesareo scende sotto il 32% dei parti, un valore ancora lontano dagli standard internazionali ma in riduzione costante dal 2018 (-4,9% in sette anni).

La chirurgia mini-invasiva continua invece la sua affermazione: la colecistectomia laparoscopica supera ormai il 95% degli interventi in tutte le Regioni. Resta invece ampia la variabilità regionale su interventi come tonsillectomia, appendicectomia e isterectomia, per i quali le indicazioni cliniche di appropriatezza sono chiare ma la pratica sul territorio continua a differire in modo significativo.

Territorio e ospedale

Molti ricoveri inappropriati sono il risultato di una rete territoriale che non riesce a farsi carico, in modo tempestivo, di cronicità instabili e acuzie minori. Il forte rimbalzo dei ricoveri per influenza nell’anziano, i tassi di ospedalizzazione per diabete non controllato, insufficienza cardiaca e BPCO ancora sopra i livelli sono indicatori chiari di questo squilibrio.

Nel linguaggio delle SDO, l’appropriatezza non è solo un attributo del ricovero, ma dell’intero percorso. Un ricovero evitabile in ospedale è spesso il prodotto di un’assenza a monte: un distretto che non intercetta, un MMG sovraccarico, un servizio di continuità assistenziale che non riesce a contenere la domanda d’urgenza.

Nuovi strumenti di lettura

L’introduzione del nuovo tracciato SDO‑R per i ricoveri di riabilitazione rappresenta un passo importante verso un controllo più raffinato dell’appropriatezza. Registrare sistematicamente le scale di disabilità e di complessità assistenziale permette, infatti, di correlare in modo più robusto la durata della degenza e l’intensità delle risorse impiegate con il reale bisogno del paziente, in linea con i criteri definiti dal DM 5 agosto 2021.

L’adozione delle nuove classificazioni ICD‑10‑IM e CIPI, infine, offrirà una profondità maggiore nella codifica dei percorsi e dei setting, rendendo più difficile nascondere inappropriatezze dietro codici generici e facilitando confronti più equi tra erogatori. Si tratta di strumenti tecnici, ma con implicazioni molto concrete per la governance clinica e per la contrattazione tra Regioni e strutture accreditate.

Conclusioni

I dati del Rapporto SDO 2024 offrono uno spunto di riflessione affidabile, funzionale a leggere il sistema ospedaliero.

La qualità della raccolta informativa è cresciuta in modo significativo e consente oggi analisi più precise, confronti più attendibili e decisioni più mirate.

Tuttavia, è necessario migliorare l’appropriatezza dei ricoveri, vero punto debole del nostro SSN. Inoltre, occorre rendere più omogenee le performance tra le Regioni, ridurre i divari e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio.

I dati ci indicano la via, le aree da migliorare e quelle da valorizzare. Gli interventi futuri dovranno tenere conto delle criticità qui elencate, al fine di rendere spendibili gli sforzi prodotti dalle aziende che hanno contribuito alla raccolta di quasi il 100% delle SDO.

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di Muzio Stornelli

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