Performance regionali: Regioni in ripresa ma il divario Nord-Sud resta

C.R.E.A. Sanità attesta un miglioramento generale ma i cittadini non lo percepiscono e chiedono più servizi per la perdita di autosufficienza
C.R.E.A. Sanità attesta un miglioramento generale ma i cittadini non lo percepiscono e chiedono più servizi per la perdita di autosufficienza

Il XIV Rapporto sulle Performance Regionali del Sistema Sanitario Italiano, curato dal C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità), presentato ieri a Roma, offre una fotografia dettagliata sulle prestazioni a livello regionale in tema di tutela della Salute. Il Veneto si conferma la Regione più performante mentre la Calabria si posiziona all’ultimo posto. La tendenza nazionale è comunque positiva, con un indice medio di performance che passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Tuttavia, la percezione di miglioramento da parte dei cittadini rimane limitata e molto variabile tra le diverse aree del Paese. Circa un terzo delle Regioni non supera il 40% della performance massima.

La metodologia

Le dimensioni che più incidono sulla performance, valorizzate da un panel di 114 stakeholder, che hanno contribuito all’elaborazione del Rapporto, suddivisi tra Istituzioni, Utenti/cittadini, Professioni sanitarie, Management delle aziende sanitarie, Industria Life Sciences, sono gli Esiti (31,2%) e l’Appropriatezza (27,5%), seguite dalla dimensione Economico-Finanziaria (12,7%), Sociale (11,8%), Equità (9,9%) ed Innovazione (6,9%).

Dopo alcuni anni, si inverte la tendenza e crescono nuovamente di importanza gli Esiti e l’Appropriatezza: fenomeno che suggerisce che secondo il panel non è più scontata la capacità del sistema di tutela di garantirli in modo universalistico; aumenta anche il peso della dimensione economico-finanziaria, soprattutto per il Management e i professionisti sanitari, segno di una sofferenza gestionale e operativa. Al contrario, equità e innovazione riducono il loro contributo rispetto alle precedenti edizioni, il contributo del Sociale aumenta invece per i cittadini e le Istituzioni. L’integrazione sociosanitaria resta un punto debole, soprattutto nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico degli anziani non autosufficienti.

L’analisi integrata di performance, soddisfazione e percezione dei miglioramenti offre indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie, con la raccomandazione di rafforzare l’assistenza residenziale e domiciliare e l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione in cui cresce il numero di soggetti non autosufficienti.

Tutte migliorano ma il divario regionale rimane forte

Tutte le Regioni hanno registrato miglioramenti, in generale più marcati dove i livelli di partenza erano bassi: la Toscana ha avuto l’incremento maggiore (+0,08 punti percentuali), seguita da Calabria (+0,065), Veneto (+0,059) e P.A. di Trento (+0,057). Il Centro e il Mezzogiorno hanno mostrato miglioramenti mediamente superiori rispetto al Nord, contribuendo a ridurre parzialmente le disuguaglianze. Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte hanno avuto incrementi più contenuti (+0,01), probabilmente per vincoli strutturali e livelli già elevati.

Resta comunque significativo il divario tra le Regioni migliori e peggiori: circa un terzo delle regioni non supera il 40% del valore massimo di performance ottenibile. Analizzando nel dettaglio il ranking regionale, il Veneto è in testa, raggiungendo il 64% del valore massimo teorico della Performance, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento che si attesta al 62%. Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e la Provincia Autonoma di Bolzano si attestano su valori compresi tra il 56% e il 50%. Un gruppo intermedio comprende Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria, con performance tra il 48% e il 42%. In coda alla classifica si trovano Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria (ultima con il 36%), tutte sotto il 40% della performance massima.

La percezione dei cittadini

La mediana nazionale della soddisfazione nel 2025 è risultata pari a 7,1 su 10, con valori generalmente superiori alla sufficienza, ma con ampie differenze tra territori e tipologie di servizio. L’indagine 2026 attesta che la quota di cittadini che ha percepito un trend di miglioramento dei servizi del SSN è bassa, variando dall’8,6% al 25,9%, con la maggior parte delle Regioni tra il 17% e il 22%.

Abruzzo e Molise registrano la quota più alta di cittadini che percepiscono miglioramenti (25,9%), seguite da Lombardia (22,9%), Veneto (22,7%) e Umbria (22,6%). Al contrario, il Trentino-Alto Adige si distingue per la percentuale più bassa (8,6%), seguito da Sardegna (15,3%) e Friuli-Venezia Giulia (16,8%). In Regioni come Liguria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, la quota si attesta tra il 17% e il 21%.

Una percezione di miglioramento è più diffusa nei servizi standardizzati come l’accesso ai farmaci (30% a livello nazionale, con punte oltre il 40% in alcune Regioni), mentre resta bassa nei servizi residenziali e domiciliari, e quelli legati alla long-term care (ad esempio, solo il 14,6% per l’assistenza domiciliare e il 16,8% per la non autosufficienza). In Lombardia, il 30,2% dei cittadini ha percepito miglioramenti nella prevenzione e il 33,1% nell’accesso ai farmaci. In Veneto, le percentuali sono del 36,4% nella prevenzione e del 22% nell’assistenza ai non autosufficienti.

Permangono, quindi, criticità nella capacità di rendere visibili i progressi nei servizi territoriali, con una forte variabilità regionale e nessun chiaro gradiente Nord-Sud: i cittadini riconoscono i miglioramenti soprattutto nei servizi più consolidati, mentre le aree di assistenza territoriale restano percepite come critiche e meno soddisfacenti.

Le priorità di intervento

A conferma della multidimensionalità della performance, gli utenti si concentrano su esiti e condizioni di vita, le istituzioni cercano un equilibrio tra equità, prevenzione e sostenibilità, i professionisti sanitari puntano sulla qualità clinica e sugli esiti, il management aziendale si concentra su efficienza ed esiti, mentre l’industria delle Life Sciences dà maggiore importanza a innovazione, accesso ed esiti.

L’indagine sulla percezione dei cittadini complementa quella della performance indicando in quali aree e più urgente intervenire: nel Nord l’attenzione si dovrebbe concentrare sull’assistenza domiciliare e residenziale, la prevenzione e il rapporto con il medico di medicina generale. Nel Centro, sull’attenzione alla non autosufficienza e sull’assistenza domiciliare. Nel Sud e nelle Isole, pur registrandosi un miglioramento percepito in tema di assistenza domiciliare e nei ricoveri programmati, persistono difficoltà generalizzate nei servizi territoriali.

Evidenze, criticità e soluzioni

L’analisi evidenzia un quadro positivo ma comunque in chiaroscuro. I miglioramenti sono più evidenti nelle Regioni che partivano da livelli più bassi, contribuendo a una parziale riduzione delle disuguaglianze. Ma la dinamica di questi miglioramenti non si ritrova nella percezione dei cittadini, soprattutto per quanto concerne la residenzialità, domiciliarità e la long-term care, che rappresentano il principale punto di debolezza del sistema. Le aree più strutturate, come la farmaceutica e la prevenzione, mostrano invece livelli più elevati e uniformi di soddisfazione e miglioramento percepito.

L’analisi offre quindi indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie: è necessario rafforzare l’assistenza territoriale e in particolare l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Una sfida per il futuro sarà, anche, quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimane ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento.

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di Arrigo Bellelli

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