Vitamina K alla nascita: uno studio conferma il ruolo della profilassi contro le emorragie 

Un'analisi condotta su oltre due milioni di neonati in Svezia rileva un rischio più elevato di sanguinamento nei bambini che non hanno ricevuto l'iniezione dopo il parto.
vitamina k nascita

Poco dopo la nascita, ai neonati viene abitualmente somministrata una dose di vitamina K per via intramuscolare. È una pratica introdotta da decenni per prevenire il sanguinamento da carenza di vitamina K (VKDB), una condizione poco frequente ma potenzialmente molto grave che può comparire nei primi mesi di vita. 

Negli ultimi anni, tuttavia, in diversi Paesi è aumentato il numero di genitori che decide di rinunciare a questa profilassi. Un nuovo studio pubblicato su JAMA Pediatrics aggiunge ora ulteriori dati a sostegno dell’efficacia dell’iniezione, mostrando un aumento del rischio di emorragie tra i bambini che non la ricevono. 

Perché la vitamina K è importante nei neonati 

La vitamina K è indispensabile per la produzione dei fattori della coagulazione, le proteine che permettono al sangue di arrestare un’emorragia. 

Alla nascita, però, tutti i neonati dispongono di riserve limitate. Solo piccole quantità di vitamina K passano dalla madre al feto durante la gravidanza, mentre l’intestino del bambino non è ancora in grado di produrla attraverso la flora batterica. Anche il latte materno ne contiene quantità ridotte. Per questo motivo, nei primi mesi di vita il rischio di carenza è maggiore. 

Le emorragie possono interessare il tratto gastrointestinale, il cordone ombelicale o altre sedi, ma le forme più temute sono quelle intracraniche, che possono provocare danni neurologici permanenti o risultare fatali. 

Lo studio su oltre due milioni di bambini 

I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.020.302 bambini nati in Svezia tra il 2003 e il 2021 e seguiti fino ai sei mesi di età. 

Circa l’1,2% dei neonati non aveva ricevuto la vitamina K per via intramuscolare. In questo gruppo sono risultati 636 episodi di sanguinamento ogni 100 mila bambini, contro circa 380 ogni 100 mila tra coloro che avevano effettuato la profilassi. 

Dopo aver corretto i risultati per altri fattori che potevano influenzare il rischio, la mancata somministrazione della vitamina K è risultata associata a un aumento del 52% della probabilità di sviluppare un’emorragia entro i primi sei mesi di vita. 

Il rischio maggiore riguarda le emorragie cerebrali 

L’associazione è risultata ancora più marcata per le emorragie intracraniche. 

L’incidenza delle emorragie intracraniche è risultata pari a circa 220 casi ogni 100 mila nati tra i bambini che non avevano ricevuto l’iniezione, contro 63 casi ogni 100 mila tra quelli sottoposti alla profilassi. In termini relativi, il rischio è risultato quasi triplicato. 

Anche limitando l’analisi alle prime quattro settimane di vita, i ricercatori hanno rilevato un aumento del rischio, proprio nel periodo in cui il neonato è più vulnerabile.

In crescita i rifiuti della profilassi 

La profilassi con vitamina K è raccomandata dalle principali società scientifiche fin dagli anni Sessanta e ha ridotto drasticamente il numero di casi di VKDB. Nonostante ciò, diversi studi segnalano un progressivo aumento dei rifiuti. 

Negli Stati Uniti, ad esempio, un’analisi su oltre cinque milioni di nascite ha rilevato che la quota di neonati senza profilassi è passata da circa il 3% a oltre il 5% tra il 2017 e il 2024. Le motivazioni più frequenti riguardano il timore di effetti indesiderati, la convinzione che l’iniezione non sia necessaria o una generale diffidenza nei confronti delle procedure preventive. 

L’alternativa per bocca 

Quando i genitori rifiutano l’iniezione, in alcuni Paesi viene proposta la vitamina K per via orale. Questa modalità richiede però più somministrazioni e la sua efficacia dipende dal rispetto del calendario terapeutico e dall’assorbimento intestinale. 

Anche nello studio svedese i bambini che avevano ricevuto la formulazione orale mostravano un rischio di sanguinamento superiore rispetto a quelli trattati con l’iniezione, anche se il numero limitato di casi non consente di trarre conclusioni definitive. 

Per questo motivo, le linee guida continuano a indicare la somministrazione intramuscolare come la strategia di prevenzione più efficace contro il sanguinamento da carenza di vitamina K. 

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di Sara Claro

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