In Etiopia si stanno diffondendo varianti del parassita della malaria associate a una minore sensibilità ai principali farmaci impiegati contro la malattia. Il dato emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, che ha analizzato centinaia di campioni raccolti sul territorio nazionale. I risultati non certificano un fallimento delle terapie attualmente in uso, ma indicano un segnale da monitorare con attenzione nei prossimi mesi.
Lo studio e i campioni analizzati
La ricerca, intitolata Sorveglianza genomica delle varianti farmacoresistenti del Plasmodium falciparum in Etiopia, è stata coordinata dall’Armauer Hansen Research Institute di Addis Abeba. Il team ha esaminato 605 campioni raccolti in 15 distretti del Paese, un campione ampio che ha permesso di ricostruire una mappa piuttosto dettagliata della circolazione del parassita. Dall’analisi genomica è emersa la presenza contemporanea di più mutazioni legate alla resistenza farmacologica, un elemento che secondo gli autori giustifica un rafforzamento della sorveglianza epidemiologica.
Le mutazioni individuate e cosa comportano
Tra le varianti rilevate figurano quelle collegate a una ridotta efficacia dei due farmaci che costituiscono la terapia di prima linea contro la malaria da Plasmodium falciparum in Etiopia. Nel dettaglio, lo studio segnala:
- Ridotta sensibilità alla lumefantrina;
- Resistenza parziale all’artemisinina, il principio attivo cardine della terapia combinata;
- Presenza molto elevata, in alcune aree, della mutazione legata alla resistenza alla clorochina, farmaco non più usato contro il Plasmodium falciparum ma ancora prima scelta per le infezioni da Plasmodium vivax.
La compresenza di queste mutazioni preoccupa gli specialisti perché riduce il margine di manovra terapeutico proprio nelle aree dove la malattia è più diffusa. Va precisato che, allo stato attuale, non si registra un fallimento generalizzato delle cure disponibili.
I numeri dell’epidemia in Etiopia
Il contesto in cui si inserisce lo studio è quello di un Paese dove la malaria resta un problema sanitario di primo piano. Secondo l’Unicef, tra settembre e ottobre 2025 in Etiopia sono stati segnalati oltre 1,4 milioni di casi di malaria e 51 decessi, con il Plasmodium falciparum responsabile del 60,8% delle infezioni confermate. Numeri che spiegano perché anche piccole variazioni nell’efficacia dei farmaci possano tradursi, sul lungo periodo, in un impatto sanitario significativo per la popolazione più esposta.
La risposta: sorveglianza rafforzata e vaccino
Sul fronte della prevenzione, nell’ottobre 2025 l’Etiopia ha introdotto, con il sostegno dell’Oms, il vaccino R21/Matrix-M, destinato inizialmente a oltre 91mila bambini in 58 distretti. Gli autori dello studio sottolineano comunque che la vaccinazione da sola non basta: serve una sorveglianza genomica continuativa capace di intercettare per tempo l’evoluzione del parassita, così da adattare le strategie terapeutiche prima che la resistenza si consolidi su larga scala. È un approccio che richiama da vicino la logica One Health, dove il monitoraggio scientifico diventa strumento di prevenzione a tutti gli effetti.
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