Il Covid torna a mostrare segnali di crescita in Europa, dopo mesi di circolazione contenuta. L’aumento è stato osservato soprattutto in Francia, ma riguarda anche Belgio, Lussemburgo e Irlanda. Nel Regno Unito la crescita è ancora nelle fasi iniziali, mentre la Spagna sta già attraversando un’ondata che, al momento, non ha suscitato particolare attenzione.
Federico Gueli, esperto di evoluzione delle varianti, ha parlato all’Adnkronos della situazione. Secondo l’analisi dei dati francesi, l’incremento dei contagi va letto alla luce dei livelli molto bassi da cui si parte. «Si parte da una situazione di bassissima circolazione» osserva Gueli, sottolineando che i valori attuali non sono superiori a quelli registrati nello stesso periodo dello scorso anno.
Anche in Italia, quindi, non emergono al momento segnali tali da indicare una nuova emergenza. La ripresa può essere collegata anche alla stagionalità delle infezioni respiratorie e alla riapertura delle scuole.
Un virus sempre più frammentato
Il quadro attuale è diverso da quello degli anni più difficili della pandemia. Dal 2024 non si sono più viste grandi ondate globali contemporanee e le diverse varianti hanno seguito percorsi soprattutto regionali.
Tra quelle attualmente monitorate dall’Organizzazione mondiale della sanità ci sono XFG, NB.1.8.1, BA.3.2 e PQ.16.1.1. Quest’ultima ha raggiunto una presenza significativa in diversi Paesi asiatici, mentre il suo arrivo in Europa e negli Stati Uniti non ha prodotto lo stesso effetto.
Le differenze possono dipendere anche dal livello e dal tipo di immunità presente nelle diverse popolazioni, costruita attraverso vaccinazioni e precedenti infezioni. Una variante che riesce a diffondersi rapidamente in un’area può quindi incontrare maggiori difficoltà in un’altra.
Negli ultimi mesi, spiega Gueli, si è assistito a una competizione tra numerose sottovarianti senza che nessuna riuscisse a conquistare una posizione dominante a livello mondiale. «Ogni Paese oppure ogni area aveva la propria».
Meno spazio per le grandi ondate
L’evoluzione del virus avviene oggi in una popolazione con un’immunità molto più ampia rispetto all’inizio della pandemia. Le nuove mutazioni possono aumentare la capacità di eludere parzialmente le difese immunitarie, ma questo vantaggio non coincide necessariamente con una maggiore capacità di trasmissione.
«Questa evasività probabilmente ha un costo in termini di infettività» spiega l’esperto. Anche per questo sono diventati meno frequenti i grandi eventi di superspreading che in passato potevano determinare migliaia di infezioni in tempi molto brevi.
La situazione rimane quindi più frammentata: aumenti locali possono verificarsi senza trasformarsi in una nuova ondata internazionale.
PJ.2.1, la variante da seguire
Tra le varianti del Covid che stanno attirando maggiore attenzione c’è PJ.2.1, una variante saltation, caratterizzata dalla comparsa di numerose mutazioni in un periodo relativamente breve.
La sua origine è stata ricostruita grazie al monitoraggio di un paziente con un’infezione cronica seguito in Ontario. Nel corso dell’infezione il virus ha continuato a modificarsi, accumulando circa 20 mutazioni. Successivamente PJ.2.1 ha iniziato a essere rilevata nella popolazione.
La variante è stata individuata negli Stati Uniti e poi in diversi altri Paesi, tra cui Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Australia e Singapore. Le analisi delle acque reflue hanno permesso di seguirne l’espansione anche quando la sorveglianza attraverso i casi diagnosticati era più limitata.
PJ.2.1 sta aumentando la propria prevalenza in alcune delle aree in cui è comparsa, ma non ha mostrato finora una crescita paragonabile a quella delle varianti che in passato hanno conquistato rapidamente una posizione dominante.
Cosa sappiamo della nuova variante
Gli studi disponibili non indicano una capacità di evasione immunitaria nettamente superiore rispetto alle altre varianti in circolazione. PJ.2.1 sembra però avere una maggiore capacità di binding, cioè di legarsi alle cellule umane.
È un elemento che merita attenzione soprattutto in vista dei prossimi mesi, quando la circolazione dei virus respiratori tende ad aumentare. Un’ulteriore evoluzione della variante potrebbe infatti modificarne il comportamento.
Per ora, tuttavia, non ci sono evidenze che colleghino PJ.2.1 all’aumento dei casi osservato in Francia. Lo stesso vale per la crescita registrata in alcune regioni italiane, tra cui Lombardia, Veneto, Lazio e Campania. La variante viene monitorata, ma il quadro europeo resta caratterizzato dalla presenza contemporanea di più ceppi e da livelli di circolazione ancora lontani da quelli delle principali fasi della pandemia.
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