È stata presentata oggi a Welfair, La fiera del fare Sanità, la Società italiana Neuroestetica Arte e Salute (SINE). È una società che riunisce medici, infermieri sanitari, curatori ed esperti. L’obiettivo è formare le figure che possano fare da ponte tra Arte e Sanità. La base scientifica (oltre 3mila articoli di letteratura mappati dall’OMS) evidenzia che l’esperienza estetica fa crescere il cervello, lo rende più efficiente lungo tutta la vita ed è in grado di riparare i danni da traumi e stress. Per questo la società deve considerare la prescrizione sociale uno strumento clinico.
Perché serve una società scientifica per la prescrizione sociale
La nascita della SINE, spiega il presidente Pasquale Giuseppe Macrì, risponde al «desiderio di conferire il rigore metodologico scientifico» a pratiche che altrimenti resterebbero «nelle buone prassi, ma senza un substrato scientifico». Dal 1990, e con un’accelerazione negli ultimi dieci anni, è cresciuta l’attenzione verso il rapporto tra esperienza artistica e funzione terapeutica. Infatti, la politica è concorde nell’affermare che i luoghi di cultura devono diventare luoghi di cura. Senza un substrato scientifico, però, questo slancio rischia di restare confuso.
Per questo la società vuole tracciare un confine netto: arteterapia e musicoterapia appartengono al mondo sociosanitario, mentre la neuroestetica ha una dimensione prettamente clinica, con valenza terapeutica non sostitutiva ma sinergica rispetto alle cure. Il lavoro sulle buone pratiche, avviato con i primi contatti con l’Istituto Superiore di Sanità, punta a trasformare la prescrizione di esperienze estetiche attive in un metodo clinico con regole accertabili e unitarie su tutto il territorio nazionale.
Le radici scientifiche nascono dagli studi di Semir Zeki a Londra nel 1990 e dalle ricerche della scuola neurologica di Parma sui neuroni a specchio e il passaggio si inserisce in un cambio di paradigma più ampio. L’intelligenza artificiale sottrarrà fatica intellettuale al medico e gli lascerà più spazio per la relazione di cura. Cambia anche il modo di intendere l’arte, che non sarà più un divertissement o un arricchimento delle collezioni, ma un’esperienza emotiva che, come dice la Costituzione, al pari della salute realizza la persona.
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