Andrea Minarini, Presidente della Società Italiana dei Gestori del Rischio in Sanità (SIGeRIS), affronta il modo in cui il sistema Phœnix ha recepito il triangolo della salute. Il tema è come questa scelta si applichi e si declini nella gestione del rischio e quali conseguenze porti nella prassi quotidiana delle aziende sanitarie. Il punto di partenza è la versione 5.0 del modello e il percorso di maturazione che l’ha prodotta, a confronto con la classica triade operativa che unisce conoscenza, gestione e controllo del rischio.
Al centro del quadro c’è la relazione tra questa impostazione tradizionale e una visione che pone la persona al primo posto. Si parla poi della sicurezza delle cure, che si intreccia con la loro umanizzazione oggi richiamata in molti riferimenti sanitari, e con il benessere organizzativo. Entrambi i concetti attraversano i diversi livelli dello standard e coinvolgono strutture, operatori e pazienti.
Rischio interferenziale, consenso informato e tempo di cura
L’aggiornamento di Phœnix riguarda anche strumenti e ambiti di grande attualità, come il risk financing e il rischio interferenziale sanitario. Quest’ultimo chiama in causa i rapporti di comunicazione all’interno dell’équipe e porta la comunicazione stessa a fare da riferimento. Il tema si lega alle nuove realtà che prendono forma negli ospedali, nei servizi territoriali e in altri contesti assistenziali.
Un esempio concreto riguarda il consenso informato, osservato nel passaggio tra dimensione formale e dimensione sostanziale. Entrano in gioco il modo in cui la classe medica lo intende ancora oggi, il ruolo dell’empatia e delle competenze non tecniche, e la possibilità per il paziente e per il medico di comunicare nelle condizioni migliori. Sullo sfondo c’è l’idea di alleanza terapeutica, che accompagna un percorso diagnostico e terapeutico condiviso.
Minarini si sofferma infine sulle ricadute di questo approccio sul percorso terapeutico e sulla sicurezza delle cure. Compaiono il rapporto tra medico e paziente, le patologie che richiedono percorsi lunghi e una relazione comunicativa che prosegue oltre la firma del modulo. Chiude il quadro il riferimento normativo al tempo di comunicazione come tempo di cura e al modo in cui Phœnix ha provato a tradurlo in pratica.
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