Phœnix 5.0 porta la persona al centro della gestione del rischio

Dal consenso informato al rischio interferenziale, il modello di SiGeRis ridefinisce sicurezza delle cure e comunicazione in sanità

Andrea Minarini, Presidente della Società Italiana dei Gestori del Rischio in Sanità (SIGeRIS), affronta il modo in cui il sistema Phœnix ha recepito il triangolo della salute. Il tema è come questa scelta si applichi e si declini nella gestione del rischio e quali conseguenze porti nella prassi quotidiana delle aziende sanitarie. Il punto di partenza è la versione 5.0 del modello e il percorso di maturazione che l’ha prodotta, a confronto con la classica triade operativa che unisce conoscenza, gestione e controllo del rischio.

https://youtu.be/bR_R0DmICP0

Al centro del quadro c’è la relazione tra questa impostazione tradizionale e una visione che pone la persona al primo posto. Si parla poi della sicurezza delle cure, che si intreccia con la loro umanizzazione oggi richiamata in molti riferimenti sanitari, e con il benessere organizzativo. Entrambi i concetti attraversano i diversi livelli dello standard e coinvolgono strutture, operatori e pazienti.

Rischio interferenziale, consenso informato e tempo di cura

L’aggiornamento di Phœnix riguarda anche strumenti e ambiti di grande attualità, come il risk financing e il rischio interferenziale sanitario. Quest’ultimo chiama in causa i rapporti di comunicazione all’interno dell’équipe e porta la comunicazione stessa a fare da riferimento. Il tema si lega alle nuove realtà che prendono forma negli ospedali, nei servizi territoriali e in altri contesti assistenziali.

Un esempio concreto riguarda il consenso informato, osservato nel passaggio tra dimensione formale e dimensione sostanziale. Entrano in gioco il modo in cui la classe medica lo intende ancora oggi, il ruolo dell’empatia e delle competenze non tecniche, e la possibilità per il paziente e per il medico di comunicare nelle condizioni migliori. Sullo sfondo c’è l’idea di alleanza terapeutica, che accompagna un percorso diagnostico e terapeutico condiviso.

Minarini si sofferma infine sulle ricadute di questo approccio sul percorso terapeutico e sulla sicurezza delle cure. Compaiono il rapporto tra medico e paziente, le patologie che richiedono percorsi lunghi e una relazione comunicativa che prosegue oltre la firma del modulo. Chiude il quadro il riferimento normativo al tempo di comunicazione come tempo di cura e al modo in cui Phœnix ha provato a tradurlo in pratica.

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di Arrigo Bellelli

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