Come cambia la nostra alimentazione con il cambiamento climatico?

Due nuovi studi della SINU sottolineano il ruolo della ricerca per un'alimentazione sana e ambientalmente sostenibile
Due nuovi studi della SINU sottolineano il ruolo della ricerca per un'alimentazione sana e ambientalmente sostenibile

Le ondate di calore che segnano anche questa estate confermano in modo inequivocabile la presenza e soprattutto la potenza del cambiamento climatico, che sta trasformando il modo in cui il pianeta produce e consuma cibo. Le temperature in aumento incidono direttamente su raccolti, disponibilità di alimenti e abitudini alimentari, imponendo una domanda sempre più urgente: come cambierà la nostra dieta in un clima che cambia?

Il rapporto tra alimentazione e ambiente è bidirezionale. Il sistema alimentare contribuisce alle emissioni di gas serra, al consumo di risorse naturali e alla perdita di biodiversità, mentre il clima che cambia condiziona a sua volta i raccolti, la disponibilità dei prodotti e la sicurezza alimentare. In Sicilia, ad esempio, stiamo assistendo alla consolidazione di un clima tropicale che ha spazzato via gli inverni rigidi. Conseguenza diretta di questo cambiamento è la sempre maggiore difficoltà nella coltivazione degli agrumi, mentre si fanno strada frutti che nel secolo scorso consideravamo esotici come mango e avocado. Ecco perché la sostenibilità è entrata stabilmente tra le raccomandazioni nutrizionali, insieme agli obiettivi di tutela della salute.

In questo scenario si inserisce il lavoro della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che ha aggiornato la Piramide della Dieta Mediterranea alla luce delle evidenze scientifiche più recenti e ha pubblicato due studi sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition dedicati alla Planetary Health Diet, il modello elaborato dalla Commissione Scientifica Internazionale EAT-Lancet per unire salute umana e salute del Pianeta. Con questi due lavori, la SINU contribuisce al dibattito scientifico internazionale su uno dei temi più rilevanti per la salute pubblica dei prossimi decenni, ovvero costruire sistemi alimentari che siano al tempo stesso salutari, sostenibili, culturalmente accettabili e scientificamente misurabili.

Il confronto con la Dieta Mediterranea

Il primo studio mette a confronto la Planetary Health Diet con la Dieta Mediterranea, analizzando le raccomandazioni alimentari di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. L’analisi evidenzia una forte convergenza tra i due modelli, in particolare per il ruolo centrale attribuito a cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi. Alcune differenze riguardano, invece, il maggiore consumo di legumi e frutta a guscio previsto dalla Dieta Planetaria e alcune specificità relative ai prodotti lattiero-caseari e all’olio d’oliva, che riflettono le caratteristiche culturali e produttive dell’area mediterranea.

Il messaggio dello studio è chiaro: la Dieta Planetaria non deve essere interpretata come un’unica dieta valida ovunque, ma come un insieme di principi che possono essere adattati ai diversi contesti geografici, culturali e alimentari. In questa prospettiva, la Dieta Mediterranea rappresenta uno dei possibili modelli tradizionali attraverso cui tradurre concretamente questi principi nell’area mediterranea, così come altre tradizioni alimentari, ad esempio quella nordica, possono svolgere un ruolo analogo in altre parti del mondo.

L’armonizzazione degli indici della Dieta Planetaria

Il secondo lavoro, condotto da membri del gruppo SINU Giovani, affronta una questione fondamentale per la ricerca scientifica: come valutare l’aderenza alla Dieta Planetaria. Attraverso una revisione sistematica della letteratura, gli autori hanno identificato 26 diversi indicisviluppati negli ultimi anni per misurare quanto l’alimentazione di una persona sia coerente con il modello EAT-Lancet. Lo studio mostra, però, che questi strumenti sono spesso molto diversi tra loro: cambiano gli alimenti considerati, i criteri di valutazione, i sistemi di punteggio e le modalità di calcolo. Una variabilità che rende difficile confrontare i risultati degli studi e costruire evidenze solide sugli effetti delle diete sostenibili. Per questo motivo si sottolinea la necessità di una maggiore armonizzazione metodologica, affinché la ricerca possa disporre di strumenti sempre più affidabili e comparabili.

Consolidare i principi di sostenibilità

Il cambiamento climatico impone una revisione dei modelli alimentari, ma non necessariamente la rinuncia alle tradizioni. «L’aggiornamento SINU della Piramide della Dieta Mediterranea ha già recepito molte delle più recenti evidenze scientifiche, valorizzando non solo gli aspetti nutrizionali, ma anche quelli ambientali: il ruolo centrale degli alimenti di origine vegetale, la scelta di prodotti stagionali e locali, la biodiversità, la riduzione degli sprechi alimentari e un utilizzo più responsabile delle risorse», afferma il Prof. Francesco Sofi, Presidente della SINU.

Le nuove pubblicazioni confermano che adattarsi al clima che cambia significa soprattutto ripensare alcune abitudini quotidiane, privilegiando ciò che le tradizioni alimentari già offrono quando risulta coerente con salute e sostenibilità.

«La Dieta Planetaria non è un menù universale da applicare indistintamente in tutto il mondo. È un quadro di riferimento che individua obiettivi comuni per la salute dell’uomo e del Pianeta, lasciando spazio alle diverse culture alimentari. La Dieta Mediterranea rappresenta uno degli esempi più significativi di come questi principi possano essere tradotti nella pratica quotidiana nei Paesi del Mediterraneo», concludono la Prof.ssa Daniela Martini, del Comitato Scientifico SINU e la dott.ssa Marialaura Bonaccio, del Consiglio Direttivo SINU, entrambe membri del Gruppo di Studio SINU per lo Studio e la Promozione della Dieta Mediterranea.

Di fronte a un clima sempre più instabile, dotarsi di strumenti condivisi per misurare l’aderenza a questi modelli sarà decisivo per capire quanto le nostre scelte alimentari riescano davvero ad adattarsi ai cambiamenti in corso, e per orientare le future strategie nutrizionali e le politiche di sostenibilità.

Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

di Arrigo Bellelli

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Banner MAG 600x600px_Tavola disegno 1

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI