Una forte sensazione di bruciore sulla pelle, accompagnata dalla comparsa di vescicole e da dolore intenso. Sono alcuni dei sintomi più caratteristici del fuoco di Sant’Antonio, il nome con cui è comunemente conosciuto l’herpes zoster. Si tratta di un’infezione provocata dalla riattivazione del virus della varicella-zoster, che può rimanere inattivo nell’organismo per molti anni.
Secondo gli esperti della piattaforma della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, circa una persona over 50 su dieci è destinata a sviluppare almeno un episodio di herpes zoster nell’arco della vita. La malattia può essere particolarmente dolorosa e debilitante, soprattutto nelle persone anziane.
Che cos’è il fuoco di Sant’Antonio
L’herpes zoster è causato dallo stesso virus responsabile della varicella. Dopo la guarigione dalla prima infezione, però, il virus non viene eliminato dall’organismo: rimane latente nel sistema nervoso e, in determinate circostanze, può riattivarsi anche a distanza di decenni.
La causa esatta della riattivazione non è sempre individuabile. Tra i principali fattori di rischio c’è però un indebolimento delle difese immunitarie, più frequente con l’avanzare dell’età. Anche periodi di forte stress fisico o emotivo e alcune condizioni di salute possono favorire la comparsa della malattia.
Quali sono i sintomi
Uno dei segnali più caratteristici è un’infiammazione della pelle associata a una sensazione di bruciore. Successivamente possono comparire vescicole dolorose, generalmente localizzate su un solo lato del corpo, soprattutto nella zona del torace o dell’addome.
I sintomi possono protrarsi per due-quattro settimane e comprendono dolore intenso, prurito e irritazione cutanea. Non tutti i pazienti presentano la stessa manifestazione: in alcuni casi possono comparire anche mal di testa, febbre, stanchezza e formicolii.
Le vescicole non devono essere rotte: se si aprono quando contengono ancora liquido possono lasciare cicatrici.
Una delle complicazioni più importanti è la nevralgia post-erpetica, caratterizzata da dolore, bruciore e una maggiore sensibilità della pelle che possono continuare anche per mesi dopo la scomparsa dell’eruzione cutanea.
Chi rischia maggiormente
Il rischio aumenta soprattutto con l’età e in presenza di un sistema immunitario indebolito. Tra le persone maggiormente esposte ci sono anche pazienti con alcune patologie croniche, come il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Un rischio maggiore riguarda inoltre alcune categorie di pazienti immunodepressi, tra cui persone sottoposte a chemioterapia, a trattamenti prolungati con corticosteroidi o a trapianto di organi o di midollo osseo.
Il vaccino contro l’herpes zoster
La vaccinazione rappresenta uno degli strumenti di prevenzione del fuoco di Sant’Antonio e delle sue possibili complicazioni.
Il Ministero della Salute raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro l’herpes zoster alle persone che hanno compiuto 65 anni e alle categorie considerate a rischio per patologia o fragilità. Il vaccino Shingrix è indicato, inoltre, a partire dai 50 anni e per alcune persone fragili dai 18 anni.
Gli studi clinici citati dalla Società italiana di Medicina preventiva e sanità pubblica indicano un’efficacia superiore al 90% negli over 50 e una protezione che rimane elevata anche a distanza di anni dalla vaccinazione.
Il fuoco di Sant’Antonio è contagioso?
L’herpes zoster può essere trasmesso attraverso il contatto diretto con il liquido contenuto nelle vescicole. Per questo, durante la fase attiva della malattia, è importante evitare di condividere vestiti, biancheria e oggetti personali e limitare i contatti fino alla guarigione delle lesioni.
La vaccinazione contro l’herpes zoster, invece, non viene indicata per proteggere i familiari dal contagio: la prevenzione vaccinale viene valutata in base all’età e alle condizioni di salute della persona.
In caso di sintomi sospetti, soprattutto in presenza di dolore intenso o di condizioni che possono compromettere le difese immunitarie, è importante rivolgersi al proprio medico per una valutazione e per individuare tempestivamente il trattamento più appropriato.
Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google
