Incarichi ASL: esiste un compromesso tra bisogno di imparzialità e l’autonomia dei DG?

La costruzione di una discrezionalità regolata risolverebbe il nodo del conferimento degli incarichi di direttore UOC, preservando l'imparzialità ma tenendo compiutamente in considerazione nella nomina anche le doti organizzative e manageriali del candidato

di Marinella D’Innocenzo, Responsabile Scientifico B-Sanità, già Direttore Generale Aziende Sanitarie

D’ora in avanti, i Direttori Generali non potranno più impiegare la loro tradizionale discrezionalità nel conferimento degli incarichi di direttori di UOC. Con la sentenza n. 4735 del 3 marzo 2026 le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribadito quanto già previsto dall’articolo 20 della legge 5 agosto 2022, n. 118: il DG deve nominare primario il primo classificato in graduatoria, escludendo la discrezionalità fiduciaria nel conferimento degli incarichi nelle ASL. Ma esiste la possibilità di compromesso tra l’autonomia manageriale del DG e il bisogno di imparzialità?

Dalla discrezionalità fiduciaria alla burocratizzazione della scelta

È un obiettivo condivisibile quello di evitare nomine opache o influenzate da logiche estranee al merito. Tuttavia, il problema nasce quando il rimedio elimina quasi completamente anche la discrezionalità qualificata e motivata del Direttore Generale, cioè quella discrezionalità responsabile che serve a selezionare il profilo più idoneo a governare una specifica organizzazione complessa.
Il rischio, perciò, è una burocratizzazione della direzione aziendale: il vertice aziendale non sceglie più il manager cui affidare una parte essenziale della macchina organizzativa, ma recepisce il risultato di una graduatoria che può valorizzare bene il merito comparativo, senza però esaurire il giudizio di adeguatezza manageriale contestuale.
In questo passaggio si consuma anche uno slittamento culturale: il direttore di UOC viene trattato sempre più come esito di un concorso e sempre meno come titolare di un incarico di direzione che richiede consonanza organizzativa, capacità attuativa e integrazione con la strategia aziendale. Scopri perché è importante in: DG, incarichi e discrezionalità: ridurla indebolisce le ASL 

Perché l’autonomia del DG è essenziale

In ogni organizzazione complessa, pubblica o privata, il vertice deve poter scegliere — entro regole trasparenti, controllabili e motivate — i propri middle manager. È attraverso questi dirigenti che si governa il funzionamento quotidiano dell’azienda.
Nel contesto sanitario, questa esigenza è ancora più evidente, perché i direttori di UOC non amministrano soltanto procedure, ma coordinano professionisti ad alta autonomia, attività ad alto rischio, risorse scarse e bisogni di salute che richiedono decisioni rapide, equilibrio relazionale e capacità di integrazione.
Privare il Direttore Generale della possibilità di una scelta fiduciaria regolata significa spezzare il nesso tra responsabilità di risultato e potere di organizzazione. Ciò finisce per depotenziare la funzione manageriale del DG e per avvicinarla a quella di un funzionario chiamato ad applicare direttive e graduatorie, più che a quella di un autentico responsabile di governo aziendale. La direzione di una UOC è funzione di governo, non semplice consacrazione del merito professionale individuale. Per questo il criterio decisivo non può essere soltanto chi ottiene il punteggio più alto, ma chi possiede la migliore attitudine a guidare persone, processi, risorse e risultati in un contesto aziendale concreto.

Una possibile linea di equilibrio

Il punto non dovrebbe essere il ritorno a una discrezionalità arbitraria, bensì la costruzione di una discrezionalità regolata. Un equilibrio ragionevole potrebbe fondarsi su tre pilastri:

  • una commissione tecnica forte, indipendente e trasparente, capace di definire una rosa ristretta di candidati effettivamente idonei;
  • criteri valutativi che pesino in modo serio e verificabile le competenze organizzative, relazionali, economiche e di leadership, non solo quelle tecnico-scientifiche;
  • una scelta finale del Direttore Generale entro la rosa degli idonei, con obbligo di motivazione puntuale in rapporto agli obiettivi aziendali e al fabbisogno della struttura.

Un modello di questo tipo consentirebbe di salvaguardare insieme imparzialità e governo manageriale. La trasparenza non verrebbe sacrificata, ma nemmeno sarebbe annullata la responsabilità organizzativa del vertice aziendale.


Quando la norma e la giurisprudenza comprimono la scelta del Direttore Generale fino a trasformarla in un atto sostanzialmente vincolato, si produce un effetto istituzionalmente problematico: il DG conserva la responsabilità del funzionamento dell’azienda, ma perde la piena possibilità di scegliere sotto la propria responsabilità i gestori che devono attuare la strategia aziendale.

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di Redazione Bees Sanità

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