L’esposizione agli schermi digitali è diventata un tema centrale per la salute di bambini e adolescenti. Smartphone, videogiochi, social network e piattaforme online offrono nuove opportunità di comunicazione e apprendimento, ma un uso precoce, prolungato e non regolato può essere associato a difficoltà nel sonno, nel rendimento scolastico, nelle relazioni sociali e nel benessere psicologico.
A mettere in evidenza il fenomeno sono due recenti lavori: il Position paper della European Academy of Paediatrics (Eap) e della European Confederation of Primary Care Paediatricians (Ecpcp), pubblicato su Acta Paediatrica, e l’indagine nazionale dell’Istituto superiore di sanità sulle dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0.
Il Position paper europeo: indicazioni per famiglie, pediatri e scuole
Il documento europeo nasce dal progetto “Giovani, salute e sani stili di vita”, coordinato dall’Università di Padova e avviato nel 2022. Lo studio raccoglie le più recenti evidenze scientifiche sugli effetti dell’esposizione agli schermi digitali sulla salute in età evolutiva e propone raccomandazioni rivolte a famiglie, pediatri, scuole e istituzioni.
I rischi dell’esposizione precoce
Tra gli aspetti considerati più rilevanti c’è il rischio di sviluppare un rapporto problematico con dispositivi digitali e social network, soprattutto quando l’utilizzo diventa prolungato e difficilmente controllabile. Le possibili conseguenze riguardano diversi ambiti: qualità del sonno, attività fisica, rendimento scolastico, relazioni familiari e sociali.
Tra le indicazioni contenute nel Position paper viene suggerito di evitare l’uso degli schermi sotto i 2 anni, fatta eccezione per le videochiamate con familiari lontani. Per i bambini tra i 3 e i 5 anni viene indicato un limite massimo di circa un’ora al giorno, preferibilmente con la presenza di un adulto, mentre dopo i 5 anni il tempo dovrebbe rimanere inferiore alle due ore quotidiane.
L’indagine Iss: oltre uno studente su sei presenta un comportamento a rischio
Un quadro più dettagliato arriva dall’indagine nazionale “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0”, realizzata dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Lo studio ha coinvolto oltre 18 mila studenti tra gli 11 e i 17 anni in 198 istituti scolastici italiani. Secondo i risultati, il 17,3% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e il 17,9% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato a social media, gaming o gioco d’azzardo.
Videogiochi e gioco d’azzardo: i dati sulle fasce più giovani
Il gaming problematico risulta il fenomeno più frequente tra gli studenti più giovani. Nella fascia tra gli 11 e i 13 anni il 13,6% presenta un profilo compatibile con un disturbo da gaming, pari a circa 219 mila studenti. Tra i 14 e i 17 anni la percentuale scende al 7,9%, corrispondente a circa 183 mila ragazzi.
Il problema, precisano gli esperti, non riguarda il semplice utilizzo dei videogiochi, ma un comportamento persistente e difficile da controllare. L’indagine evidenzia anche una sovrapposizione con altre condotte a rischio: tra gli adolescenti con gaming problematico aumenta infatti la presenza di comportamenti legati al gioco d’azzardo.
Cresce l’attenzione per il gioco online
Proprio il gioco d’azzardo continua a coinvolgere una quota significativa di minorenni, nonostante sia vietato sotto i 18 anni. Tra gli studenti di 11-13 anni il 10,6% dichiara di aver giocato nell’ultimo anno, mentre tra i 14-17enni la quota sale al 22,1%. Complessivamente, secondo le stime dell’Iss, circa 340 mila studenti presentano un comportamento di gioco d’azzardo a rischio o problematico.
Particolare attenzione viene riservata al gioco online: tra i ragazzi che giocano esclusivamente su internet la percentuale di profili problematici è più alta rispetto a chi utilizza soltanto modalità fisiche. Gli esperti richiamano quindi la necessità di sistemi efficaci per impedire l’accesso dei minorenni alle piattaforme di gioco.
Social media: calo dei casi problematici, ma resta la necessità di monitoraggio
L’uso problematico dei social media mostra invece una diminuzione rispetto al 2022. Secondo l’indagine Iss riguarda l’1% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni e il 2,1% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni.
Il calo non elimina però l’attenzione verso quei casi in cui l’utilizzo dei social diventa eccessivo e compulsivo, con conseguenze su sonno, studio, relazioni e benessere psicologico.
I dati dei due studi delineano un quadro in cui l’uso delle tecnologie digitali rappresenta un elemento sempre più rilevante nella salute degli under 18, richiedendo interventi che coinvolgano famiglie, scuola, servizi sanitari e ambienti digitali.
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