Screening e volontariato: l’esperienza di Valbossa IN Rosa

Prevenzione e partecipazione: l’intervista ad Adalisa Corbetta racconta Valbossa IN Rosa, l’iniziativa che porta visite, screening e sensibilizzazione sul tumore al seno in molti comuni lombardi.
Presidente Adalisa Corbetta

Valbossa IN Rosa è molto più di una campagna di sensibilizzazione: è una rete di comunità che, anno dopo anno, trasforma il volontariato in occasioni concrete di prevenzione. Promossa dall’associazione IN Valbossa di Azzate, l’iniziativa ha coinvolto 39 Comuni nell’edizione 2026, quasi quattro volte rispetto alle prime edizioni, con eventi, incontri e visite senologiche gratuite distribuiti tra settembre e novembre.

Il progetto ha già permesso a circa 700 donne di accedere a visite e screening, e ha raccolto circa 85.000 euro nelle prime sette edizioni, destinati a nuove visite e donazioni. Ma il valore più importante, spiega Adalisa Corbetta, presidente dell’associazione, resta la capacità di avvicinare le persone alla prevenzione e di costruire alleanze tra cittadini, volontari, amministrazioni e strutture sanitarie.

In questa intervista ci racconta come funziona Valbossa IN Rosa, quali risultati ha ottenuto, perché il modello può essere replicato in altri territori e come la prevenzione del tumore al seno possa diventare una responsabilità condivisa da tutta la comunità.

Quali sono stati i fattori chiave di questa crescita? Avete dovuto cambiare strategia o organizzazione rispetto al 2019?

«Difficile individuare i fattori chiave della rete territoriale sempre più ampia. Probabilmente è piaciuta e piace la formula scelta, che cerca di intercettare diverse fasce di popolazione con tanti eventi estremamente differenti tra essi. Non è stata cambiata la strategia, che punta a coinvolgere sempre più persone allo scopo di sensibilizzare sul tema della prevenzione, ma di sicuro è cambiata l’organizzazione, anche perché il numero dei volontari impegnati è per forza di cose cresciuto. Resta però tutto nel segno del volontariato e della gioia di stare insieme per fare del bene».

Potete descrivere come funziona una tipica edizione di Valbossa IN Rosa? Quante persone sono coinvolte nell’organizzazione? Quanti volontari? Quali sono le attività principali (visite, screening, incontri, eventi)?

«Il lavoro di preparazione inizia molti mesi prima dell’autunno, con il confronto per le nuove idee da realizzare, con l’avvio dell’attività relativa alle relazioni istituzionali (dialogo con le amministrazioni che propongono eventi, richieste di patrocinio, autorizzazioni varie) e con la pianificazione del calendario. Peraltro, nei primissimi anni tutto era concentrato nel mese di ottobre, mentre ora gli eventi si aprono in settembre e si concludono in novembre».

«Occorre poi fare gli ordini dei materiali, a cominciare da striscioni e fiocchi rosa da distribuire nei tantissimi Comuni, oltre ai depliant ed ai gadget, pianificare l’organizzazione degli eventi gestiti direttamente da IN Valbossa come il Moto IN Giro Pink e la Camminata al Lago IN Rosa, calendarizzare le presenze dei volontari nei vari appuntamenti sul territorio. E si parla di circa una cinquantina di volontari della nostra associazione, oltre a tutti quelli che operano nei vari Comuni coinvolti».

«Una parte di visite viene effettuata durante il periodo della manifestazione ma poi, terminati gli eventi, in base a quanto raccolto viene decisa la destinazione dei fondi che si traduce sia in visite che in donazioni. Sempre mantenendo il focus sulla prevenzione del tumore al seno delle donne».

Avete dati o stime su quante donne hanno partecipato alle visite senologiche gratuite o agli screening durante la campagna? Ci sono stati casi di diagnosi precoci che potete condividere (anche in forma anonima)?

«Certamente, abbiamo dati precisi sulle donne che hanno partecipato alle visite, di base o specialistiche, nel corso degli anni. E sempre gratuitamente, negli ambulatori di vari paesi, nel camper attrezzato di Senologia al centro e in diversi centri medici del territorio. Parliamo di circa 700 donne che hanno scelto di sottoporsi agli screening e non sono mancati i casi nei quali grazie alle visite donate da Valbossa IN Rosa sono stati diagnosticati dei tumori al seno. Uno in particolare lo ricordiamo bene, perché capitato nella prima edizione: una donna chiese la mattina stessa delle visite di poter partecipare allo screening pur non avendo prenotato e chiese anche di poter essere accompagnata non disponendo di un’auto. Andammo a casa sua, la portammo nell’ambulatorio aperto per l’occasione e capimmo subito il quadro clinico. Dalla mattina seguente venne presa in carico a Varese dalla Breast Unit diretta dalla professoressa Francesca Rovera».

Come collaborate con Regione Lombardia, ATS e ASST durante la campagna? C’è un protocollo formale per il follow-up delle donne con sospetti? Come garantite la continuità assistenziale?

«Regione Lombardia ci ha dato anche quest’anno il proprio patrocinio e per la prima volta ha voluto ospitare anche la presentazione ufficiale al Pirellone, grazie soprattutto all’operato del presidente della Commissione Welfare, Emanuele Monti. Con ATS e soprattutto con le due ASST del territorio, Sette Laghi e Valle Olona, abbiamo collaborato attivamente ottenendo in passato la presenza di tanti specialisti per poter effettuare gli open day di visite senologiche. Però, preciso che IN Valbossa è un’associazione di promozione sociale e non un’associazione di volontariato oncologico. Il nostro obiettivo era e rimane la sensibilizzazione sulla prevenzione. Noi doniamo visite e facciamo donazioni agli ospedali ma lasciamo l’assistenza alle donne alle associazioni che si dedicano esclusivamente e con competenza a questo tema».

Valbossa IN Rosa si basa sul volontariato. Quali sono i costi reali dell’iniziativa? Come li coprite (donazioni, bandi, contributi pubblici, sponsorizzazioni)? Altre associazioni potrebbero replicare il modello con risorse simili?

«Tutto quanto è verificabile nel bilancio che, come associazione di promozione sociale, IN Valbossa deve ogni anno redigere e approvare nella propria assemblea dei soci. Il budget di Valbossa IN Rosa è via via aumentato negli anni e si aggira ormai su alcune decine di migliaia di euro. Coperte le spese, si traduce quanto raccolto – e il totale delle precedenti sette edizioni ammonta a circa 85mila euro – in visite e donazioni».

«I fondi, oltre che dalle donazioni, derivano dalle iscrizioni agli eventi principali, dalle sponsorizzazioni e da contributi come quello di quest’anno di Regione Lombardia che verrà concesso soltanto dopo precisa e puntuale rendicontazione. Il modello è ovviamente replicabile da altre associazioni e in altri territori. E siamo particolarmente felici che alcuni Comuni, come ad esempio Carnago e Casale Litta, abbiano pienamente raccolto l’appello per la sensibilizzazione sulla prevenzione organizzando il loro Ottobre Rosa e donando attraverso i Comuni visite sia alle donne che agli uomini».

Se un’associazione di un’altra regione volesse organizzare un’iniziativa simile, quali sono i 3 consigli pratici che vi sentite di dare? Quali errori evitare? Quali alleanze sono indispensabili?

«Il modello di Valbossa IN Rosa è sicuramente replicabile in tutte le regioni italiane. Tre consigli? Uno: partire da un gruppo di amici animati dallo stesso spirito e dalla stessa voglia di fare del bene. Due: non perdere mai di vista l’obiettivo della sensibilizzazione sulla prevenzione. Tre: fare rete, intessere relazioni, promuovere l’amicizia tra le comunità del territorio. Errori da evitare? Mai puntare alla visibilità, evitare i personalismi. Alleanze indispensabili? Tutte, con chiunque abbia lo stesso obiettivo: amministrazioni, associazioni, sponsor, volontari».

Cosa prevedete per Valbossa IN Rosa 2027? Puntate a superare i 39 Comuni? State valutando di estendere la campagna ad altri screening (es. colon-retto, prostata, polmone)?

«Troppo presto per prevedere che cosa accadrà nel 2027 perché siamo abituati a trarre spunto e imparare da quanto accade ogni anno, nel bene e nel male. Superare quota 39 è già un dato di fatto perché il quarantesimo Comune si è già fatto avanti. Più siamo e più si può fare del bene e incidere sul tema della sensibilizzazione. Estendere la campagna ad altri screening è qualcosa che è già nei fatti, perché alcuni Comuni si sono già mossi concretamente sulla prevenzione maschile in riferimento all tumore alla prostata, mentre nel 2025 l’ultimo appuntamento di Valbossa IN Rosa è stato appunto dedicato agli uomini. Continueremo a fare il possibile per fare del bene».

Conclusioni

La storia di Valbossa IN Rosa dimostra che la prevenzione non dipende soltanto dalle strutture sanitarie o dalle campagne istituzionali: nasce anche dalla capacità delle comunità di organizzarsi, fare rete e trasformare la partecipazione in opportunità concrete di salute. Le visite gratuite, gli eventi sul territorio e le collaborazioni con amministrazioni, ATS e ASST mostrano come un’associazione di promozione sociale possa contribuire a rendere la prevenzione più vicina, accessibile e percepibile.

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