«C’è un mito che va sfatato: che la possibilità di accedere alla fecondazione assistita (PMA) induca le coppie, e in particolare le donne, a ritardare la gravidanza. È falso. Quando la riduzione della fertilità non sia dovuta a condizioni patologiche, le ragioni che spingono le coppie a ritardare il momento della genitorialità sono socio-economiche. È vano è, in una certa misura, sbagliato pensare di poter cambiare o giudicare le scelte di vita delle persone. Quello che sanità e legislatori possono fare è gestire il nuovo modo di vivere, costruendo strumenti che tutelino salute e natalità nelle nuove condizioni. La PMA è, al momento, uno degli strumenti più efficaci per aumentare il tasso di natalità. Infatti, incrementa le possibilità di gravidanza nelle coppie che non riescono ad avere figli pur volendoli».
Così il Prof. Rocco Rago, Direttore UOC Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia, Ospedale Sandro Pertini; Direttore Dipartimento Materno Infantile e della Salute della Donna Asl Roma 2.
La situazione in Italia
«Siamo il Paese che ha i papà e le mamme alla prima gravidanza più anziani in Europa. E abbiamo i maggiori tassi di importazione di gameti “donati”, aumentati del’ 8,4% dal 2022 al 2023, l’anno per il quale sono pubblicati i dati più recenti. I cicli totali di PMA sono stati 112.804 (il 60% erogato da SSN e strutture in Convenzione) con 17.235 nati vivi, a fronte di un numero totale dei nati di 393.333 nel 2022 e di 379.890 nel 2023».
«Il quadro è quello di un calo costante delle nascite, di un aumento dell’età media delle donne che si rivolgono ad un Centro per la salute riproduttiva (quasi 38 anni) e di un’importanza crescente della PMA nell’arginare il calo demografico».
«In questo scenario, il nocciolo della questione, dal punto di vista sia medico che politico, è preservare la salute e il potenziale riproduttivo. In questo modo le persone che vogliono avere figli hanno maggiori possibilità di concepirli dopo la soglia considerata fisiologica di 36 anni, età oltre la quale numero e qualità anche genetica dei gameti diminuisce riducendo ulteriormente la possibilità di avviare una gravidanza».
Perché le coppie fanno figli e figlie più tardi?
«Ci sono ragioni dovute a malattie tra le quali citiamo quelle più invasive: tumori, chemioterapie, endometriosi (fortunatamente diagnosticata più tempestivamente rispetto al passato) o la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica(già nota come ovaio policistico) che compromettono la salute riproduttiva».

«Lo stesso fanno le malattie sessualmente trasmesse, anche quelle asintomatiche, che si stanno diffondendo tra le fasce più giovani della popolazione ad un livello allarmante a causa di una decrescente percezione del pericolo e ad un minore utilizzo dei preservativi nei rapporti occasionali».
«Infine ci sono ragioni socio-economiche: carriera, ricerca di stabilità, o disoccupazione e insicurezza finanziaria sono tutti elementi che spingono le coppie a ritardare il momento in cui “si sistemano” come si diceva una volta».
«L’aumento dell’età media di chi inizia a provare ad avere figli ha molte ragioni, perciò, alcune frutto di scelte insindacabili di libertà individuale, altre di necessità».
La domanda, allora, è: cosa serve per adattarsi come società e come sanità pubblica?
«In primis, capire che la PMA è parte di un percorso più ampio che tutela e preserva la salute riproduttiva. Preservare la salute e il potenziale riproduttivo è un prerequisito per aumentare la possibilità di successo della PMA».
«Da una parte abbiamo bisogno di una forte attività di informazione presso i giovani, già nelle scuole secondarie. Devono sapere quali comportamenti nella sfera sessuale mettono a rischio non solo la loro salute, ma anche la loro possibilità di avere figli in futuro».
«In secondo luogo, bisogna portare all’attenzione del pubblico il tema della salute riproduttiva in generale. Oggi, tutti e tutte sanno che fumare fa venire il cancro. Dobbiamo far sapere che fattori come il consumo di alcool e tabacco riducono anche il potenziale riproduttivo e accelerano la menopausa».
«Come sanità, dobbiamo favorire l’accesso e la rimborsabilità alla crioconservazione dei gameti, anche nota come freezing. Il congelamento delle cellule riproduttive rappresenta la migliore e più efficace forma di preservazione della fertilità per le coppie che, per ragioni personali o sanitarie, pospongono la procreazione. L’Italia è uno dei Paesi al mondo con le tecniche più raffinate ed efficaci. I gameti congelati possono essere utilizzati con successo anche dopo 20 anni».
«Bisogna, poi, allargare la copertura del SSN per la crioconservazione a tutte le donne la cui fertilità sia a rischio per condizioni patologiche. Al momento, invece, ciò vale solo per le pazienti oncologiche. E bisogna favorire il congelamento dei gameti per tutte le coppie che desiderano avere figli in età più avanzata considerando il freezing per quello che è: innanzitutto, una misura di salute riproduttiva».
«Bisogna favorire, infine, la creazione di banche dei gameti (al pari di altre donazioni d’organo) in modo che l’Italia sia autonoma. A fronte di una domanda che cresce in tutta Europa, infatti, l’import dall’estero è limitato e molto costoso. Dobbiamo creare il nostro sistema e dobbiamo permettere che i gameti crioconservati, se non utilizzati, possano essere donati alle coppie che ne hanno bisogno».
È una proposta di legge?
«È esattamente quello al quale stiamo lavorando con gruppo di lavoro formato da medici, scienziati, rappresentanti politici ed esperti di diritto*: una proposta di legge che parta dall’evidenza medica e dalla salute riproduttiva per preservare la natalità. Non è un’alternativa alla legge 40, ma una legge a parte, dedicata alla prevenzione e alla fertilità. Questa legge sarà capace di rispondere a quelle esigenze che i cambiamenti sociali e tecnologici hanno creato e ai quali sanità e quadro normativo devono adattarsi se vogliamo difendere la salute, la genitorialità e l’equilibrio demografico».
Per saperne di più
*Il Gruppo di Lavoro PMA: ATTUALITÀ E SFIDE FUTURE: A favore della fertilità: una proposta di legge che parte dalla salute delle donne organizzato dal network B-sanità presenterà la proposta di legge nell’Arena di Welfair, fiera del fare Sanità a Fiera di Roma Venerdì 16 ottobre 2026 ore 14:30.
Coordinatori:
- Rocco Rago, Direttore UOC Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia, Ospedale Sandro Pertini; Direttore Dipartimento Materno Infantile e della Salute della Donna Asl Roma 2;
- Marco Crispo, Avvocato del Foro di Roma, Patrocinante dinanzi le Giurisdizioni Superiori, Diritto e Responsabilità Sanitaria, Docente a contratto Corso Alta Formazione Università degli Studi di Roma “La Sapienza”;
Partecipanti
- Alessia Alesii, Segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma;
- Carlo Alviggi, Presidente Società Italiana di Fertilità e Sterilità;
- Eleonora Cerroni, presente in rappresentanza dell’Onorevole Luciano Ciocchetti, Deputato, Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali;
- Nicola Colacurci, Presidente Fondazione Benessere Donna; Past President Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO);
- Ermanno Greco, Presidente Società Italiana della Riproduzione (SIdR);
- Simona Loizzo, Deputata, Componente della XII Commissione Affari Sociali, Camera dei deputati;
- Luca Mencaglia, Presidente della Fondazione PMA Italia;
- Vittorio Fineschi, Prof. Ordinario di patologia forense Università La Sapienza di Roma;
- Valerio Pisaturo, Presidente Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca.
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