Un esperimento su sei Paesi: meno ore, stesso stipendio
Ridurre l’orario lavorativo settimanale senza toccare lo stipendio sembra non essere più un’utopia. Uno studio del Boston College pubblicato su Nature Human Behaviour ha analizzato per la prima volta su scala internazionale gli effetti concreti di una settimana lavorativa “corta”, ossia di quattro giorni. Il risultato? Lavorare meno – a parità di paga – migliora salute, motivazione e qualità della vita, senza compromettere la produttività.
Lo studio ha coinvolto 2.896 lavoratori in 61 aziende distribuite tra Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Le aziende hanno adottato un modello in cui i dipendenti lavoravano l’80% del tempo mantenendo il 100% della retribuzione, con l’obiettivo di garantire comunque il 100% della produttività. A fare da confronto, un gruppo di controllo formato da 12 aziende che non ha cambiato la propria struttura oraria.
Benessere in crescita: burnout giù, soddisfazione su
I dati raccolti prima e dopo i sei mesi di sperimentazione mostrano un miglioramento chiaro in numerosi indicatori di benessere. I lavoratori che hanno adottato la settimana corta hanno riportato livelli significativamente più bassi di burnout, accompagnati da una maggiore soddisfazione lavorativa, un miglior stato mentale e fisico e una qualità del sonno superiore.
Al contrario, il gruppo di controllo – che ha mantenuto la classica settimana da cinque giorni – non ha registrato variazioni significative. Il confronto rafforza l’evidenza che i benefici non dipendono da tendenze generali, ma sono direttamente collegati alla riduzione dell’orario.
Più tempo libero, più energia sul lavoro
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la correlazione tra il numero effettivo di ore lavorate e i benefici percepiti. I lavoratori che hanno ridotto in modo più netto il proprio orario settimanale sono anche quelli che hanno riportato i miglioramenti più marcati in termini di benessere.
Non si tratta solo di avere un giorno in più libero: i benefici sembrano derivare anche da una migliore gestione dell’energia e del riposo, da una sensazione di maggiore controllo sul proprio tempo e da un miglioramento della qualità del sonno. Tutti questi fattori, insieme, contribuiscono a una sensazione complessiva di maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro.
Come cambia il lavoro in quattro giorni
Affinché il modello funzioni, è necessaria una riorganizzazione interna. Le aziende coinvolte nello studio hanno ristrutturato il lavoro per concentrare riunioni, eliminare attività superflue e rendere i processi più snelli. Non si è trattato, dunque, di una semplice riduzione dell’orario, ma di un vero e proprio ripensamento del tempo lavorativo.
Il fatto che le aziende abbiano volontariamente aderito al progetto rappresenta un possibile limite, come riconoscono gli stessi autori dello studio. Tuttavia, il numero e la varietà delle imprese coinvolte – che spaziano da realtà tecnologiche a settori più tradizionali – rafforzano la validità dei risultati.
Un passo avanti, in attesa del lungo periodo
Gli effetti osservati sono positivi e consistenti, ma lo studio si è limitato a un orizzonte temporale di sei mesi. Resta ancora da capire se il modello sia sostenibile sul lungo periodo, se le aziende riescano a mantenere il livello di produttività e se gli effetti positivi sul benessere si stabilizzino o si amplifichino nel tempo.