Un ospedale progettato bene cura meglio

Dalla pandemia al progetto: perché la struttura fisica di un ospedale determina la capacità di risposta e il benessere di chi lo abita
Dalla pandemia al progetto: perché la struttura fisica di un ospedale determina la capacità di risposta e il benessere di chi lo abita

L’ospedale non è solo un luogo di cura: è un organismo complesso che incarna scelte architettoniche, priorità cliniche e visioni di lungo periodo. La progettazione degli spazi ospedalieri produce effetti concreti sulla qualità delle cure, sulla capacità di risposta alle emergenze e sul benessere dei pazienti e dei loro familiari. Maria Beatrice Stasi, già Direttrice Generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, porta su questi temi una prospettiva diretta, maturata in uno dei contesti ospedalieri più significativi del Paese, segnato in modo indelebile dall’esperienza della pandemia da Covid-19.

Quella stagione ha reso evidente quanto la struttura fisica di un ospedale possa fare la differenza in condizioni straordinarie, e ha riportato al centro del dibattito il valore della flessibilità degli spazi come requisito progettuale imprescindibile. Accanto alla flessibilità, emerge con forza il tema della qualità percepita dagli ambienti di cura: spazi che incorporano luce, verde e comfort non sono un lusso estetico, ma una componente attiva del processo terapeutico, in grado di influire sul vissuto dei pazienti, compresi quelli più vulnerabili come i bambini ricoverati, e sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari.

Sostenibilità ambientale e recupero del patrimonio sanitario dismesso

L’ospedale è anche un grande consumatore di energia e un produttore rilevante di scarti e materiali di difficile smaltimento. L’impatto ambientale delle strutture sanitarie rappresenta una delle questioni su cui la pianificazione ospedaliera non può più soprassedere, e Stasi affronta questo nodo con concretezza, richiamando esperienze già in corso nel territorio bergamasco e il valore del lavoro condiviso tra istituzioni diverse. La transizione verso ospedali meno energivori e più compatibili con gli obiettivi climatici passa attraverso scelte puntuali: acquisti consapevoli, investimenti tecnologici sugli impianti, criteri di sostenibilità nella progettazione dei nuovi edifici.

Ma accanto alla questione degli ospedali del futuro si apre un tema altrettanto urgente e spesso trascurato: cosa accade agli edifici sanitari che non servono più? Il patrimonio edilizio dismesso del sistema sanitario italiano è consistente, e la sua gestione richiede una visione urbanistica capace di trasformare potenziali aree di degrado in risorse per le comunità. Stasi porta questo aspetto all’interno di una riflessione più ampia sulla coerenza tra scelte sanitarie e sviluppo territoriale, sottolineando come il futuro della sanità si giochi anche nella capacità di governare ciò che resta del passato.

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di Arrigo Bellelli

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