Carenza personale, il Veneto apre ai medici laureati all’estero

Il Veneto fa esercitare in via sperimentale i medici con titoli esteri non ancora riconosciuti in Italia per risolvere la carenza di personale
Il Veneto fa esercitare in via sperimentale i medici con titoli esteri non ancora riconosciuti in Italia per risolvere la carenza di personale

La Regione Veneto ha autorizzato, in via sperimentale, l’assunzione di medici specialisti con titolo conseguito all’estero, anche se non ancora riconosciuto in Italia. Si tratta di un provvedimento straordinario, unico nel panorama sanitario italiano. Una misura temporanea e ritenuta necessaria, in conseguenza della carenza di medici negli ospedali e nelle strutture sanitarie pubbliche, oltre che della presenza di sempre più personale “gettonista”.

Affrontare la carenza di personale

La carenza di personale sanitario in Italia è ormai una realtà strutturale. L’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di servizi sanitari rendono urgente il reclutamento di nuovi professionisti. «Questa iniziativa nasce dalla necessità di assicurare continuità ai servizi di emergenza e pronto soccorso, che sono presidi fondamentali per la salute dei cittadini. È una risposta pragmatica a una situazione di carenza che riguarda l’intero Paese e che si sta aggravando» spiega, Manuela Lanzarin, Assessora alla Sanità della Regione.

Il provvedimento si inserisce nella strategia del Veneto volta al superamento del fenomeno dei “gettonisti”, ovvero i medici e gli infermieri a chiamata. Questi operano in regime libero-professionale esternalizzato, con l’obiettivo di favorire forme di collaborazione più stabili e assicurando una maggiore continuità nell’assistenza, in particolare nei servizi emergenziali, dove, nella regione, si registrano le maggiori carenze.

Il riconoscimento del titolo estero: un iter lungo e complesso

Una misura, quella del Veneto, che ha messo in luce le difficoltà che ha un medico laureato all’estero di operare in Italia. A differenza di altri Stati europei, dal percorso meno articolato, l’iter burocratico che consente a tali specialisti di lavorare in Italia è lungo e complesso.

I medici, infatti, devono presentare una grande quantità di documentazione, dimostrare di conoscere la lingua italiana e attendere che il Ministero della Salute analizzi nel dettaglio il loro percorso formativo. Questo processo può durare mesi o anni e, a causa della lentezza delle procedure, molti medici stranieri che già vivono in Italia sono costretti a svolgere mansioni al di sotto delle loro competenze. Altri, addirittura, decidono di abbandonare il progetto e di non proseguire con l’iter.

Ancora più complessa, inoltre, è la procedura per chi proviene da Paesi extra-europei. In questi casi il processo prevede la traduzione giurata del titolo di studio, la verifica dei contenuti formativi, la certificazione linguistica (è richiesto almeno il livello C1 in italiano) l’esame di abilitazione all’esercizio della professione e, infine, l’iscrizione all’Ordine dei Medici. Un processo lungo e macchinoso, dunque, che può durare anche due anni, e senza garanzie di successo.

La proposta a livello nazionale

«Comprendiamo che il tema sia delicato e siamo consapevoli della complessità normativa legata al riconoscimento dei titoli – aggiunge Lanzarin – ma proprio per questo, nella delibera abbiamo previsto un impegno chiaro: ci attiveremo presso il Governo affinché venga definita a livello nazionale una disciplina specifica che consenta anche a questi professionisti di iscriversi a elenchi speciali presso gli Ordini, garantendo trasparenza, sicurezza e uniformità di sistema»

«Il nostro obiettivo – conclude l’Assessora – è dare una risposta concreta e immediata ai cittadini, senza rinunciare a promuovere, in parallelo, un confronto costruttivo con tutti i soggetti coinvolti per migliorare le regole e affrontare le sfide di lungo periodo legate alla carenza di personale sanitario».

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