La rete della salute mentale in Italia copre l’intero territorio nazionale e mantiene un’articolazione capillare. Ma dietro la diffusione dei servizi emergono criticità strutturali che riguardano risorse economiche, organici e differenze tra le Regioni. È il quadro delineato dal terzo rapporto del Gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), basato sui dati raccolti tra il 2015 e il 2023.
Il documento arriva mentre sono stati annunciati nuovi finanziamenti e un Piano Nazionale dedicato alla salute mentale. Per il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, si tratta di un passaggio che può offrire strumenti utili per intervenire in modo più mirato su un settore che negli ultimi anni ha mostrato segnali di affaticamento.
Investimenti stagnanti e squilibri regionali
La spesa pro capite per la salute mentale è rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo decennio. Nel 2023 si attesta a 71,9 euro per abitante, in lieve calo rispetto ai 73,8 euro del 2015. Un livello che colloca l’Italia tra i Paesi europei con investimenti più contenuti nel settore. Le differenze territoriali sono marcate. In generale, le Regioni del Sud presentano più frequentemente valori inferiori alla media nazionale, evidenziando una distribuzione non omogenea delle risorse.
Organici sotto gli standard
Se le risorse economiche non crescono, anche il personale resta sostanzialmente invariato. Nel 2023 i Dipartimenti di Salute Mentale contano 58,2 operatori ogni 100mila abitanti, un dato pressoché identico a quello del 2015. Il confronto con gli standard definiti a fine 2022 dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali indica uno scarto vicino al 30% in meno rispetto ai livelli ritenuti adeguati. Anche in questo caso il divario territoriale è evidente: il Nord presenta valori mediamente più elevati, mentre Centro e Sud mostrano dotazioni inferiori.
Più accessi ai servizi, ma resta un’ampia area non intercettata
Dopo la flessione legata alla pandemia, cresce il numero di persone che entrano in contatto con i servizi specialistici. Nel 2023 la prevalenza trattata aumenta del 10% rispetto all’anno precedente e del 18% rispetto al 2020, raggiungendo 169,5 pazienti per 100mila abitanti. Nonostante l’incremento, i servizi assistono stabilmente circa l’1,6-1,7% della popolazione. Una quota contenuta rispetto alla platea complessiva di persone che ogni anno sperimentano un disturbo mentale, stimata in misura sensibilmente più ampia.
Meno strutture sul territorio
Negli ultimi anni si è ridotto il numero delle strutture psichiatriche territoriali e residenziali. Dal 2017 al 2023 le prime diminuiscono del 18,5%, le seconde del 13%. Dal 2020 calano anche le strutture semiresidenziali (-12,5%), insieme ai posti disponibili e agli utenti accolti. L’analisi mette in evidenza una relazione tra dotazione di personale e presenza di strutture semiresidenziali: dove gli organici sono più ridotti, anche l’offerta di servizi risulta più limitata.
Posti letto limitati nel confronto internazionale
L’Italia continua a registrare uno dei numeri più bassi di posti letto ospedalieri per ricoveri psichiatrici acuti: 0,1 ogni 1.000 abitanti, a fronte di una mediana di 0,64 nei Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Le Regioni meridionali, insieme alla Sardegna e a parte del Centro, mostrano livelli inferiori rispetto al Nord. Dal 2020 si osserva inoltre una riduzione delle dimissioni dai reparti psichiatrici in regime ordinario. I dati suggeriscono una relazione tra disponibilità di posti letto e tasso di ricovero, indicando che la capacità di offerta incide sull’utilizzo del servizio.
Terapia farmacologica in aumento
Tra il 2015 e il 2023 cresce il numero di utenti trattati con antipsicotici in regime convenzionato, con un incremento complessivo del 63%. L’aumento è più evidente nel Sud e nelle Isole, mentre Nord e Centro presentano valori più contenuti.
