I sistemi sanitari hanno un impatto ambientale significativo e la sostenibilità è oggi diventata una dimensione essenziale nella gestione dei servizi sanitari. In questo contesto si inserisce l’Alliance for Transformative Action on Climate and Health (ATACH), iniziativa promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo la COP26 per sostenere la transizione verso sistemi sanitari a emissioni nette zero e più resilienti ai cambiamenti climatici. L’Istituto Superiore di Sanità ha quindi riunito il 5 marzo presso la sua sede in Viale Regina Elena diversi professionisti e dirigenti sanitari per parlare dell’importanza di rendere il settore sostenibile sotto il profilo ambientale e soprattutto di come è possibile farlo.
Un tema complesso ma sempre più attuale
A testimoniare l’importanza del tema, Nicola Magrini, UOC Innovation, Evidence Synthesis and Clinical Research del IRCCS Policlinico di Sant’Orsola (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna) ha spiegato che «gli ospedali sono strutture energivore: per esempio il Sant’Orsola di Bologna consuma quanto 20.000 famiglie. Numeri del genere rendono fondamentale un’oculata gestione della risorsa dell’acqua, calda o fredda dipendentemente dall’uso».
Il Ministero è partito dalla modifica della costituzione inserendo appunto l’ambiente fra le tutele da difendere. Nel 2023 è stato istituito un dipartimento One Health, che ha alla base l’idea di integrazione di tutti i sistemi che, insieme, compongono l’eco-sistema in cui viviamo. Perciò, si indaga non solo l’ambiente e le risorse che esso mette a disposizione ma anche l’attività umana, come essa entra in contatto con quella ambientale e quella animale, come si influenzano l’una con l’altra e così via. In quest’ottica la tutela dell’ambiente diviene una tutela del cittadino e della sua salute, funzionando come un’attività di prevenzione.
Una nuova filosofia
Il concetto di sostenibilità dovrebbe essere incluso integralmente in quello di assistenza, senza però dimenticare appropriatezza e sicurezza per il paziente. La qualità dell’assistenza prescinde da un utilizzo consono delle risorse, che porterebbe a un loro spreco molto minore di quello odierno. Per raggiungere questo obiettivo è necessario rientrare nel concetto di appropriatezza delle prestazioni. Invece, la medicina difensiva porta a prescriverne in eccesso, comportando così un dispendio di risorse, personale e strutture non solo maggiore, ma che può e deve essere evitato. Perciò, al tema della progettazione di una buona governance si unisce quello della sua sorveglianza, intesa anche come controllo degli investimenti pubblici.
Fabrizio D’Alba, Direttore Generale del Policlinico Umberto I di Roma, ha dichiarato: «La risposta alla domanda “quali sono le priorità per la sostenibilità ambientale della sanità?” la risposta che do è “farla diventare una priorità”. Questo significa perseguirla attraverso scelte, finanziamenti e indicazioni stringenti ai livelli inferiori» come hanno fatto gli inglesi. Continua il Dirigente: «È necessario far comprendere ai professionisti della salute che innanzitutto questo tema esiste. Successivamente, bisogna fare scelte coerenti con questo principio che è valido da sostenere, ma che al contempo deve essere sostenuto a sua volta perché incide negativamente su altri principi che sono validi anch’essi e quindi da continuare a seguire. Dobbiamo capire in questa nostra agenda quanto mettere in alto la sostenibilità ambientale, però penso che debba stare abbastanza in alto».
L’esempio virtuoso del Green Hospital
Lorenzo Sommella ha raccontato della sua esperienza come responsabile del progetto Green Hospital della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: «Nel settembre 2024 è nata l’esperienza del Green Hospital, guidato dal Green Team: una squadra multidisciplinare i cui componenti provengono dalla direzione fino al servizio di prevenzione e protezione, passando per le figure cliniche (come il farmacista) e il responsabile dell’area comunicazione». Sommella, infatti, ha evidenziato come la questione ambientale sia basata sull’integrazione di campi e competenze diverse: «Il progetto è pensato per agire su più livelli: le aree che sono state individuate come di nostro interesse sono innanzitutto l’energia e i rifiuti, ma anche altre quali presidi sanitari, acqua e cibo».
«Nel 2025 ci siamo concentrati soprattutto su rifiuti ed energia, fondamentalmente perché sono quelle da cui è più facile partire per avere dei risultati immediati, che, come testimoniato dal bilancio di sostenibilità, siamo riusciti a ottenere. Come? Abbiamo effettuato un efficientamento energetico della nostra struttura e dall’unione della centrale di co-generazione e con l’impianto fotovoltaico riusciamo a soddisfare il nostro fabbisogno energetico autoproducendolo per il 60%. Dal 2025 il restante 40% è acquisito esclusivamente da gestori che forniscono energia proveniente da fonti sostenibili. Questo è stato un primo grande risultato che ci ha portato anche a ridurre le emissioni di Scope 1 e 2 già del 3% dal 2023 al 2024. Ora abbiamo in programma di sostituire i gruppi frigoriferi».
Il responsabile ha continuato presentando anche altri efficientamenti dai diversi contributi, come l’introduzione del lavaggio con gel disinfettante in sala operatoria che ha portato a un risparmio di 20.000 litri d’acqua a fronte di un fabbisogno annuo di 150 milioni di litri. Riferendosi a questo esempio, ha chiuso avvertendo che «non salviamo il mondo con questi piccoli accorgimenti, ma incanaliamo le persone in una cultura virtuosa che è indispensabile».
Le leve del cambiamento
Per Magrini «Si può partire anche senza richiedere nuovi finanziamenti, ma iniziando dagli ambiti amministrativi e organizzativi. Certe volte si fanno scelte inoculate, come scegliere di dar da mangiare l’halibut rispetto al nostro pesce chilometro zero». Sostituire i prodotti ad alto impatto ambientale con quelli che ne hanno minore è una riforma a costo zero. I panelist hanno concordato sulla necessità di abbandonare la scelta di privilegiare negli appalti pubblici solo l’offerta economicamente più vantaggiosa, che ingabbia la scelta su un solo dato.
Secondo i relatori una riforma che farebbe mettere la marcia in più all’intero processo di transizione sarebbe far capire a tutti (istituzioni, professionisti e cittadini) quanto si risparmierebbe seguendo queste pratiche ambientalmente virtuose. Infatti, migliorare l’ambiente è una forma di prevenzione plurale e attuata in comune. Serve, perciò, formare adeguatamente il personale a prendere decisioni che vadano in questa direzione. Infatti, D’Alba ha evidenziato che «la resistenza dei professionisti è ciò che rallenta maggiormente la digitalizzazione che abbatte l’utilizzo della carta».
Secondo il dirigente «è necessario abbandonare le politiche di breve termine e mettere la prospettiva sul lungo termine. Inoltre, dobbiamo far capire che la lotta per il clima porta con sé benefici diversi che non ostacolano ma anzi aiutano il raggiungimento di altri obiettivi, che quindi dalla lotta climatica non sono minati ma ne trovano un volano a loro volta. Ripensare lo spostamento di farmaci e pazienti. Per fare un esempio, passando dal motore a scoppio all’elettrico, l’ammodernamento delle flotte aziendali è chiave per la sostenibilità ambientale. Per Sommella «la governance è la prima leva su cui agire perché significa una presa di responsabilità. Ci sono molti fenomeni che sembrano fuori dal nostro controllo che, però, attraverso clausole apposite, possono invece diventare attori e non nemici dell’economia circolare».
