La giornata di confronto dedicata ai temi della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e della demografia nel nostro paese con l’evento PMA e welfare: social freezing e denatalità, promosso dal Deputato di Fratelli d’Italia Luciano Ciocchetti e dall’ASL Roma 2. L’iniziativa, che si è tenuta martedì 21 aprile presso la Sala Matteotti della Camera dei deputati, ha acceso i riflettori su una delle questioni più urgenti per il futuro dell’Italia: la denatalità. L’incontro ha riunito istituzioni, clinici e rappresentanti del mondo scientifico, offrendo uno spazio di dialogo concreto su una tematica che intreccia sanità, diritti e politiche sociali.
Il dibattito ha messo in evidenza le difficoltà che molte coppie incontrano nell’accesso alla PMA, ma anche la necessità di superare una visione esclusivamente clinica dell’infertilità. I partecipanti hanno concordato su un punto chiave: per affrontare davvero il calo delle nascite serve un approccio integrato, capace di unire interventi sanitari e politiche di welfare.
L’infertilità è una questione sociale
Uno dei messaggi più forti emersi durante il confronto riguarda la natura dell’infertilità. Rocco Rago, Direttore del centro di PMA regionale dell’Ospedale Pertini, ripreso poi ai microfoni di Panorama della Sanità, ha sottolineato con chiarezza questo passaggio: «L’infertilità non è un problema sanitario anche se lì trova la sua soluzione: è un tema sociale e come tale va affrontato». Questa prospettiva amplia lo sguardo e impone una riflessione che va oltre l’ambulatorio e coinvolge l’intero sistema Paese.
Negli ultimi anni l’età media delle coppie che accedono alla PMA si è alzata sensibilmente. Questo dato non dipende solo da fattori biologici, ma riflette cambiamenti culturali, precarietà economica e difficoltà nella conciliazione tra vita lavorativa e familiare. In molti casi, le coppie arrivano tardi alla ricerca di un figlio e si trovano costrette a ricorrere a tecniche più complesse, come la donazione di gameti, spesso non disponibili in Italia.
Rago ha richiamato anche l’importanza della prevenzione: intervenire precocemente su patologie come endometriosi o menopausa precoce può ridurre in modo significativo il rischio di infertilità. Allo stesso tempo, ha evidenziato la necessità di offrire strumenti come la preservazione della fertilità, ad esempio tramite il congelamento degli ovociti, soprattutto per le donne che non possono affrontare una gravidanza negli anni più fertili.
Infine, la questione delle malattie genetiche apre un ulteriore fronte. La possibilità di accedere alla diagnosi genetica preimpianto rappresenta per molte coppie un’opportunità concreta per evitare sofferenze e scelte drammatiche. Non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità che amplia la libertà di scelta e rende più consapevole il percorso genitoriale.
Accesso, diritti e ruolo della medicina
Accanto alla dimensione sociale, il convegno ha ribadito il ruolo centrale della medicina nel sostenere il desiderio di genitorialità. Filippo Anelli, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), ha ricordato come l’impegno dei medici si estenda oltre la cura della malattia. Infatti, «i medici lavorano ogni giorno per la vita». Le tecniche di PMA rappresentano oggi uno strumento fondamentale per molte coppie, ma l’accesso a queste tecnologie resta disomogeneo sul territorio nazionale.
Le differenze tra Regioni, i tempi di attesa e i costi ancora elevati in alcuni casi creano ostacoli concreti. Questo scenario rischia di trasformare un diritto in un privilegio, accessibile solo a chi dispone delle risorse economiche o vive nelle aree più attrezzate. Per questo motivo, il rafforzamento del sistema pubblico e l’integrazione delle prestazioni nei livelli essenziali di assistenza diventano passaggi decisivi.
Anelli ha anche richiamato il tema dell’equilibrio etico, a lungo al centro del dibattito pubblico. Oggi, secondo Anelli, si è raggiunta una maggiore serenità, che permette ai professionisti di operare con più sicurezza e alle coppie di intraprendere il percorso con maggiore fiducia. Guardando al futuro, emerge con chiarezza una direzione: costruire un sistema che metta davvero al centro le persone. Ciò significa garantire accesso equo alle cure, rafforzare la prevenzione e sviluppare politiche di welfare che sostengano concretamente la scelta di avere figli. Solo così la risposta alla denatalità potrà diventare efficace e duratura.
