Il confine tra chimica, fisica e salute è da decenni al centro del percorso professionale e imprenditoriale di Umbro Sciamannini, CEO di Chimica Integrata Scienza e Salute (CH.I.S.S.). Una lunga esperienza maturata nel sistema ospedaliero pubblico, in particolare nel dipartimento di neuroscienze, ha costituito la base su cui costruire un progetto industriale orientato alla ricerca scientifica applicata. CH.I.S.S. nasce da questa traiettoria: un’azienda che ambisce a tradurre competenze scientifiche consolidate in soluzioni concrete per la salute e per l’ambiente, con un’attenzione costante alla sostenibilità intesa non come dichiarazione di principio ma come obiettivo realizzabile e misurabile.
Al centro della proposta di Sciamannini ci sono i dispositivi medici con effetto clinico documentato. Si tratta di prodotti classificati secondo le normative sulla ricerca traslazionale per le nuove tecnologie in medicina e chirurgia, capaci di operare su piani diversi e complementari: la protezione di superfici, apparecchiature e strumentazioni presenti negli ambienti sanitari, e al tempo stesso la tutela della persona da patologie di origine molecolare. L’approccio è interdisciplinare e si fonda su evidenze cliniche costruite nel rispetto del quadro normativo vigente. La dimensione della tutela clinica porta con sé l’idea che prevenzione e protezione debbano agire contemporaneamente su contesti fisici e su organismi viventi, in una logica di sistema.
Acqua, aria e tecnologie ambientali sostenibili
Il secondo piano su cui il CEO articola la propria visione riguarda la sostenibilità ambientale, con un focus specifico su due risorse essenziali: aria e acqua. In questo ambito, CH.I.S.S. ha sviluppato una tecnologia che porta il nome di «spazio tempo», frutto di una collaborazione con fisici italiani e con esponenti della fisica internazionale, tra cui il presidente dell’ICFF, la Società Mondiale di Fisica Nucleare. La tecnologia è già documentata a livello sperimentale e punta all’industrializzazione nel breve periodo, con impianti pilota la cui installazione appare orizzonte prossimo.
L’applicazione più immediata e urgente riguarda il trattamento delle acque reflue. Scaimannini richiama il caso dell’inquinamento da PFAS nel Veneto come esempio emblematico delle criticità ambientali che ancora pesano sul territorio nazionale e sul sistema economico, dall’economia turistica alla vita collettiva. La tecnologia sviluppata dall’azienda, validata in collaborazione con le ARPA regionali italiane, punta a dare una risposta concreta a problemi di contaminazione che le soluzioni attualmente disponibili non riescono ad affrontare in modo efficace. Dall’impianto pilota alle certezze industriali: questo è il percorso verso un impatto ambientale diffuso e misurabile, ma soprattutto sostenibile.
