Articolo a cura di Enzo Chilelli, Presidente del Comitato degli esperti di B-Sanità
Il primo comma dell’art. 32 della Costituzione recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Oggi, siamo certi che il dettame costituzionale sia rispettato? Esistono condizioni che provocano disuguaglianze a seconda se sei ricco o povero, se sei un lavoratore con un fondo sanitario integrativo, se risiedi in una regione o in un’altra, se risiedi in città o in una area interna. Sul tema si è espresso anche il Ministro della sanità Orazio Schillaci che ha sintetizzato efficacemente così: «è inaccettabile che l’aspettativa di vita dipenda dal Codice di avviamento postale».
Governo e Parlamento discutono e si sforzano a trovare soluzioni per la sostenibilità rispetto al fabbisogno, scontrandosi però con i vincoli economici del nostro Paese. Chiariamo: dire fabbisogno significa dire consumo di sanità, e quindi uso della sanità e, alla fine, significa dire tutela.
Il fabbisogno sta al consumo come la tutela sta all’uso
Per dirla con le parole di Attilio Montano Bianchi: «Finché paghiamo solo per ciò che si fa, non finanziamo ciò che conta. Se misuriamo il volume, e non l’impatto, il sistema non regge e si allontana dagli obiettivi che si è dato». Su questi presupposti Welfair 2025, la fiera del fare in Sanità a Fiera di Roma, ha fatto incontrare e confrontare oltre 600 esperti, in oltre 70 tavoli di lavoro, nel tentativo di rispondere alla difficile domanda: «Si possono modificare norme e comportamenti per garantire il governo della spesa, con un grado accettabile di sostenibilità, e produrre salute?».
Il risultato di questo enorme sforzo di democrazia partecipata è il Libro Bianco che ha offerto una sintesi dei risultati delle discussioni con i suggerimenti alla politica per un Sistema Sanitario Nazionale (SSN) sostenibile, efficace ed efficiente. La chiave di lettura è stata: Il disallineamento del SSN, una sfida per la sostenibilità futura. L’obiettivo non è la critica, ma l’offerta al legislatore di un contributo per continuare a garantire un SSN così come lo abbiamo conosciuto. Già nelle scorse edizioni, sette dei suggerimenti sono diventati norma. Auspichiamo che anche questo contributo possa aiutare in un contesto molto complicato.
Il contesto di partenza è uno scenario di crisi
Come prima cosa appare doveroso esporre alcuni dati della crisi, che non è improvvisa e congiunturale, ma lenta, progressiva e strutturale. Oggi il SSN vive una pressione mai vista prima, alimentata da tre grandi forze:
- Il cambiamento demografico;
- Il declino della forza lavoro sanitaria;
- Uno squilibrio fiscale crescente.
Dai contributi arrivati il cuore del problema sembra essere proprio il disallineamento che altro non è che la distanza tra l’innovazione già presente e la prassi. Il disallineamento viene rappresentato dagli esperti su quattro dimensioni: tecnologica, normativa, culturale e organizzativa, professionale. La somma porta la conseguenza di avere criticità nell’assistenza, problemi di conformità e soprattutto sottoutilizzo delle innovazioni. Ad esempio, ancora oggi solo l’uno percento delle prestazioni sono televisite ed il monitoraggio dei fragili è ancora fatto con l’infermiere a domicilio. Mentre smartwatch e smart ring invadono il mercato a prezzi estremamente bassi, ma i dati non confluiscono nel Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).
Sprechi e diseconomie nel SSN
Gli sprechi e diseconomie appaiono dall’analisi come un costo dell’immobilismo, quindi evitabile. Da questi dati di diverse fonti autorevoli, possiamo dire che la media si attesta sui 15 miliardi di euro ogni anno. Derivanti da eccesso di burocrazia, modelli obsoleti, frammentazione digitale e disomogeneità tra Sistemi Sanitari Regionali.
L’innovazione tecnologica
Qui si evidenzia, più che in altre parti del libro, il disallineamento normativo: tariffe di telemedicina non definite, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e terapie digitali senza inquadramento normativo, incentivi assenti, consenso all’uso dell’FSE complicato.
Il consenso
Si evidenzia la necessità di una vera svolta, così come tutti siamo iscritti alla nascita all’anagrafe tributaria. Lo stesso deve avvenire per il FSE. Chi vuole nega il consenso, così non si ledono diritti. Inoltre, va spostato il consenso sul prescrittore della prestazione specialistica (dove è spesso verbale) anziché sull’erogatore.
Il lavoro in sanità
La riforma del lavoro sanitario non è più rinviabile. Il personale è il cuore del SSN e oggi i numeri ci dicono che quel cuore è stremato.
Prevenzione e One Health
Dai tavoli di lavoro e da alcune ricerche presentate si evince che:
- L’Italia investe meno del 5% del fondo sanitario in prevenzione;
- È necessario introdurre percorsi di prevenzione nei LEA;
- Il 70% dei decessi per tumori e malattie cardiovascolari è evitabile.
La diagnosi
Fatta questa doverosa premessa riteniamo che il disallineamento non sia una condanna, ma una diagnosi. E come ogni diagnosi, se affrontata con lucidità, può diventare l’inizio della cura.
Per saperne di più
Questo è il primo articolo di una serie di approfondimenti dedicati al Libro Bianco di Welfair, la fiera del fare Sanità.
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