Il ministro Schillaci: «Nel 2026 7,4 miliardi in più per il Fondo sanitario»

Al question time del Senato il ministro della Salute rivendica l’aumento delle risorse e difende la strategia del Governo su liste d’attesa, medicina territoriale e prevenzione.
fondo sanitario

«Nel 2022 il Fondo sanitario nazionale era di 125 miliardi, nel 2026 arriverà a 142,9 miliardi, 18 miliardi in più, e per il solo 2026 l’incremento complessivo è di 7,4 miliardi. Noi spendiamo per la sanità in proporzione a quello che produciamo: l’incremento della spesa pubblica sanitaria, che è già attestata a livelli superiori a quelli registrati storicamente, può essere perseguito esclusivamente in modo graduale e sostenibile in una prospettiva di medio periodo, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e del quadro economico di riferimento».

È il passaggio centrale dell’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci durante il question time del 30 aprile 2026 al Senato, dedicato alle politiche sanitarie del Governo e allo stato del Servizio sanitario nazionale.

«È questa la direzione intrapresa dall’attuale politica di rafforzamento progressivo del Servizio sanitario nazionale. Per la prima volta in dieci anni ci stiamo avvicinando alla media di spesa europea. Il gap era di 15 miliardi nel periodo prepandemico, mentre oggi è sceso a 7,8».

 «La rinuncia alle cure è un tema serio»

Nel corso dell’intervento, Schillaci ha affrontato anche il tema dell’accesso alle cure e dei dati Istat sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie.

 «Troppi cittadini non ottengono le prestazioni alle quali hanno diritto. Questo è vero ed è un’ingiustizia che non va accettata ed è esattamente per questo che va affrontata con rigore».

Il ministro ha poi aggiunto: «Il dato Istat citato nell’interrogazione, un italiano su dieci rinuncia alle cure, merita un’attenta lettura. Non distingue tra prestazioni clinicamente necessarie e prestazioni inappropriate, non misura la rinuncia a curarsi, ma misura la rinuncia a una singola visita o esame».

Secondo Schillaci «vi è un’anomalia che dobbiamo considerare: secondo questi dati, rinuncia di più il Nord rispetto al Sud e tutti gli indicatori istituzionali, LEA, mobilità sanitaria, reti cliniche, ci dicono l’opposto; quindi, questo dato va studiato con attenzione non per negare il problema, ma per essere realisti e contribuire a risolverlo davvero».

 «Il decreto sulle liste d’attesa non è uno slogan»

Tra i temi affrontati dal ministro anche quello delle liste d’attesa e dell’attuazione del PNRR sanitario.

 «Il decreto sulle liste d’attesa non è uno slogan: i primi risultati ci sono. Sono più di mille gli ospedali che hanno incrementato le performance del 20%. Oggi l’81% delle prestazioni sanitarie viene erogato nei tempi previsti; i dati Agenas dimostrano, su 50 milioni di prestazioni, che il trend si sta invertendo».

Sulle case di comunità previste dal PNRR, Schillaci ha dichiarato:  «Il target è di 1.038 e, su queste, 781 sono attive; è un cantiere aperto».

Medicina territoriale e prevenzione

Un passaggio dell’intervento è stato dedicato ai medici di medicina generale e alla riorganizzazione della medicina territoriale.

 «Sui medici di medicina generale e sulla medicina territoriale c’è un confronto con le Regioni. Quello con le rappresentanze dei medici dura da anni, in modo serio e approfondito. Per la prima volta, abbiamo aggiunto due categorie molto importanti: i giovani medici, che chiedono riconoscimenti e prospettive, ma soprattutto i cittadini, che vogliono punti di riferimento per la prevenzione e per le piccole e grandi esigenze di salute quotidiana, senza dover per forza affollare i pronto soccorso ù».

Nel finale, il ministro ha ricordato lo stanziamento previsto per la prevenzione sanitaria. «Per il 2026 abbiamo stanziato 500 milioni per la prevenzione sanitaria, perché curare costa più che prevenire, lo sappiamo. Abbiamo scelto la strada più impervia, quella di valorizzare le risorse e di organizzare, e non quella dei fondi a pioggia».

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di Sara Claro

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