Ipertensione, diagnosi e prevenzione restano frammentate tra le regioni

In Italia quasi metà della popolazione adulta convive con valori elevati della pressione arteriosa o assume farmaci antipertensivi. Gli specialisti segnalano l’assenza di un piano cardiovascolare nazionale.
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L’ipertensione arteriosa continua a rappresentare una delle principali condizioni di rischio cardiovascolare in Italia, ma la prevenzione procede ancora in modo frammentato. A fronte di numeri in crescita e di una diffusione sempre più ampia della pressione alta nella popolazione adulta, manca infatti un piano cardiovascolare nazionale capace di coordinare screening, monitoraggio e percorsi di presa in carico in maniera uniforme sul territorio. 

Secondo i dati preliminari del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità, quasi un uomo su due e circa due donne su cinque tra i 35 e i 74 anni presentano valori pressori elevati oppure seguono una terapia antipertensiva. Nel dettaglio, i valori superiori a 140/90 mmHg riguardano il 37% degli uomini e il 23% delle donne. 

Differenze territoriali nella prevenzione 

Le società scientifiche e gli specialisti del settore evidenziano come la prevenzione cardiovascolare in Italia proceda “a macchia di leopardo”, con iniziative differenti da regione a regione e livelli di assistenza non omogenei. In assenza di una strategia nazionale condivisa, screening e programmi di controllo risultano spesso affidati alle singole realtà locali. 

Secondo gli esperti, questa frammentazione rischia di incidere sulla diagnosi precoce e sulla gestione dei pazienti, soprattutto nelle aree dove i programmi di prevenzione risultano meno strutturati. Il tema riguarda in particolare il monitoraggio dei soggetti a rischio cardiovascolare e la continuità dei controlli nel tempo. 

Molti pazienti non trattati o non controllati 

Dai dati raccolti emerge inoltre una quota significativa di persone che, pur avendo valori elevati della pressione arteriosa, non segue alcun trattamento farmacologico. La situazione interessa oltre la metà degli uomini ipertesi e quasi una donna su due. 

Anche tra i pazienti in terapia antipertensiva il controllo della pressione non sempre risulta adeguato. Una condizione che, secondo gli specialisti, conferma la necessità di rafforzare sia la diagnosi precoce sia il follow up clinico. 

L’ipertensione, infatti, tende frequentemente a manifestarsi senza sintomi evidenti, rendendo più difficile individuare tempestivamente il problema e favorendo ritardi nell’avvio delle cure. 

Il ruolo degli stili di vita 

Gli specialisti ricordano che tra i principali fattori associati all’aumento della pressione arteriosa figurano sedentarietà, alimentazione ricca di sale, sovrappeso, fumo e consumo eccessivo di alcol. Per questo motivo, oltre alle terapie farmacologiche, viene considerata centrale l’attività di prevenzione attraverso controlli periodici e interventi sugli stili di vita. 

L’obiettivo indicato dagli esperti è quello di rafforzare una cultura della prevenzione cardiovascolare più omogenea sul territorio nazionale, anche attraverso programmi di monitoraggio e sensibilizzazione maggiormente coordinati. 

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di Sara Claro

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