Flow Manager? Sì, ma da solo non basta

De Caro, Presidente CNAI, afferma: «Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è un fenomeno strutturale e multifattoriale: nessuna singola figura professionale può risolvere questa problematica da sola»
De Caro, Presidente CNAI, afferma: «Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è un fenomeno strutturale e multifattoriale: nessuna singola figura professionale può risolvere questa problematica da sola»

Nei Pronto Soccorso (PS) italiani si sta affermando una figura organizzativa ancora poco conosciuta ma sempre più strategica: il Flow Manager, detto anche flussista. Il suo compito principale è monitorare e coordinare in tempo reale il percorso dei pazienti all’interno dell’ospedale, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa, eliminare i colli di bottiglia e migliorare l’efficienza complessiva dei percorsi assistenziali. A ricoprire questo ruolo possono essere medici o infermieri con esperienza nell’emergenza-urgenza e competenze organizzative. Il flussista lavora a stretto contatto con il personale del reparto e con la direzione, intervenendo soprattutto nei momenti di maggiore afflusso. Tra le sue attività rientrano il monitoraggio del numero di pazienti presenti, il coordinamento degli accessi alle aree di visita, la facilitazione dei trasferimenti verso i reparti e l’ottimizzazione delle risorse disponibili.

La figura nasce per rispondere al sovraffollamento cronico dei dipartimenti di emergenza-urgenza, spesso aggravato da accessi impropri e dalla difficoltà dei cittadini ad accedere ad altri servizi sanitari. Nei paesi anglosassoni, dove il modello è già consolidato, il flow management contribuisce concretamente a migliorare la sicurezza dei pazienti e il coordinamento tra reparti. Il campo di applicazione va però oltre i pronto soccorso. Il Flow Manager opera anche nella gestione dei posti letto, nella programmazione delle sale operatorie e nell’integrazione tra ospedale e territorio, dove il suo contributo può ridurre gli accessi impropri e orientare i pazienti verso i servizi più appropriati. Con l’aumento della domanda di cure, molte aziende sanitarie italiane stanno già sperimentando questo modello, riconoscendone il valore per il sistema nel suo complesso.

Non tutta ma parte della soluzione

Walter De Caro, Presidente Nazionale della Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri (CNAI), commenta in questo modo l’arrivo questa nuova figura sanitaria: «Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso italiani è un fenomeno strutturale e multifattoriale, alimentato da carenze di personale, invecchiamento della popolazione, inadeguatezza della medicina territoriale e ritardi nei percorsi di dimissione. Nessuna singola figura professionale può risolvere questa problematica da sola. Tuttavia, il Flow Manager infermieristico, sulla base di solide evidenze empiriche di altri Paesi come Gran Bretagna e USA, potrebbe essere uno degli strumenti più efficaci all’interno di un pacchetto integrato di risposte». 

«La letteratura internazionale dimostra con rigore come questa funzione articolata in cinque macro-competenze distinte (ovvero raccolta sistematica delle informazioni, triage continuo, gestione delle risorse, governo dei percorsi e supervisione clinico assistenziale) produca risultati concreti e misurabili in termini di aumento dei pazienti trattati quotidianamente e una riduzione degli abbandoni, senza alcun incremento di organico».

L’istituzionalizzazione della figura

«Per l’Italia, questi dati non sono semplicemente incoraggianti: sono urgenti. Sarebbe tuttavia ingenuo ignorare le sfide che il nostro sistema dovrà affrontare per istituzionalizzare davvero questa figura. In primis sul piano contrattuale, che non prevede ancora un’adeguata progressione orizzontale di carriera, con il concreto rischio di replicare il modello dello specialista informale: competente ma invisibile, responsabile ma non riconosciuto né tutelato. Successivamente sul piano formativo: le competenze richieste richiedono percorsi specifici post-base, ancora poco diffusi e non standardizzati. Infine, sul piano culturale: l’esercizio della care oversight (supervisione clinico-assistenziale) in un sistema dove la gerarchia interprofessionale rimane radicata richiede un cambiamento profondo delle relazioni di lavoro, fondato su fiducia reciproca e chiarezza dei ruoli». 

De Caro (CNAI) solleva interrogativi rilevanti su rispetto delle direttive europee, sicurezza delle cure e chiarezza delle responsabilità cliniche e legali
Walter De Caro, Presidente CNAI

«Inoltre, il perimetro applicativo di questa figura non si esaurisce affatto nel PS: le stesse competenze di governo dei flussi, coordinamento interprofessionale e ottimizzazione delle risorse trovano terreno fertile anche in altri contesti ad alta complessità organizzativa, aprendo la strada a un modello professionale trasversale capace di rispondere alle esigenze di un sistema sanitario in profonda trasformazione».

«Se queste sfide venissero affrontate con serietà istituzionale, il Flow Manager potrebbe produrre un ulteriore effetto sistemico di grande valore: contribuire a invertire la crisi di attrattività della professione infermieristica, segnata da calo delle iscrizioni, burnout crescente e fuga verso il privato o l’estero, offrendo agli infermieri un percorso di evoluzione professionale che valorizza la competenza clinica e organizzativa sul campo, senza costringerli alla sola via organizzativa. Un infermiere che sa di poter diventare il punto di riferimento del flusso di un intero PS, o di un’intera rete assistenziale, con un ruolo riconosciuto, retribuito e formato, ha ragioni concrete per restare nella professione e investire nella propria crescita».

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di Arrigo Bellelli

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