Il sostegno ai trattamenti per la fertilità finanziati dallo Stato è maggioritario nei quattro Paesi europei coinvolti in una nuova indagine sulle opinioni dei cittadini in materia di riproduzione assistita, ricerca scientifica ed evoluzione delle tecnologie genetiche.
Lo studio, commissionato dal Progress Educational Trust con il sostegno della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) e realizzato da Ipsos, ha coinvolto 8.688 persone tra i 16 e i 75 anni in Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito. I campioni sono stati costruiti per essere rappresentativi delle rispettive popolazioni nazionali.
In Italia il consenso più alto
Tra i temi affrontati dall’indagine c’è la possibilità di garantire attraverso il finanziamento pubblico l’accesso ai trattamenti alle persone che hanno problemi di infertilità e desiderano avere un figlio.
La maggioranza degli intervistati in tutti e quattro i Paesi si è dichiarata favorevole. L’Italia registra il dato più elevato, con il 64% dei consensi. Seguono gli altri Paesi, mentre nei Paesi Bassi la percentuale si ferma al 54%.
Più articolate sono invece le opinioni sulla possibilità di utilizzare embrioni umani nella ricerca scientifica, con l’obiettivo di comprendere meglio le malattie congenite e sviluppare nuovi trattamenti.
In questo caso il sostegno oscilla tra il 41% dell’Italia e il 48% di Spagna e Paesi Bassi. Tuttavia, in tutti i Paesi analizzati i favorevoli risultano più numerosi dei contrari. In Italia il tema resta particolarmente delicato anche sul piano legislativo, dal momento che l’utilizzo di embrioni umani a fini di ricerca non è attualmente consentito.
Editing genomico, il consenso dipende dall’obiettivo della fertilità
L’indagine ha preso in considerazione anche l’editing genomico, una tecnologia che consente di intervenire sul patrimonio genetico. In questo caso il livello di consenso cambia sensibilmente in base all’utilizzo previsto.
La maggiore apertura riguarda l’eventualità di modificare embrioni destinati a una gravidanza per evitare malattie gravi o potenzialmente mortali. In Italia il 46% degli intervistati si dichiara favorevole, mentre nei Paesi Bassi si arriva al 55%.
Nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Spagna, inoltre, i favorevoli rappresentano la maggioranza degli intervistati. Si tratta comunque di un ambito nel quale applicazioni di questo tipo non sono attualmente consentite nei quattro Paesi considerati dall’indagine.
Ricerca sugli embrioni, il limite dei 14 giorni
Un’altra questione affrontata dal sondaggio riguarda il limite dei 14 giorni previsto per la coltivazione in laboratorio degli embrioni destinati alla ricerca per la fertilità.
La soglia corrisponde indicativamente alla comparsa della stria primitiva, una struttura associata a una fase importante dello sviluppo embrionale. Il limite riguarda esclusivamente gli embrioni coltivati in laboratorio per finalità di ricerca e non quelli che si sviluppano durante una gravidanza.
Tra chi sostiene la ricerca sugli embrioni o non ha una posizione contraria, l’opinione più diffusa è che il limite attuale sia adeguato. Resta però una quota significativa di persone senza un’opinione precisa: il 27% degli intervistati chiamati a rispondere non sa dire se 14 giorni siano troppi, troppo pochi o rappresentino una soglia appropriata.
Agli intervistati è stato chiesto anche in quali circostanze potrebbe essere giustificato un eventuale prolungamento del limite fino a 28 giorni. Tra le motivazioni considerate più rilevanti emerge soprattutto la possibilità di ottenere nuove conoscenze utili alla ricerca di trattamenti contro le malattie congenite.
Le differenze tra le generazioni: fertilità e non
Il rapporto evidenzia infine alcune differenze tra le fasce d’età. Le opinioni cambiano, in particolare, quando vengono affrontati temi come la selezione del sesso, l’accesso ai trattamenti e la ricerca sugli embrioni.
Uno degli elementi più evidenti riguarda proprio la selezione del sesso: nei quattro Paesi analizzati, gli intervistati più giovani mostrano una maggiore propensione rispetto alle generazioni più anziane a considerarla accettabile.
Nel complesso, l’indagine restituisce il quadro di un’opinione pubblica europea interessata agli sviluppi della medicina riproduttiva, ma non sempre in possesso di una posizione definitiva. Proprio la presenza di numerose aree ancora controverse mostra quanto l’evoluzione scientifica proceda insieme alla necessità di un confronto pubblico sugli aspetti etici e legislativi.
Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google
