Oltre 200 partecipanti tra istituzioni, professionisti sanitari, manager, aziende e stakeholder dell’innovazione hanno preso parte al Napoli Bees Square 2026, l’appuntamento organizzato martedì 22 settembre da B-Sanità e ospitato nella Chiesa di Santa Maria la Nova, dedicato al tema “Sanità post-digitale e territorio aumentato: il modello campano, la visione, i risultati”.
Un evento dedicato a come la piattaforma regionale Sinfonia abbia cambiato l’orizzonte della sanità digitale in Campania, creando uno spazio unico nel quale cittadini, operatori sanitari, erogatori di servizi, fornitori e aziende sanitarie possono operare favorendo lo scambio di dati utili a pianificare, misurare ed erogare i servizi.
La sanità entra nella fase post-digitale
Una giornata di confronto dedicata alla nuova fase della trasformazione sanitaria, nella quale la sfida non è più soltanto introdurre strumenti digitali, ma misurarne il valore concreto: dalla semplificazione dei processi alla riduzione del carico amministrativo, dal miglioramento della continuità assistenziale alla capacità di avvicinare i servizi ai bisogni delle persone.
Al centro dei lavori due direttrici principali del cambiamento: la telemedicina, intesa come infrastruttura capace di integrare prestazioni, informazioni e relazioni, e il territorio aumentato, ovvero una rete di prossimità in grado di integrare strumenti digitali, presidi fisici e competenze assistenziali nel percorso tra ospedale, territorio e domicilio.
Ad aprire i lavori Raffaella Fonda, Direttore B-Sanità, che ha sottolineato il valore dell’incontro come momento di confronto e di sintesi per l’intera comunità professionale che segue lo sviluppo di Sinfonia. «Quest’anno parliamo espressamente di post-digitale perché pensiamo che sia uno dei traguardi raggiunti in Campania: la fase matura dell’innovazione nella quale la digitalizzazione non è più la novità di cui parlare, ma lo strumento quotidiano che produce risultati».
«Quando una tecnologia funziona davvero, smette di far notizia e diventa parte della normalità quotidiana. Post-digitale vuol dire essere arrivati al punto in cui non si dice più “abbiamo il digitale”, ma “cosa ci ha restituito”: quante ore in più i professionisti hanno dedicato alla cura invece che alla burocrazia, quanti spostamenti abbiamo risparmiato ai cittadini, a quante persone fragili abbiamo garantito continuità dall’ospedale al domicilio».
Emergenza-urgenza e rafforzamento della rete territoriale
Tra gli interventi istituzionali della giornata quello di Loredana Raia, presidente della Commissione sanità e sicurezza sociale del Consiglio regionale della Campania, che ha posto l’attenzione sul rafforzamento dei pronto soccorso e sulle risorse destinate agli operatori dell’emergenza-urgenza. «La programmazione è stata già fatta con una delibera della giunta regionale e presto se ne vedranno gli effetti e i benefici. È una prima risposta agli operatori di pronto soccorso che sono in prima linea nell’assistenza ai cittadini».
La Giunta regionale, presieduta dal Presidente Fico ha stanziato 17 milioni di euro per il 2025 e quasi 20 milioni per il 2026. «Inoltre – ha spiegato Raia – sulla programmazione di risorse del bilancio regionale, la giunta Fico ha stanziato 62 milioni per il reclutamento di personale, medici e operatori sanitari, ora che finalmente, usciti dal piano di rientro, possiamo disporre in autonomia degli strumenti necessari per intervenire in sanità».
Sul fronte territoriale, Raia ha sottolineato il percorso di sviluppo delle nuove strutture di prossimità: «Abbiamo stanziato 62 milioni per le case di comunità e ospedali di comunità, di cui allo stato già attivi rispettivamente 151 e 31. L’obiettivo, ha spiegato, è prendere in carico soprattutto i bisogni dei cittadini più fragili, per cure a bassa intensità, evitando che necessità assistenziali non intensive intasino, inappropriatamente, i nostri pronto soccorso».
«Avere una rete territoriale con diagnostica di primo livello e presa in carico – ha concluso Raia – migliorerà il rapporto di fidelizzazione dei cittadini con il sistema sanitario regionale e, gioco-forza, renderà più efficiente e tempestiva la risposta al bisogno di salute nel comparto emergenza-urgenza».
Dati, fascicolo sanitario e intelligenza artificiale
Nel corso del confronto sulla transizione digitale è stato approfondito il rapporto tra Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), telemedicina e AI, tre componenti destinate a dialogare sempre più strettamente all’interno dell’ecosistema digitale regionale.
Il FSE consente di aggregare le informazioni sanitarie del cittadino, mentre la telemedicina contribuisce alla produzione di dati e referti che possono confluire nello stesso patrimonio informativo. Su queste informazioni possono inoltre intervenire strumenti di AI, con applicazioni a supporto dei professionisti e dei processi assistenziali.
La valorizzazione di questo patrimonio informativo passa anche dagli investimenti realizzati attraverso il PNRR e dalla possibilità di rendere i dati e i servizi più accessibili. Per i cittadini, l’obiettivo è disporre delle proprie informazioni nei diversi contesti sanitari; per gli operatori, poter contare su un quadro più completo e aggiornato nel corso della presa in carico.
Un altro tema affrontato è stato quello delle competenze digitali e dell’accompagnamento dei cittadini nell’utilizzo dei nuovi strumenti. Nelle aziende ospedaliere e nei comuni sono stati attivati percorsi con facilitatori, con particolare attenzione alle persone più anziane, per favorire l’accesso ai servizi e una maggiore familiarità con le tecnologie.
La prospettiva è quella di rafforzare ulteriormente la telemedicina e il FSE come punto di accesso integrato ai servizi. Il Portale Salute del Cittadino è destinato così a evolvere da strumento per la consultazione dei referti a un vero e proprio aggregatore di servizi sanitari e assistenziali.
Telemedicina e presa in carico del paziente
La discussione ha quindi affrontato il ruolo dei dati clinici integrati nella costruzione dei percorsi di cura. La disponibilità di informazioni complete e accessibili può facilitare la presa in carico, migliorare la continuità tra i diversi momenti dell’assistenza e supportare una gestione più efficace delle prestazioni. I dati rappresentano inoltre una risorsa per la programmazione sanitaria, consentendo di leggere i bisogni e orientare l’organizzazione dei servizi.
In questo quadro, la telemedicina assume un ruolo centrale, soprattutto per i pazienti cronici e per le persone con difficoltà di mobilità: televisita, telemonitoraggio, teleconsulto e teleassistenza possono consentire di portare alcune prestazioni direttamente al domicilio, riducendo la necessità di spostamento e rafforzando la continuità assistenziale.
La trasformazione digitale si inserisce così in un processo più ampio di riorganizzazione dell’assistenza, nel quale dati, tecnologie, strutture territoriali e competenze professionali concorrono alla costruzione di percorsi più continui tra ospedale, territorio e domicilio.
A chiudere i lavori Marinella D’Innocenzo, già Direttore Generale di Aziende Sanitarie, Responsabile Scientifico B-Sanità e Presidente L’Altra Sanità: «La tecnologia deve restare uno strumento, non diventare il fine. Il fine è sempre lo stesso: garantire una presa in carico più vicina, più semplice e più umana, soprattutto per le persone fragili e per le loro famiglie. Ogni territorio ha caratteristiche e condizioni diverse. Non esistono modelli da copiare meccanicamente. Però esistono esperienze dalle quali imparare, a condizione di guardare non solo agli strumenti adottati, ma anche all’organizzazione, alle competenze, alle relazioni tra servizi e alla capacità di lavorare insieme».
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