Respirare meglio significa intervenire prima che la malattia insorga, ridurre i fattori di rischio, promuovere stili di vita sani e costruire una nuova alleanza tra medicina, ambiente e società. È questo il filo conduttore del XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), in programma dal 3 al 5 ottobre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, che riunirà specialisti, istituzioni e professionisti sanitari per affrontare le principali sfide della salute respiratoria.
Il congresso SIP/IRS si colloca in un momento di profonda trasformazione della Pneumologia, chiamata a integrare innovazione scientifica, competenze cliniche e collaborazione tra diverse discipline. Dalla medicina personalizzata alle nuove tecnologie diagnostiche, dalla ricerca traslazionale alla gestione delle patologie respiratorie croniche, la sfida è costruire percorsi di cura sempre più efficaci, sostenibili e centrati sul paziente. La Pneumologia moderna richiede infatti un approccio integrato, capace di unire prevenzione, diagnosi, terapia e continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura.
Nel 2025 i livelli annuali di PM2,5, le polveri più fini presenti nell’aria, sono stati in media circa il 14% inferiori alla media del decennio 2015–2024. Il miglioramento, però, non cancella le criticità: il limite giornaliero del PM10 è stato rispettato nel 92% delle stazioni di monitoraggio, ma superamenti si registrano ancora in diverse zone del Paese, tra cui il bacino padano, l’area Napoli-Caserta e la Valle del Sacco, in provincia di Frosinone. Sono i dati relativi al 2025 diffusi da ISPRA e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.
Pneumologia e complessità in mutamento
Che cosa significa questo quadro per la salute dei cittadini e per la prevenzione delle malattie respiratorie? È il tema al centro della conferenza stampa di presentazione del congresso della SIP/IRS, che si è svolta ieri alla Camera di Commercio di Roma. «La prevenzione è parte integrante della salute respiratoria: significa agire sui fattori di rischio e promuovere corretti stili di vita, che includono anche una vita attiva, tenendo conto al tempo stesso dell’impatto dell’ambiente sulla salute respiratoria».
«Ma oggi dobbiamo confrontarci anche con una crescente complessità delle malattie respiratorie e con una Pneumologia in rapida evoluzione, dalla medicina di precisione alle terapie biologiche fino alle nuove tecnologie diagnostiche e interventistiche. La vera sfida oggi è tenere insieme questi aspetti, perché prevenzione e cura non sono dimensioni separate: fanno parte dello stesso percorso. Il continuo avanzamento delle conoscenze sui meccanismi delle malattie respiratorie apre nuove possibilità di diagnosi e trattamento e, allo stesso tempo, rafforza la necessità di intervenire precocemente e di costruire percorsi di cura sempre più personalizzati», ha affermato Paola Rogliani, Presidente della Società Italiana di Pneumologia e del Congresso.
Il ruolo del paradigma One Health
Il rapporto tra qualità dell’ambiente e salute respiratoria è stato affrontato da Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA, intervenuta in collegamento. I dati del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente mostrano distanza tra i limiti oggi applicabili e quelli fissati dalla nuova direttiva europea per il 2030. Nel 2025 il limite annuale vigente per il PM2,5 è stato rispettato in quasi tutto il Paese; confrontando però i dati con la soglia prevista per il 2030, questa risulterebbe superata nel 65% delle 331 stazioni di monitoraggio. Anche per il biossido di azoto il futuro limite annuale risulterebbe superato nel 29% delle stazioni e questo ha un rilievo sanitario concreto. L’esposizione all’inquinamento atmosferico può aggravare l’asma e compromettere la funzionalità polmonare; nel lungo periodo è associata a malattie respiratorie croniche e al tumore del polmone. Ridurre ulteriormente gli inquinanti significa quindi intervenire su un fattore di rischio per la salute.
«Ambiente e clima non rappresentano più fattori separati, ma componenti di un unico sistema che influisce direttamente sul benessere delle persone. È proprio qui che il paradigma One Health diventa uno strumento operativo. Proteggere la salute respiratoria significa anche integrare al meglio i dati ambientali con quelli epidemiologici e sanitari, così da trasformare la conoscenza scientifica in strumenti utili per la prevenzione. Ringrazio la Società scientifica e gli organizzatori del Convegno per aver promosso un momento di confronto che fa dialogare medicina, ricerca, ambiente e istituzioni; in questa grande alleanza, i medici, e in particolare gli pneumologi, hanno un ruolo fondamentale perché sono ogni giorno in prima linea nella cura, ma anche osservatori privilegiati dei cambiamenti che l’ambiente e il clima producono sulla salute delle persone. La grande sfida è trasformare la conoscenza scientifica in prevenzione e questa in politiche capaci di migliorare la vita delle persone» ha riferito Gallone.
La città come ambiente di salute
È in questo quadro che assume particolare rilievo l’approccio One Health: la salute umana non può essere considerata separatamente da quella dell’ambiente e degli ecosistemi. Per
la pneumologia significa allargare lo sguardo oltre la dimensione strettamente clinica, considerando i molteplici fattori che possono incidere sulla salute dei polmoni e chiamando in causa responsabilità e competenze diverse. Proteggere la salute dei polmoni significa quindi intervenire anche sui contesti in cui le persone vivono e lavorano.
Nel suo intervento, Pierpaola D’Alessandro, Vicedirettrice generale vicaria di Roma Capitale, ha richiamato il valore per la città di diventare un vero ambiente di salute. Progettando spazi più vivibili, favorendo una migliore qualità dell’ambiente urbano e promuovendo una mobilità più sostenibile si contribuisce alla prevenzione, si riducono i fattori di rischio e si migliora la qualità della vita della comunità.
«Ospitare il Congresso della SIP/IRS a Roma rappresenta per la nostra Amministrazione un’importante occasione di confronto sui temi della Urban Health e del benessere della comunità. La città di oggi non può essere considerata soltanto un luogo di fruizione di servizi o di mobilità, ma deve diventare un vero e proprio ambiente di salute resiliente».
«Come Roma Capitale, stiamo lavorando concretamente per promuovere la transizione ecologica necessaria e una mobilità sempre più sostenibile, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria, riqualificare gli spazi pubblici e favorire stili di vita attivi e sani per tutti i cittadini. La salute respiratoria passa inevitabilmente dalla qualità del contesto urbano in cui viviamo e ci muoviamo. Integrare le politiche ambientali e urbanistiche con la prevenzione e la tutela della salute pubblica significa ridurre i fattori di rischio, proteggere le fasce più fragili e costruire una città più vivibile, inclusiva e resiliente. Di fatto ci occupiamo concretamente di Urban Health con i graduali cambiamenti introdotti», ha dichiarato D’Alessandro.
Mettere in moto la prevenzione
Accanto alla qualità dell’aria e agli spazi urbani, la conferenza stampa ha affrontato il ruolo del movimento nella prevenzione. Su questo tema è intervenuta Rossana Ciuffetti, Direttrice dell’Area Sport Impact di Sport e Salute, richiamando il valore di un’attività fisica accessibile a persone di età e condizioni diverse. La possibilità di muoversi negli spazi urbani, praticare attività fisica e adottare stili di vita sani rappresenta un elemento fondamentale della prevenzione respiratoria. L’ambiente in cui viviamo può diventare infatti un alleato della salute, favorendo benessere, inclusione e partecipazione.
I temi affrontati nella conferenza stampa saranno sviluppati durante il Congresso attraverso il confronto tra società scientifiche, istituzioni e specialisti. Il 3 ottobre sarà presentato il Tavolo tecnico ministeriale sulla salute respiratoria, coordinato da Paola Rogliani. Il 5 ottobre SIP/IRS e SIAAIC presenteranno invece un documento elaborato da una task force tra le due società scientifiche dedicato al rapporto tra salute respiratoria, ambiente esterno e ambienti indoor, cambiamenti climatici e pollini. Due occasioni per portare il rapporto tra ambiente e salute respiratoria dal dibattito pubblico al confronto scientifico e istituzionale, rafforzando una visione integrata della prevenzione e della presa in carico delle patologie respiratorie.
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