Un caso come quello di Palermo allarma e addolora, ed è giusto che se ne parli, ma non deve far dimenticare quante infezioni sono state evitate grazie alla vaccinazione. È la riflessione di Rocco Russo, coordinatore del tavolo vaccinale della Società Italiana di Pediatria (SIP). Russo ha commentato la vicenda della bambina di quattro anni morta per sospetta difterite nel capoluogo siciliano. Secondo il pediatra, infatti, troppo spesso si perde di vista il valore della prevenzione, tanto che «il vaccino è vittima del suo stesso successo».
Migliaia di bambini vaccinati, ricorda Russo, sono entrati in contatto con il Corynebacterium diphtheriae senza infettarsi. Sono vite salvate in silenzio, lontano dai riflettori dei media. Si tratta di una protezione che non si vede e che, proprio per questo, qualcuno si sente persino autorizzato a denigrare. Il pediatra lo considera un paradosso che rischia di indebolire la fiducia nelle vaccinazioni.
Come si trasmette la difterite e perché il rischio non è remoto
La difterite si trasmette attraverso il contatto diretto tra esseri umani. Più raramente il contagio avviene tramite oggetti contaminati dalle secrezioni di una persona infetta. Per questo, spiega il pediatra, alle nostre latitudini i rischi non possono essere considerati remoti. In molte aree del mondo le coperture vaccinali non sono adeguate o sono addirittura inesistenti, e i patogeni possono facilmente spostarsi insieme alle persone.
La difesa più efficace resta quindi un’adeguata copertura vaccinale, accompagnata da livelli anticorpali adeguati. Non basta ricevere la prima dose: secondo Russo bisogna effettuare anche i necessari richiami nel corso del tempo. Solo così si mantiene la capacità dell’organismo di difendersi dal batterio responsabile della malattia.
Il calendario del vaccino contro la difterite
L’iter vaccinale contro la difterite parte dal sessantesimo giorno di vita con la somministrazione del vaccino esavalente. Questo vaccino protegge da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e haemophilus. Grazie a un’unica vaccinazione, spiega Russo, il bambino è protetto contro sei malattie già nei primi mesi di vita. Il calendario prevede queste tappe:
- prima dose a tre mesi;
- seconda dose a cinque mesi;
- terza dose tra gli undici e i dodici mesi;
- richiamo a cinque anni;
- successivi richiami ogni dieci anni, anche in età adulta.
Richiami, l’anello debole della protezione
In Italia, osserva il pediatra, il livello di copertura vaccinale nella fascia pediatrica è piuttosto alto. Resta comunque auspicabile l’obiettivo di superare il 95%. Un elemento da non trascurare riguarda però i richiami. Sono stati segnalati casi di persone vaccinate da bambine che non hanno effettuato le dosi successive e hanno contratto l’infezione. Vaccinarsi una volta, insomma, non basta. È necessario mantenere alti i livelli anticorpali per potersi difendere dal Corynebacterium diphtheriae, e per questo il richiamo va effettuato anche nell’adulto.
Una scelta consapevole e informata
Per Russo è importante sollecitare la popolazione a proteggersi in modo adeguato contro tutte le infezioni prevenibili con vaccino. Su questo fronte la Società italiana di pediatria, attraverso il tavolo tecnico sulle vaccinazioni che il pediatra coordina, offre supporto a genitori e colleghi per rispondere a dubbi e perplessità. L’obiettivo è accompagnare le famiglie verso una scelta che, sottolinea Russo, deve essere libera ma anche consapevole e informata.
Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google
