Salute mentale in Italia, ancora forti differenze tra regioni. Il Rapporto SIEP 2026

Dalla spesa sanitaria alla carenza di personale, fino alla continuità assistenziale: Fabrizio Starace, presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, analizza le differenze regionali e indica le priorità per rendere i servizi più accessibili e integrati

L’organizzazione dell’assistenza psichiatrica in Italia presenta differenze significative tra le Regioni. La spesa dedicata alla salute mentale, la disponibilità di personale e la capacità di garantire percorsi di cura continuativi contribuiscono a determinare l’efficacia dei servizi e le possibilità di accesso per le persone con disturbi mentali.

Il Rapporto 2026 della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica analizza queste differenze attraverso 14 indicatori ricavati dai dati 2024 del Sistema Informativo per la Salute Mentale Ne emerge un quadro caratterizzato da divari nella spesa pro capite, nella quota di adulti in trattamento e nella dotazione di professionisti. «Le risorse economiche, da sole, non spiegano tutti i risultati» spiega il Presidente SIEP, Fabrizio Starace. «A fare la differenza sono anche il modello organizzativo, l’integrazione tra i servizi e la capacità di garantire continuità assistenziale».

Gli elementi per un sistema efficace

«Un buon sistema di assistenza psichiatrica si riconosce, a mio avviso, con un approccio balanced care model. Il primo -spiega – elemento fondamentale è un CSM accessibile, senza barriere e con orari estesi. Il secondo è un’équipe multiprofessionale adeguata per numero e composizione, con psichiatri, psicologi, infermieri, educatori, tecnici della riabilitazione e assistenti sociali».

«Il terzo elemento è l’integrazione tra territorio, ospedale e strutture residenziali, con percorsi definiti e responsabilità chiare nei passaggi. Il quarto riguarda il collegamento con i servizi sociali, la scuola, il lavoro e l’abitare, anche attraverso strumenti come il budget di salute. Infine, serve un sistema informativo capace di restituire a professionisti e decisori dati sulle attività e sugli esiti. Il nostro Paese ha inserito questo modello nelle norme da quasi cinquant’anni. Il problema è realizzarlo ovunque».

Rapporto SIEP 2026: le differenze tra le Regioni

«Le differenze emerse nel rapporto sono molto ampie» spiega Starace. «Il Rapporto, costruito su 14 indicatori ricavati dai dati 2024 del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM), restituisce l’immagine di un’Italia divisa in 21 sistemi. La spesa pro capite va da 37 euro in Campania a 115 euro nella Provincia autonoma di Bolzano, contro una media nazionale di 75 euro. La quota di adulti in trattamento varia di quasi quattro volte: si passa da 119 persone ogni 10.000 abitanti nelle Marche a 447 in Liguria. Anche la dotazione di psicologi nei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) presenta differenze molto marcate, con una variazione di circa venti volte tra Basilicata e Valle d’Aosta».

«Differenze di questa ampiezza non hanno alcuna giustificazione epidemiologica – spiega – perché la prevalenza dei disturbi mentali non cambia di quattro volte tra Regioni confinanti. Il dato più interessante è però che le risorse non spiegano tutto: Regioni con una spesa simile ottengono risultati diversi. Per ridurre le disuguaglianze servono tre strumenti: un riparto dei finanziamenti vincolato e proporzionato al divario da colmare, standard di servizio esigibili e verificati e un monitoraggio pubblico che consenta alle Regioni di confrontarsi e imparare le une dalle altre».

Criticità strutturali

«Le criticità dei servizi di salute mentale in Italia sono purtroppo strutturali. La prima riguarda il personale. I Dipartimenti di Salute Mentale operano con organici largamente inferiori agli standard AGENAS recepiti dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2022. A questo si aggiungono un’età media elevata, un turnover non coperto e una crescente difficoltà ad attrarre giovani professionisti nel servizio pubblico. La seconda criticità è lo sbilanciamento della spesa verso la residenzialità. In molte Regioni, questa componente assorbe una quota rilevante delle risorse, a scapito degli interventi territoriali e riabilitativi orientati all’autonomia».

«La terza è la frammentazione dei servizi. Salute mentale degli adulti, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dipendenze e servizi sociali lavorano spesso come compartimenti separati. È un problema particolarmente rilevante nella fascia d’età tra i 14 e i 25 anni, quando esordisce la maggior parte dei disturbi. La quarta criticità riguarda la debolezza della continuità assistenziale. Il Rapporto mostra che, quando la presa in carico da parte del CSM non avviene entro 14 giorni dalla dimissione dal Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), aumentano le riammissioni ripetute entro un mese. Infine, c’è il problema della governance. Da anni manca una regia nazionale capace di trasformare gli indirizzi in obiettivi vincolanti».

Spesa sanitaria, personale e posti letto: le risorse necessarie

«Il nostro Paese destina alla salute mentale meno del 3% della spesa sanitaria, contro quote superiori al 10% nei principali Paesi europei, prosegue. «Lo stanziamento previsto dalla legge di bilancio 2026 — 80 milioni di euro nel 2026, 85 milioni nel 2027 e 90 milioni nel 2028, ridotti a 30 milioni dal 2029 — rappresenta un segnale, ma resta lontano dal fabbisogno. Al momento a cui si riferisce il Rapporto, inoltre, il decreto di riparto non era ancora stato adottato».

«Il personale è la vera tecnologia della psichiatria di comunità. La cura in salute mentale passa attraverso la relazione, che richiede tempo, continuità e competenze. Applicando il metodo AGENAS, le nostre stime indicano la necessità di circa 15.000 operatori in più per portare tutti i Dipartimenti di Salute Mentale allo standard. Quanto ai posti letto, l’Italia ha una dotazione ospedaliera psichiatrica tra le più basse d’Europa, coerente con la scelta della Legge 180 di superare il manicomio».

«La risposta, tuttavia, non sta in un aumento generalizzato dei letti. Un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura funziona bene se il territorio intercetta le crisi a monte e riprende rapidamente in carico le persone dopo il ricovero. Dove il territorio è debole, i posti letto non bastano mai. Lo conferma il dato sui trattamenti sanitari obbligatori (TSO), che varia da 0,1 ogni 10.000 abitanti a Bolzano a 1,5 in Valle d’Aosta, con una media nazionale di 0,9. La coercizione – specifica Starace – è un indicatore sensibile della qualità della rete, prima ancora che della gravità dei pazienti».

Le priorità per migliorare l’assistenza

«Il Piano d’Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 indica una direzione condivisibile. Ora va reso operativo, individuando priorità chiare. La prima è ripartire subito le risorse previste dalla legge di bilancio, con criteri perequativi e vincolati. La seconda consiste nell’avviare un piano straordinario di reclutamento basato sugli standard AGENAS, con incentivi per le aree carenti e una piena valorizzazione di psicologi, educatori e tecnici della riabilitazione. C’è, poi, bisogno di costruire servizi integrati per la fascia d’età tra i 14 e i 25 anni e programmi di intervento precoce nelle psicosi. Occorre inoltre rendere accessibili gli interventi psicoterapici per i disturbi comuni nei servizi pubblici».

«La quarta riguarda la riconversione di una quota della residenzialità di lungo periodo verso progetti personalizzati di abitare supportato, attraverso il metodo del budget di salute, che ha già dimostrato efficacia e sostenibilità. La quinta, infine, è inserire un insieme di indicatori di salute mentale tra gli indicatori core del Nuovo Sistema di Garanzia e rendere la trasmissione completa dei dati SISM un adempimento LEA».

«Bisogna istituire una regia nazionale stabile, dotata di poteri di indirizzo e verifica, per accompagnare le Regioni che si trovano maggiormente in difficoltà. Franco Basaglia ci ha ricordato che l’impossibile può diventare possibile. Gli strumenti tecnici per farlo ci sono e le migliori esperienze regionali lo dimostrano. Al Governo, al Parlamento e alle Regioni chiediamo di trasformare queste azioni in diritti esigibili in ogni territorio, al più presto. Una persona con un disturbo mentale grave – conclude Starace – non può ricevere cure diverse a seconda della Regione in cui vive».

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di Bernardino Ziccardi

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