Curare le cause profonde dell’obesità: il percorso parte dal paziente

L’evento formativo di B-Sanità e OMCeO mostra come l’ETP cambi la cura e abbatta lo stigma di una patologia che affligge 6 milioni di italiani
L’evento formativo di B-Sanità e OMCeO mostra come l’ETP cambi la cura e abbatta lo stigma di una patologia che affligge 6 milioni di italiani

Il 18 settembre la sede dell’Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) della Provincia di Roma ha ospitato l’evento formativo Curare le cause profonde dell’obesità, promosso da B-Sanità con il patrocinio dell’OMCeO. Si è trattato di un progetto di educazione terapeutica per ridurre lo stigma e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da obesità. Maria Grazia Tarsitano, Professoressa associata di Endocrinologia all’Università San Raffaele di Roma e Responsabile della Commissione ECM dell’OMCeO, ha moderato il pomeriggio coadiuvata da Enrico Prosperi, Presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica e Professore di Educazione Terapeutica nell’ambio clinico e ospedaliero presso l’Università Europea di Roma.

L’iniziativa ha riunito specialisti di endocrinologia, nutrizione, psicologia e disturbi del comportamento alimentare, insieme ai rappresentanti delle associazioni dei pazienti. Tre blocchi hanno scandito i lavori: l’obesità come malattia cronica e recidivante, l’educazione terapeutica come diritto della persona e il ruolo di operatori, associazioni e pazienti. Infine, un momento esperienziale dell’Educazione Terapeitica del Paziente (ETP) guidato dal Dott. Prosperi ha chiuso la giornata.

L’utilità del corso sta nel metodo. Il gruppo di lavoro di B-Sanità non si limita a informare: punta a costruire un modello di formazione che porti interventi di vera educazione terapeutica dentro i servizi, dove i professionisti incontrano ogni giorno le persone con obesità.

Più nello specifico, oltre a un’infarinata generale sull’obesità, il corso era incentrato su come inserire l’ETP nel percorso di cura. L’ETP è un processo di apprendimento continuo e strutturato, centrato sulla persona con malattia cronica. Un’equipe interdisciplinare adeguatamente formata lo conduce per migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita. Il paziente sta al centro e non riceve soluzioni preconfezionate.

L’obesità è una malattia cronica, non una colpa

Fino a poco tempo fa molti consideravano l’obesità un semplice fattore predisponente. Oggi, invece, la comunità scientifica la riconosce come malattia cronica, recidivante e complessa. La Dott.ssa Tarsitano ricorda le conseguenze: la persona con obesità sviluppa più facilmente diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e patologie oncologiche. Curare l’obesità significa quindi ridurre l’incidenza di molte altre malattie non trasmissibili.

I numeri fotografano la dimensione del problema. Nel mondo l’obesità riguarda 950 milioni di persone, di cui 6 milioni in Italia (pari all’11-12% della popolazione), e coinvolge un terzo della popolazione infantile. Aggiungendo il sovrappeso, circa metà degli italiani ha un problema di peso.

Il linguaggio della cura deve cambiare di conseguenza. Non si guarisce dall’obesità: si va in remissione. Sul piano metabolico il paziente resta sempre obeso, e l’obiettivo consiste nel raggiungere la remissione e nel mantenerla. Gli studi, infatti, seguono i pazienti anche per cinque o dieci anni proprio per questo motivo.

Su questa strada pesa lo stigma. Molti considerano ancora le persone con obesità pigre, poco attente all’alimentazione e incapaci di seguire una dieta. Lo stereotipo è completamente sbagliato: i fattori in gioco sono infiniti e includono l’epigenetica, che agisce già prima della nascita. In aggiunta, lo stigma ha un impatto psicosociale comprovato e peggiora ulteriormente la salute di chi vive con la malattia.

Un’altra tematica da affrontare è quella della sostenibilità economica. I farmaci analoghi del GLP-1 hanno un costo, e mentre per il diabete il farmaco è convenzionato, per l’obesità non accade lo stesso. Così i pazienti imboccano spesso la strada della chirurgia al posto della terapia farmacologica. Il Sistema Sanitario Nazionale deve scegliere dove investire, e al Ministero della Salute gruppi di studio lavorano per stabilire chi trattare, quando e come.

Mettere la persona al centro con l’ETP

Prosperi descrive l’ETP come un percorso esperienziale. Aiuta la persona a sviluppare competenze, a conoscere meglio la propria malattia e a gestirne i momenti critici. Medici, psicologi, nutrizionisti e fisioterapisti costruiscono il percorso insieme al paziente e per farlo condividono metodologie, linguaggio e obiettivi. Il peso non resta l’unico traguardo: «L’obiettivo deve essere soprattutto aiutarlo ad avere una vita che sia veramente degna di essere vissuta» ha sottolineato Prosperi. evidenziando anche come la letteratura ne abbia dimostrato l’impatto sulla gestione dell’obesità e sulle recidive.

La Carta dei diritti e dei doveri della persona con obesità indica tre diritti fondamentali: l’accesso all’educazione terapeutica, la costruzione di schemi di cura personalizzati e condivisi e la formazione all’ETP del personale sanitario. Il Piano Nazionale Cronicità richiede già questo intervento, ma serve renderlo davvero operativo ed è qui che fallisce il SSN. Il paziente concorda il percorso con i curanti e non lo riceve dall’alto affinché viva la cura da protagonista attivo e non da soggetto passivo.

Il Presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica ha evidenziato come numerosi studi scientifici appurino l’efficacia dell’ETP. Eppure, la sua applicazione incontra numerosi ostacoli: scarsa formazione, una medicina centrata sulla malattia, resistenza al cambiamento, difficoltà del sanitario ad abbandonare l’atteggiamento prescrittivo e mancanza di una cultura del lavoro d’equipe.

Per voltare pagina il gruppo di lavoro indica cinque strade: formazione universitaria e post-universitaria, l’ETP tra i criteri che definiscono la qualità dei servizi, criteri di valutazione dei programmi, linee guida e coinvolgimento dei pazienti nella co-progettazione. La sfida ora consiste nel tradurre queste indicazioni in pratica quotidiana nei servizi, coinvolgendo le stesse persone con obesità nella progettazione dei percorsi.

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di Arrigo Bellelli

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