Articolo a firma di Danilo Pasini, Roberto Di Bella, Renzo Ricci, Federico Pompei, Barbara Pelos, Cristiana Baggiani, Floriana Simeone, Iuri Dotta, Saverio Proia, Emanuele Franceschetti, Lorenzo Giovanelli
L’Educazione Continua in Medicina (ECM) rappresenta oggi uno degli strumenti essenziali per il mantenimento della qualità del sistema sanitario e per la crescita professionale degli operatori, come evidenziato da numerosi studi che correlano l’aggiornamento continuo al miglioramento degli esiti clinici e organizzativi (Cervero R.M., Gaines J.K. 2015; Johnson L.M. et al., 2019).
In Italia, l’obbligo di formazione continua è stato introdotto con il D. Lgs. 502/1992 e successivamente integrato dal D. Lgs. 229/1999. Il programma nazionale ECM, avviato nel 2002, è oggi governato dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua (CNFC), compresi i vari gruppi di lavoro ed organismi ad essa connessi, coadiuvata nelle sue attività dall’Age.Na.S. e dal Co.Ge.A.P.S., ciascuno dei quali assolve a precise attività assegnate dalla normativa vigente.
Il sistema ECM in Italia e il ruolo attuale degli Ordini professionali
Alla luce dell’evoluzione normativa degli ultimi anni, tra cui il principio di sussidiarietà e le disposizioni introdotte dalla Legge 3/2018, appare sempre più opportuno interrogarsi sul ruolo degli Ordini professionali all’interno di questo sistema. In particolare, emerge una riflessione: è giunto il momento di superare la funzione degli Ordini come meri enti certificatori e controllori del percorso formativo, riconoscendo loro una maggiore autonomia nella progettazione ed erogazione della formazione, intesa come possibilità di gestire direttamente una quota definita di crediti ECM, nel rispetto di criteri qualitativi e limiti normativi condivisi a livello nazionale.
Attualmente, il sistema ECM si basa in larga parte sull’accreditamento dei provider, che rappresentano il passaggio obbligato per l’attribuzione dei crediti formativi. Questo modello, se da un lato garantisce standard qualitativi uniformi, dall’altro introduce vincoli organizzativi ed economici che possono limitare la capacità degli Ordini di rispondere in modo tempestivo e mirato ai bisogni formativi degli iscritti, come avviene nei casi in cui tempi e costi di accreditamento rendano difficile l’attivazione rapida di eventi su tematiche emergenti.
Ordini professionali, fabbisogni formativi e ipotesi di maggiore autonomia
Gli Ordini professionali, infatti, non solo monitorano i fabbisogni formativi del territorio, ma intrattengono relazioni strutturate con il mondo accademico e partecipano ai processi di abilitazione all’esercizio professionale. Attraverso le Commissioni d’albo, essi possono contribuire a colmare eventuali disallineamenti tra formazione universitaria e competenze richieste nella pratica professionale.
Alla luce del loro ruolo di enti sussidiari dello Stato, si potrebbe quindi ipotizzare un’evoluzione del sistema che riconosca agli Ordini la possibilità di organizzare eventi formativi e attribuire crediti ECM in autonomia, eventualmente attraverso una revisione dell’attuale impianto normativo o valorizzando margini di flessibilità già presenti. Ciò consentirebbe di rafforzare la loro funzione non solo come garanti del percorso formativo post-base, ma anche come soggetti attivi nella sua costruzione.
Le potenzialità di un sistema più flessibile sono evidenti, con ricadute positive non solo per i professionisti sanitari, ma anche per il sistema sanitario e per i cittadini, grazie a prestazioni più aggiornate ed efficaci. In particolare, gli Ordini potrebbero aumentare il numero di eventi formativi, ridurre i costi legati all’organizzazione, progettare percorsi più aderenti alle esigenze locali e sviluppare iniziative altamente specialistiche garantendo l’adeguatezza della formazione post-base in relazione alla continua evoluzione tecnologica e quindi alla professione di appartenenza, soprattutto nei contesti multiprofessionali.
Formazione integrata, One Health e criticità del sistema attuale
Per gli Ordini che rappresentano più professioni sanitarie, si aprirebbero inoltre spazi rilevanti per la costruzione di percorsi formativi integrati, capaci di rispondere alle sfide della sanità contemporanea, oltre alla futura e promettente possibilità, ove condivisa, di promuovere collaborazioni inter-ordinistiche finalizzate allo sviluppo di una formazione realmente trasversale, ispirata al modello socio-sanitario One Health (Destoumieux-Garzón et al., 2018; World Health Organization et al., 2021).
Non si può tuttavia ignorare, nella nostra realtà, la presenza di interessi economici rilevanti, legati ai soggetti che operano nel sistema dell’accreditamento e dell’organizzazione degli eventi formativi. È quindi legittimo interrogarsi su quali possano essere le motivazioni di eventuali resistenze a una proposta che mira, almeno in linea teorica, a migliorare l’accesso alla formazione e a rafforzare il ruolo istituzionale degli Ordini.
Possibili riforme dell’ECM e sperimentazioni per una maggiore flessibilità
Una riforma in questo senso richiederebbe un percorso graduale e ben regolamentato, che potrebbe iniziare con progetti pilota o sperimentazioni controllate su base territoriale o professionale. Il sistema attuale trova il proprio riferimento nell’Accordo Stato-Regioni del 2 febbraio 2017, che disciplina in modo puntuale il funzionamento dell’ECM. Tuttavia, il tema di una maggiore valorizzazione del ruolo degli Ordini è già presente nel dibattito istituzionale. Una possibile evoluzione potrebbe prevedere l’avvio di sperimentazioni che consentano agli Ordini di gestire direttamente una quota limitata di crediti ECM, mantenendo al contempo un sistema di verifica nazionale.
Va inoltre ricordato che già oggi un Ordine provinciale può diventare provider ECM, a condizione di soddisfare specifici requisiti organizzativi, scientifici, strutturali (ad es. il sistema informatico, nel caso in cui si intenda programmare eventi ECM in modalità FAD) e di qualità. Si tratta tuttavia di un percorso che comporta costi e complessità organizzative non trascurabili, inclusi investimenti in strutture, personale qualificato e sistemi di gestione dei crediti. Quando ben strutturato, può comunque consentire la realizzazione di percorsi formativi mirati e soprattutto coerenti con i bisogni del territorio, del sistema sanitario regionale.
Verso un “welfare formativo”: evoluzione del ruolo degli Ordini e prospettive future
In questa prospettiva, un ulteriore sviluppo potrebbe essere rappresentato da un maggiore coinvolgimento delle Federazioni nazionali, che potrebbero configurarsi come hub centralizzati di un vero e proprio welfare formativo, inteso come un sistema strutturato di servizi accessibili, sostenibili e di qualità per gli iscritti. Questo approccio permetterebbe di coniugare qualità, sostenibilità economica e accessibilità, rafforzando il sistema ordinistico nel suo complesso.
L’idea di riconoscere agli Ordini professionali una maggiore autonomia nella formazione ECM non appare quindi priva di fondamento. Al contrario, si inserisce in un processo più ampio di evoluzione del loro ruolo, sempre più orientato alla tutela attiva della qualità professionale. Resta aperta la questione di come bilanciare autonomia, qualità e sostenibilità del sistema. È tuttavia proprio da queste riflessioni e da questo confronto che può emergere un modello più moderno, flessibile e realmente aderente ai bisogni dei professionisti sanitari e, in ultima analisi, dei cittadini.
