La sanità digitale italiana è cresciuta senza una visione sistemica. Piattaforme non interoperabili e telemedicina senza tariffe ne limitano l’impatto.
Il Libro Bianco chiede un’architettura nazionale del dato, l’integrazione della telemedicina nei PDTA e sistemi clinici centrali.
Il digitale deve rafforzare la relazione di cura, non sostituirla. In particolare, serve un Territorio nativamente digitale: telemedicina e teleconsulto devono diventare standard assistenziali nei percorsi di cura, con tariffe certe che garantiscano la sostenibilità.
PNRR digitale e sanità: sintesi critica
Un PNRR più tecnologico che strategico
Il PNRR digitale ha introdotto nella sanità italiana numerosi strumenti e piattaforme, come il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, la telemedicina, il cloud e soluzioni di interoperabilità. Tuttavia, l’intervento si è concentrato prevalentemente sull’adozione tecnologica e sul rispetto delle scadenze, senza una vera strategia complessiva di semplificazione dei processi, di riforma del sistema sanitario e dei modelli di cura.
Digitale senza trasformazione organizzativa
La digitalizzazione non è stata accompagnata da una profonda revisione dei processi clinici, assistenziali e amministrativi. In molti casi, gli strumenti digitali si sono innestati su modelli organizzativi tradizionali, limitandone l’impatto reale su continuità assistenziale, presa in carico e integrazione ospedale–territorio e creando ancora più burocrazia.
Governance dei dati sanitari debole
Un punto critico riguarda l’assenza di una governance unitaria dei dati sanitari. Il PNRR ha moltiplicato sistemi e flussi informativi senza chiarire pienamente responsabilità, utilizzo strategico del dato clinico e integrazione tra livelli nazionali, regionali e aziendali, con rischi di frammentazione e scarsa valorizzazione del patrimonio informativo.
Regioni e aziende sanitarie come esecutori
Regioni e aziende sanitarie sono state spesso chiamate ad attuare progetti definiti centralmente, concentrandosi sugli adempimenti amministrativi e sulla rendicontazione. Questo ha ridotto lo spazio per una progettazione aderente ai reali bisogni clinici e organizzativi dei territori.
Rischio di scarsa sostenibilità futura
La mancanza di una visione di lungo periodo pone interrogativi sulla sostenibilità delle soluzioni digitali dopo la fine dei finanziamenti PNRR. Senza modelli stabili di governance, competenze e finanziamento, molte iniziative rischiano di rimanere sottoutilizzate o di perdere efficacia nel tempo.
Il nodo dell’impatto su cittadini e pazienti
Il criterio decisivo, ovvero il miglioramento misurabile della qualità delle cure e dell’esperienza di cittadini e pazienti, resta debole. Il rischio è quello di una sanità digitalizzata negli strumenti, ma non trasformata nei risultati.
Sintesi conclusiva
In chiave sanitaria, il PNRR digitale appare come un grande intervento infrastrutturale che non si è tradotto automaticamente in una riforma del SSN. Senza una strategia di sanità digitale fondata su governance, organizzazione, competenze e uso del dato, il digitale rischia di restare un mezzo e non un motore di cambiamento.
I Suggerimenti per una sanità veramente digitale
Di seguito i suggerimenti degli esperti di Welfair 2025: Infrastrutture, competenze e governance: passare dalla logica dell’adempimento alla cultura del dato per un SSN connesso e predittivo.
Tutte le prestazioni sanitarie devono confluire nel FSE
Nell’interesse della collettività e per garantire maggior efficacia nella ricerca, nella programmazione e nell’aderenza alla cura, rafforzare la legge n. 25/2022 ed il Decreto Ministeriale del 7 settembre 2023 prevedendo che tutte le prestazioni sanitarie, pubbliche e private, vengano inserite nel FSE.
Consenso ai dati sanitari: da opt-in a opt-out
Per il Consenso al Trattamento dei Dati, si evidenzia il progresso delle regioni italiane, tuttavia, emerge un problema culturale significativo, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, dove solo una piccola percentuale di cittadini (circa l’1-2%) ha prestato il consenso al trattamento dei dati sanitari. È del tutto evidente che senza un’adozione dei consensi su larga scala la sanità digitale sarà compromessa. Pertanto, per l’uso del FSE, dell’EDS e per la donazione organi e tessuti, si suggerisce di capovolgere il paradigma: così come già accade per l’anagrafe tributaria, dove tutti i cittadini aderiscono alla nascita, si dovrebbe fare lo stesso per i consensi in sanità, lasciando, ovviamente al cittadino la possibilità di opposizione. D’altronde l’art. 32 della Costituzione dichiara che la sanità è un bene nell’interesse della collettività e non solo del singolo.
Il dato clinico muore ad ogni passaggio digitale
Il futuro della gestione della cronicità (e ancor più della multicronicità) dipende dunque dalla nostra capacità di trasformare la tecnologia in un abilitatore di collaborazione. Non si tratta di sostituire il rapporto umano con il digitale, ma di usare il digitale per rafforzare la rete umano-professionale che circonda ogni persona. Oggi un valore clinico nasce digitale in un ambulatorio, ma muore appena tocca il confine di quel sistema proprietario.
Diventa un PDF inerte o carta stampata. Arriva sulla scrivania del medico e deve essere manualmente rianimato dalle sue dita per tornare a vivere nella cartella clinica. Quando lo stesso paziente va da uno specialista, il dato morirà di nuovo, e un altro collega dovrà rianimarlo una terza volta con il proprio inesorabile ticchettio sulla tastiera. E questo non è solo un fastidio burocratico: è un errore di architettura dei sistemi. L’obiettivo non deve essere digitare più velocemente ma un sistema che conosca già il dato prima che il paziente si sieda.
Per questo motivo è molto forte è il dibattito sull’implementazione del Profilo Sanitario Sintetico (o Patient Summary) che è delegato al MMG o PLS. I dati, per la stragrande maggioranza, possono essere reperiti in altre banche dati esistenti o dai referti fatti dai medici specialisti, vanno realizzati strumenti di implementazione automatica.
App sanitarie disomogenee, serve un servizio nazionale unico
Le app sanitarie per i cittadini sono applicazioni per dispositivi mobili che offrono vari servizi e informazioni nel campo della salute, come accesso a documenti sanitari, prenotazione di visite, gestione di terapie e monitoraggio dello stato di salute a scopo di prevenzione. Per evitare disparità tra territori sarebbero utili delle linee guida che uniformino i servizi o meglio, sarebbe utile un servizio di comunicazione nazionale (che superi WhatsApp e similari) e che garantisca uniformità in tutta la nazione.
Meno sistemi duplicati, più investimenti sul clinico
L’abbandono dei sistemi amministrativo/contabili verticali sulle singole aziende sanitarie permetterebbe una maggiore concentrazione degli investimenti tecnologici sui sistemi informativi clinici. La Sanità, come seconda voce di spesa dello Stato, è spesso preda di una spesa improduttiva, che non risparmia il settore ICT, e che genera posti di lavoro che potrebbero essere definiti come ammortizzatori sociali. Per rendere più esaustivo il concetto proviamo a fare degli esempi: tutti i Comuni italiani hanno la stessa normativa che regola il loro funzionamento, eppure abbiamo 7.904 sistemi informativi diversi nel nome della libera concorrenza, stesso ragionamento si potrebbe fare per i sistemi amministrativo/contabili delle Aziende sanitarie pubbliche. Un approccio sistemico non solo porterebbe dei risparmi in termini economici ma consentirebbe di garantire l’interscambio del personale con maggior efficacia nella gestione complessiva ed inoltre garantirebbe un maggior impegno da parte dell’industria verso i sistemi informativi clinici, che sono la vera risorsa per una sanità sostenibile.
La telemedicina, i PDTA mancanti e le società scientifiche
La telemedicina non è prevista nei Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) e, se questo vuoto normativo non verrà colmato rapidamente, non la userà mai nessuno. Serve uno sforzo da parte delle società scientifiche.
La telemedicina, le tariffe sono un nodo economico irrisolto
Senza le tariffe la telemedicina non può sostenersi, nessun professionista, ma anche nessuna Azienda Sanitaria, attiverebbe una prestazione senza una tariffa. Ed anche qui occorre sbrigarsi in questo senso, perché una volta finite le risorse del PNRR, le tariffe saranno l’unico modo per sostenere la telemedicina. La situazione, in questo senso, è frammentata, le Regioni in piano di rientro non possono toccare le tariffe, neanche volendo, le altre Regioni per ora hanno tariffato esclusivamente la televisita ma non hanno tariffato il teleconsulto, che invece sarebbe un asset fondamentale come, ad esempio, il medico di medicina generale che sente lo specialista senza bisogno di mandargli il paziente in visita.
La telemedicina ed i vincoli tecnologici
Gli ingegneri clinici sollevano preoccupazioni specifiche sulla certificazione.
Oggi ogni piattaforma è certificata come dispositivo medico ed ha una lista di dispositivi definiti con marca e modello correndo il rischio di ridurre sia il numero dei player sia dei dispositivi connessi in telemedicina. Servono standard per aprire questo mercato alla libera concorrenza.
Il problema dei problemi
Le aziende sanitarie e le regioni, per rispettare le tempistiche del PNRR, hanno dovuto, obtorto collo, firmare dei collaudi molto generosi. È necessaria una strategia condivisa per terminare, amalgamare e valorizzare quanto è stato fin qui commissionato e parzialmente realizzato al fine di dare valore, ai dati ed alle applicazioni, per i pazienti, gli operatori e le aziende sanitarie.
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