Tecnologia sanitaria, telemedicina, e territorio: come le Direzioni Generali possono guidare l’innovazione organizzativa

Dalla decretazione d’urgenza alla pratica clinica: come la pandemia ha accelerato l’innovazione nella sanità
Tecnologia sanitaria, telemedicina, e territorio: come le Direzioni Generali possono guidare l’innovazione organizzativa

Articolo a cura di Eva Colombo, Direttrice della struttura complessa “Gestione, Sviluppo e Formazione Risorse Umane” dell’ASST Lariana

Una forte accelerazione nell’implementazione di sistemi di telemedicina, già presente sul mercato da anni, basta pensare ai sistemi di telerefertazione, si è avuta, come in epoca COVID con le piattaforme per il monitoraggio e la gestione degli assistiti e le app di tracciamento dei contatti e di allerta che hanno modificato i modelli tradizionali di assistenza.  

Si è trattato di un periodo in cui vi è stata una innovazione profonda nell’assistenza, con la raccolta dei dati sanitari dei pazienti e la creazione di grandi banche dati, implementate grazie all’ausilio della tecnologia. In quel periodo la necessità di isolamento e la paura hanno determinato un radicale cambio culturale nella relazione medico – paziente sviluppando un modello di assistenza “a distanza” senza precedenti, che nel contesto storico antecedente la pandemia non avrebbe mai fatto presa. 

Pandemia, norme e organizzazione

Il momento storico, la necessità, hanno determinato una produzione normativa attuata mediante la decretazione di urgenza ed è cambiato il mondo sanitario. Le persone inizialmente hanno accolto l’innovazione tecnologica con diffidenza e poi sempre più come la normalità ed è diventata “prassi”. La domanda che viene lecita è questa: viene prima l’innovazione tecnologica o l’innovazione organizzativa? Chi promuove l’innovazione? È il Direttore Generale o gli operatori? I fatti ci dimostrano che il contesto storico della pandemia ha fatto nascere nuove esigenze ovvero quelle di monitorare i pazienti senza averli vicino, senza un approccio diretto con loro. 

Se ci si pensa, è stato un cambiamento culturale nato dalla necessità e i primi a capire che era necessario fare qualcosa di nuovo, sono stati gli operatori, che si sono adeguati alle esigenze del momento, hanno cambiato la “cultura del modello assistenziale” e i cambiamenti organizzativi sono stati una naturale conseguenza. D’altra parte, in ogni epoca, in ogni contesto storico, durante le crisi, è dimostrato che soltanto coloro che si “evolvono”, che riescono ad adattarsi al cambiamento, possono sopravvivere.

Organizzazione, persone e adattamento

Quindi anche il personale delle Aziende sanitarie o si adeguava al nuovo modo di lavorare, di relazionarsi con i pazienti, cambiava mentalità o rischiava (se non direttamente impegnato sul campo nei reparti di degenza) di rimanere inattivo. E infatti è stato un periodo in cui vi sono state anche molte defezioni di medici di medicina generale e di specialisti ambulatoriali, che non sono riusciti ad adeguarsi al contesto e, se possibile, si sono ritirati dall’attività lavorativa.  

Il particolare contesto storico ha determinato la propensione all’innovazione organizzativa dell’assistenza che è stata anche supportata dall’innovazione tecnologica. Ciò che ha caratterizzato quel momento è che accanto all’innovazione tecnologica c’è stato il coinvolgimento delle persone nel cambiamento dei processi e delle procedure. In un momento di forte difficoltà, a tutti i livelli, le persone si sono reinventate, si sono sentite “ingaggiate”. Ognuno ha apportato la propria esperienza maturata in anni di lavoro. 

Da parte loro le Direzioni hanno dovuto attivare investimenti, ripensare l’organizzazione. In quel momento non si è attuata una mera “informatizzazione” e “tecnologizzazione” dell’assistenza: si sono studiati, attuati e progressivamente migliorati i processi: «Se, in relazione al paziente, si verifica questa circostanza, mi comporto in questo modo… se invece si verifica quest’altra cosa, mi comporto in quest’altro modo». Si convocavano riunioni per riorganizzare il sistema e forte è stato il coinvolgimento e l’impegno condiviso delle Direzioni strategiche e dei loro collaboratori. 

Il quadro normativo e il PNRR

Una ulteriore spinta verso la telemedicina si ha nel luglio 2021 quando viene approvato dal Consiglio dell’Unione Europea il PNRR, di cui la Missione 6 che riguarda le reti di prossimità e la telemedicina, è quella che interessa le Aziende Sanitarie. Nell’agosto 2021 il MEF individuava gli obiettivi e le scadenze semestrali per l’attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nel gennaio 2022 c’era il riparto dei fondi tra le Regioni. L’Allegato 1 del DM 77/2022, individuava poi gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza territoriale. 

E allora ritorniamo alla domanda posta in premessa: viene prima l’innovazione tecnologica o l’innovazione organizzativa? Per sviluppare una medicina di prossimità vi è innanzitutto la necessità di intercettare i bisogni della popolazione che si trova sul territorio dove l’assetto demografico non è omogeneo: vi sono aree in cui la popolazione è più giovane perché in quell’area vi sono più attività produttive e aree dove la popolazione è più ridotta e più anziana. È ovvio che queste aree hanno esigenze diverse.  

Ebbene il bisogno di rispondere alle necessità delle persone, porta alla considerazione che, in primo luogo vi è necessità di capire ciò di cui questa popolazione ha bisogno e in ragione di ciò orientare l’offerta. Non è più quindi una sanità che si pone in attesa, ma una sanità che deve farsi proattiva nel rispondere alle necessità, al bisogno di salute, attraverso nuovi modelli organizzativi e relazionali. 

La sfida della sanità di prossimità

È questa la vera sfida che i Direttori Generali si trovano ad affrontare: offrire alla popolazione ciò di cui le persone hanno bisogno, accompagnando gli operatori in un percorso di crescita professionale e culturale che non si può imporre, ma che deve maturare e crescere spontaneamente, sul campo, con la sperimentazione, gli errori, il progressivo miglioramento. È questa la vera sfida, perché è un dato di fatto che ciò che viene imposto senza essere prima “interiorizzato”, cessa di essere attuato non appena l’imposizione forzata viene meno. 

Vi è sempre più la necessità di sviluppare una medicina di prossimità, sia attraverso l’utilizzo della telemedicina sia attraverso nuovi modelli organizzativi. Quale migliore strategia per le Direzioni strategiche se non nel “costruire insieme” agli operatori? E allora la risposta alla domanda è che la tecnologica è la naturale conseguenza delle nuove organizzazioni: non una tecnologia che viene “costruita” e poi proposta alle Aziende, ma una tecnologia che risponde alle necessità delle Aziende, che si evolve, si adegua alla richiesta del “cliente”. 

In Lombardia l’input che è stato dato è stato quello di implementare i Piani di sviluppo del territorio e la telemedicina e per ottenere un obiettivo così ambizioso è fondamentale la collaborazione di tutti gli operatori, il lavoro di squadra. Da qui la necessità di organizzare incontri tra il Direttore Socio-Sanitario, dominus dell’implementazione dell’assistenza territoriale e i Direttori di Distretto, tra i Direttori di Distretto e i Direttori delle Strutture Complesse Distrettuali, tra costoro e i Direttori delle Strutture Complesse Ospedaliere, affinché tutti fossero a conoscenza dell’obiettivo da conseguire. 

Governance territoriale e lavoro di rete

In ASST Lariana accanto a questi incontri tra addetti dell’Azienda si sono implementate sedute istituzionali con organismi esterni, come per esempio l’Organismo Consultivo Distrettuale, istituito con apposita deliberazione e il cui funzionamento è disciplinato da apposito Regolamento. Tale Organismo, coordinato dal Direttore di Distretto, raggruppa in sé i responsabili delle AFT, i referenti degli ambiti e degli uffici di Piano, i rappresentanti delle Associazioni e della ASST (come per esempio la Gestione Operativa, la Direzione Medica di Presidio, la Direzione delle Professioni Sanitarie) con l’obiettivo di: 

  • Raccogliere le esigenze del territorio 
  • Attivare dei gruppi di lavoro per obiettivi specifici 
  • Collaborare alla progettazione di servizi 
  • Collaborare nella programmazione di campagne di prevenzione 
  • Promuovere progetti di miglioramento 

Tutto ciò costituisce la base preliminare per l’implementazione e la messa a regime dell’Infrastruttura Regionale di Telemedicina connessa alla Piattaforma Nazionale di Telemedicina. 

Il Piano di avvio di tale infrastruttura, con la finalità di mettere a regime la televisita (di controllo per pazienti con patologie croniche), la telerefertazione e il teleconsulto (tra MMG PLS e specialisti ospedalieri) nelle varie Aziende lombarde è un obiettivo dei Direttori Generali.

Persone, competenze e futuro della sanità

Questo dimostra che le vere risorse, il vero motore del cambiamento sono le persone, in primo luogo, quelle che manifestano un bisogno, in secondo luogo quelle che devono attivarsi per trovare risposte a questo bisogno. E la necessità di innovazione tecnologica è la naturale conseguenza della volontà espressa dalle persone di trovare risposte. 

A loro volta i pazienti, in un momento in cui è impossibile trovare risposte di assistenza sanitaria “sotto casa” per assenza di medici, soprattutto di medicina generale nelle aree periferiche, si adattano. A sua volta non è possibile fare innovazione tecnologica se non vi sono competenze e se le persone non sono pronte ad accogliere il cambiamento: da qui non solo la necessità di nuove professionalità ma anche l’accompagnamento delle persone alla “novità”. 

Il cambiamento culturale e tecnologico deve necessariamente essere accompagnato da un cambiamento normativo e organizzativo. È impossibile fare telemedicina senza un progressivo adeguamento della normativa sulla privacy. Contemporaneamente, occorre prevedere nei CCNL non soltanto nuove figure professionali, ma anche remunerazioni adeguate al livello di preparazione richiesto ai professionisti. Il mondo sanitario è cambiato, non è possibile pensare di affrontare il futuro con i profili professionali tradizionali: occorre ripensare i professionisti necessari per accompagnare il cambiamento. L’AI stessa merita un progressivo adeguamento della legislazione in materia di responsabilità sanitaria. 

I temi da affrontare ora sono innumerevoli e le Direzioni Generali devono porsi come soggetti facilitatori del cambiamento all’interno delle Aziende e portatori delle istanze di adeguamento normativo nei confronti dei soggetti istituzionali preposti, affinché vi sia da parte loro la consapevolezza che l’innovazione tecnologica non si fa soltanto investendo capitali in AI, ma anche con una legislazione che consenta a organizzazioni e operatori del settore di muoversi liberi dai vincoli che ancora “costringono” il mondo sanitario.

Il contributo della Dott.ssa Colombo fa parte dell’edizione 2025 del Libro Bianco di Welfair, la fiera del fare Sanità.

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di Redazione Bees Sanità

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