Il mese scorso l’Italia ha posto le basi di un progetto coordinato dai Ministeri di cultura e salute: la Conferenza Stato-Regioni ha firmato un protocollo d’intesa finalizzato alla promozione della prescrizione dell’arte. L’iniziativa pone le proprie basi sui recenti studi che attestano come la cultura, in ogni sua forma e fruizione, apporti significativi miglioramenti alla salute e alla qualità della vita di chi ne usufruisce.
Nel commentare l’avvio di questo progetto, la Sottosegretaria al Ministero della cultura Lucia Borgonzoni ha dichiarato: «Le opere d’arte, quelle letterarie e cinematografiche, la musica, gli spettacoli teatrali, le attività nei musei e quelle nei parchi archeologici: la cultura è una risorsa viva e fruirne incide positivamente sul benessere del singolo individuo, con effetti concreti dimostrati in termini di miglioramento della qualità della vita. Finalmente, l’Italia si doterà di uno strumento che, a partire dalle tantissime iniziative intraprese finora sul territorio nazionale, che con l’istituzione di un Tavolo tecnico censiremo per farne tesoro e costruire modelli replicabili su più ampia scala, saprà riconoscere alla cultura anche la capacità di affiancarsi alle cure mediche come strumento terapeutico».
Un quadro al giorno toglie il medico di torno
Ha proseguito la Sottosegretaria: «Si tratta di un tema che seguo con particolare attenzione già dal 2018 e che, come ultima tappa, ha visto il convegno organizzato al Collegio Romano lo scorso giugno, occasione per aprire un confronto fra istituzioni, mondo sanitario, università, operatori culturali e Terzo Settore. L’obiettivo è arrivare a dati univoci, e non più a macchia di leopardo, sull’efficacia della fruizione della bellezza e della prescrizione culturale anche in Italia, a cominciare dal coinvolgimento di persone affette da patologie come quelle neurodegenerative o che soffrono di stati depressivi».
«La bellezza non solo cura ma aiuta a combattere solitudine e sedentarietà. Il mio auspicio è che anche nel nostro Paese si riescano ad avere ricadute sul sistema economico e sociale. Pensiamo alle stime condotte in Gran Bretagna dalla University College of London, secondo cui le attività dei musei coinvolti nella prescrizione di percorsi di arteterapia hanno portato a una riduzione del 37% dei tassi di consultazione dei medici di base e del 27% delle ammissioni ospedaliere. Si calcola che per 1 sterlina investita nelle arti in prescrizione ci sia stato un ritorno che varia da 4 a 11 sterline. Desidero ringraziare per la collaborazione e la sensibilità dimostrata al tema il Ministro Alessandro Giuli, il Ministro Orazio Schillaci e il Governatore Massimiliano Fedriga, in qualità di Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome», ha concluso Borgonzoni.
L’esempio dell’effetto Michelangelo
I benefici del connubio fra arte e salute sono accertati non solo da studi scientifici ma da altri progetti simili avviati nel recente passato. La Fondazione Santa Lucia IRCCS, in collaborazione con la Sapienza, ha unito i grandi capolavori dell’arte alla tecnologia della realtà virtuale per potenziare l’efficacia della neuroriabilitazione a favore di persone che, a seguito di un ictus, hanno subito danni neurologici gravi che comportano la riduzione o la perdita dell’utilizzo di un braccio o di un lato del corpo (ovvero emiplegia).
La realtà virtuale è uno strumento sempre più utilizzato per sfruttare la plasticità del cervello. Attraverso stimoli visivi o anche tattili, esiste infatti la possibilità di incentivare comportamenti positivi, ad esempio un movimento fluido e controllato di una mano su una tela, e di riconoscere movimenti patologici, permettendo al cervello di ripristinare, dove possibile, la corretta funzionalità del movimento.
All’interno di un ambiente di realtà virtuale venne chiesto ai pazienti di muovere un cursore su una tela virtuale di fronte a loro utilizzando la parte del corpo paralizzata a causa della lesione al cervello. I movimenti sulla tela scoprivano l’immagine di un capolavoro artistico, ad esempio la Creazione di Adamo di Michelangelo, la Venere di Botticelli o i Tre Musicisti di Picasso, restituendo, al termine dell’esercizio quando il cursore aveva percorso l’intera tela, l’opera completa.
Rispetto ad un gruppo di pazienti che invece ha effettuato lo stesso esercizio semplicemente colorando la tela bianca, i pazienti che hanno dipinto virtualmente un’opera, hanno riscontrato migliori risultati e un recupero più rapido nel tempo, oltre ad un minore affaticamento al termine della terapia. Siccome nella musico-terapia il risultato analogo viene chiamato effetto Mozart, i ricercatori di questo progetto hanno voluto chiamarlo effetto Michelangelo.
