Quando il dato vale quanto un bisturi

Valorizzare i big data in medicina vascolare significa ridurre i costi, formare i chirurghi e comprendere la reale misura del lavoro clinico

Il rapporto tra tecnologie digitali e medicina vascolare attraversa oggi una fase di trasformazione profonda, in cui strumenti di analisi avanzata aprono possibilità concrete per la gestione delle patologie e l’organizzazione dell’attività clinica. Domenico Benevento, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Flebolinfologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, affronta il tema a partire dalla pratica quotidiana: come i big data possono incidere sulla gestione delle patologie venose, sull’ottimizzazione dei tempi in sala operatoria e sull’apprendimento delle tecniche chirurgiche. Al centro del ragionamento c’è anche la capacità di rendere visibile alle istituzioni il lavoro reale dei professionisti sanitari, con ricadute dirette sulla spesa pubblica in un contesto di risorse limitate e crescente domanda di innovazione.

La sfida non consiste soltanto nell’adottare nuove tecnologie, ma nel valorizzare correttamente i dati che già esistono, per ridurre i costi dei presidi, contenere le inefficienze ospedaliere e introdurre strumenti diagnostici che trasformano l’incerto in conoscibile. Benevento porta un esempio concreto legato alla predizione delle crisi aneurismatiche, dove la macchina può integrare e superare i limiti del giudizio umano quando più specialisti faticano a convergere su una risposta definitiva.

Dati, accesso e democrazia sanitaria

Bisogna, quindi, affrontare un problema strutturale del sistema sanitario italiano: la raccolta e la fruibilità dei dati. Esistono banche dati importanti, come quelle del Programma Nazionale Esiti, che raccolgono informazioni preziose sull’attività clinica nazionale, ma queste rimangono poco accessibili a chi quotidianamente le produce e le alimenta. Domenico Benevento descrive come questa opacità generi un filtro negativo, che non favorisce né la diffusione delle conoscenze né il miglioramento delle pratiche. Il tema tocca anche la dimensione della continuità delle cure: conoscere in tempo reale la storia clinica di un paziente proveniente da un’altra struttura, con tutti i dati disponibili in formato facilmente leggibile, è ancora un obiettivo incompiuto nonostante il Fascicolo Sanitario Elettronico esista già.

Al nodo dell’accessibilità si lega quello della proprietà giuridica dei dati, che appartengono allo Stato e alle Regioni e che quindi richiedono un quadro normativo chiaro per poter essere messi a disposizione dei professionisti. Benevento riferisce di proposte concrete emerse in sede di confronto istituzionale, orientate a realizzare una forma di «democrazia sanitaria» dei dati, con un ruolo attivo dell’Istituto Superiore di Sanità nel rendere capillare la conoscenza di chi fa cosa, riducendo errori, complicanze e sprechi.

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di Arrigo Bellelli

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