La sostenibilità in sanità non può più essere letta come un tema esclusivamente ambientale. La riduzione delle emissioni, la gestione responsabile delle risorse e la diminuzione degli sprechi sono elementi fondamentali, ma rappresentano solo una parte di una trasformazione più ampia che coinvolge anche la dimensione sociale e quella della governance.
Perché un’organizzazione sanitaria possa definirsi realmente sostenibile deve essere in grado di integrare tre prospettive: la tutela dell’ambiente, la sicurezza e il benessere delle persone (pazienti e professionisti) e una capacità di governare i processi attraverso dati, obiettivi misurabili e criteri trasparenti.
Un approccio che sta entrando sempre più anche nel mondo del medical device, dove le aziende produttrici sono chiamate a misurare e ridurre il proprio impatto lungo tutta la catena del valore, collaborando con fornitori ed erogatori sanitari.
Ne parliamo con Chiara Mariano, Marketing Manager e Sustainability Lead di Mölnlycke Health Care Italia.
La sostenibilità è diventata un tema strategico per il settore sanitario. Qual è il primo elemento da considerare?
«La misurabilità è il punto di partenza. Non possiamo dimostrare di aver generato un impatto positivo se, prima, non sappiamo misurare con precisione quale sia la nostra impronta e quali siano le aree sulle quali intervenire per ridurla.
Nel mondo healthcare questo approccio sta diventando sempre più rigoroso: non è sufficiente dichiarare un impegno, ma occorre essere in grado di dimostrare l’impatto delle proprie azioni attraverso metodologie riconosciute, standard condivisi, monitoraggio delle performance e verifiche indipendenti».
Quando parliamo di riduzione dell’impatto ambientale, il tema centrale è, spesso, quello della decarbonizzazione. Da dove si parte?
«Il primo passo è la misurazione delle emissioni di gas serra. Il riferimento internazionale è il GHG Protocol, che suddivide le emissioni in tre grandi categorie: Scope 1, Scope 2 e Scope 3.
- Lo Scope 1 riguarda le emissioni dirette generate da fonti possedute o controllate dall’organizzazione, come ad esempio i combustibili utilizzati direttamente.
- Lo Scope 2 comprende invece le emissioni indirette legate alla produzione dell’energia acquistata, come elettricità e riscaldamento.
- Lo Scope 3, che oggi rappresenta una delle sfide più rilevanti per il settore sanitario, include tutte le altre emissioni indirette generate lungo la catena del valore: dall’approvvigionamento delle materie prime all’acquisto di beni e servizi, dal trasporto fino alla gestione del prodotto dopo il suo utilizzo.
Nel settore sanitario, circa il 70% dell’impronta ambientale complessiva deriva dalla supply chain: lo Scope 3. Produzione, trasporto, utilizzo e smaltimento di beni e servizi sanitari rappresentano, quindi, ambiti nei quali è possibile generare un cambiamento concreto».
Come possono collaborare aziende produttrici e organizzazioni sanitarie?
«Aziende produttrici e aziende sanitarie fanno parte della stessa catena di valore. La riduzione delle emissioni non può essere affrontata da un singolo attore isolato.
Le aziende tecnologiche e produttrici di dispositivi medici hanno la responsabilità di lavorare sui propri processi produttivi, coinvolgendo anche i propri fornitori e chiedendo loro percorsi di riduzione dell’impatto ambientale con obiettivi chiari, misurabili e verificabili.
Allo stesso tempo, le aziende sanitarie possono accelerare questo cambiamento scegliendo partner industriali che abbiano intrapreso percorsi strutturati di decarbonizzazione e che possano dimostrare risultati concreti.
È un rapporto virtuoso: l’industria stimola il miglioramento della propria filiera, mentre la domanda del sistema sanitario orienta il mercato verso modelli produttivi più sostenibili».
Cosa possono fare le aziende sanitarie, in concreto, per aumentare la sostenibilità della supply chain?
«La misurazione è il prerequisito della decarbonizzazione. La validazione da parte di enti terzi indipendenti è fondamentale perché permette di distinguere un impegno reale da un semplice obiettivo dichiarato.
La Science Based Targets initiative (SBTi) rappresenta, oggi, uno dei principali riferimenti internazionali per la definizione di target climatici coerenti con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Il valore aggiunto è quello di fornire un quadro scientifico e metodologico per stabilire obiettivi di riduzione delle emissioni, verificarne la coerenza e monitorarne il progresso nel tempo».
In che modo la sostenibilità può entrare nelle strategie di acquisto delle aziende sanitarie?
«Siamo ancora in una fase di evoluzione. La sostenibilità sta entrando, progressivamente, nei criteri di valutazione, ma spesso manca ancora una piena uniformità sulle metriche da utilizzare.
Una direzione possibile è quella del green public procurement, introducendo criteri premiali nei confronti dei fornitori che dimostrano un percorso concreto: obiettivi ambientali definiti, indicatori misurabili, certificazioni o validazioni esterne in linea con gli standard internazionali».
Quali vantaggi può generare per un’azienda sanitaria intraprendere un percorso di sostenibilità ambientale?
«Oltre al beneficio di immagine esiste un importante valore strategico e organizzativo.
Affrontare la sostenibilità attraverso metodologie riconosciute significa mettere il personale a contatto con nuovi strumenti, tassonomie, linguaggi e visioni internazionali. È un processo che genera crescita delle competenze interne e maggiore capacità di governo.
Inoltre, la sostenibilità ambientale produce effetti anche sulla dimensione sociale e sulla sicurezza delle cure.
Un esempio concreto riguarda la gestione dei materiali e dei rifiuti all’interno degli ambienti sanitari, come le sale operatorie. Processi più rigorosi possono contribuire non solo alla riduzione dell’impatto ambientale, ma anche alla sicurezza degli operatori e dei pazienti, migliorando l’organizzazione degli spazi, la gestione dei flussi, la qualità nell’esperienza di lavoro e la prevenzione dei rischi.
Mitigare il rischio sanitario, a sua volta, ha un impatto favorevole dal punto di vista della sostenibilità perché riduce i ricoveri e le prestazioni aggiuntive che comportano un consumo di risorse e un impatto umano, sociale, ambientale ed economico rilevante. Il rapporto tra sostenibilità e sicurezza è, perciò, reciproco».
La decarbonizzazione è solo una parte della sfida. Quali altri ambiti stanno emergendo?
«La riduzione delle emissioni deve procedere parallelamente ad altri percorsi di miglioramento ambientale, come la transizione verso un modello di economia circolare orientato ad una miglior gestione delle risorse e dei rifiuti generati durante il ciclo produttivo di un dispositivo.
Nell’ambito dei medical device questo tema è particolarmente delicato perché molti materiali, per ragioni di sicurezza e prevenzione delle infezioni, devono essere trattati attraverso processi specifici. Tuttavia, esistono margini di miglioramento: riduzione e recupero dei materiali di scarto dei processi produttivi, anche attraverso lo sviluppo di filiere strutturate di riutilizzo o riciclo, impiego di materie prime a base biologica e packaging per il trasporto riciclabile, utilizzo di elettricità rinnovabile.
Parallelamente, la sostenibilità nelle tecnologie medicali non può prescindere da un approccio olistico e basato sui dati. Un modello capace di coniugare dimensione ambientale, economica e umana, ponendo al centro il paziente e il professionista sanitario con un unico vero obiettivo: l’outcome clinico.
La sostenibilità non è, quindi, una singola azione, ma un percorso continuo che attraversa l’intero ciclo di vita, dalla progettazione alla produzione, fino all’utilizzo e alla gestione del fine vita dei prodotti».
Qual è il messaggio finale per i decisori sanitari?
«La sostenibilità rappresenta, oggi, una leva strategica per ripensare il sistema sanitario nel suo complesso. La domanda da porsi non è soltanto “come possiamo ridurre il nostro impatto?”, ma “come possiamo governare meglio l’intero ecosistema nel quale operiamo?”.
La risposta passa dalla collaborazione tra tutti gli attori e le attrici della filiera, dalla misurazione dei risultati e dalla scelta di partner che abbiano intrapreso percorsi concreti, verificabili e scientificamente fondati. La transizione sostenibile richiede un investimento indispensabile sia da parte delle aziende sia del mondo sanitario per elevare nel medio-lungo periodo la qualità dell’ecosistema di cure in cui operiamo. Solo attraverso questa responsabilità condivisa sarà possibile costruire una sanità più sostenibile, più sicura e più capace di generare valore per pazienti, professionisti e società».
Per saperne di più
Mölnlycke Health Care è un’azienda leader a livello mondiale nello sviluppo di soluzioni mediche. Il loro obiettivo è migliorare i risultati clinici in tutto il mondo, offrendo ai professionisti sanitari gli strumenti e le soluzioni di cui hanno bisogno per ottenere i migliori esiti, sia clinici sia economici.
Ogni professionista sanitario affronta esigenze e sfide specifiche. Per questo, il punto di partenza è sempre l’ascolto: comprendere a fondo le loro necessità è fondamentale per sviluppare soluzioni realmente efficaci e innovative, supportate da solide evidenze cliniche, pensate per rispondere alle esigenze degli operatori sanitari e migliorare la qualità delle cure offerte ai loro pazienti.
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