Il benessere lavorativo degli operatori sanitari può essere recuperato?

La soddisfazione lavorativa è essenziale per prevenire burnout, turnover ed intention to leave. Fattori come motivazione, vocazione e condizioni organizzative adeguate sono elementi decisivi per sostenere il professionista e rafforzare l’assistenza, garantendo qualità e sicurezza delle cure.
La soddisfazione lavorativa è essenziale per prevenire burnout, turnover ed intention to leave. Fattori come motivazione, vocazione e condizioni organizzative adeguate sono elementi decisivi per sostenere il professionista e rafforzare l’assistenza, garantendo qualità e sicurezza delle cure

Uno stato di equilibrio e serenità degli esercenti una professione sanitaria costituisce un indicatore determinante al fine di valutare l’attrattività delle singole professioni sanitarie. Negli ultimi anni è stato fortemente compromesso da una serie di eventi idonei a minare la qualità dell’assistenza e, soprattutto, compromettere lo stato di salute degli operatori stessi.

Stato di salute delle professioni sanitarie

Abbiamo di fronte uno scenario sempre più drammatico, caratterizzato da elevato carico di lavoro, stress cronico e burnout professionale. Quest’ultimo sta diventando uno scoglio capace di provocare problemi di salute ai lavoratori, minore soddisfazione lavorativa, maggior turnover, intention to leave (ITL) e, di conseguenza, una ridotta qualità dell’assistenza clinica per gli utenti (Schaufeli & Buunk, 2003). L’esposizione prolungata a carichi emotivi insieme alla necessità, spesso, di prendere decisioni critiche, sommate ai rischi psicosociali (turni prolungati, lavoro notturno, aggressioni) contribuiscono ulteriormente ai problemi sopra indicati.

L’Australian Institute of Health and Safety ha stimato nel 2019 che l’assenteismo dei lavoratori dovuto a problemi di salute mentale è costato tra i 13 e i 17 miliardi di dollari. Oltre ai rischi individuali in grado di compromettere lo stato di salute, stanno emergendo sempre più scenari nei quali i professionisti lasciano il lavoro, con notevoli ripercussioni economiche. Svariati studi hanno affermato che i principali determinanti dell’ITL si distribuiscono su sei dimensioni:

  • Caratteristiche individuali (età, esperienza, resilienza);
  • Richieste lavorative (stress, carico, conflitti di ruolo);
  • Condizioni contrattuali;
  • Ambiente lavorativo;
  • Relazioni interpersonali;
  • Cultura organizzativa.

Secondo uno studio multicentrico italiano del 2024, un aumento del 10% nell’ITL tra gli infermieri si associa a un incremento del 14% nella mortalità ospedaliera.

Perché è importante salvaguardare il professionista?

La soddisfazione lavorativa:

  • È cruciale per la qualità delle cure;
  • È garanzia di sicurezza e produttività;
  • Fidelizza gli utenti;
  • È propedeutica alla riduzione degli errori;
  • Correla negativamente con l’assenteismo, il turnover e proprio la sindrome da Burnout.

Mantenere fede a tutti i punti sopra elencati richiede uno sforzo immenso da parte delle direzioni del personale. A tal riguardo molti studi hanno iniziato ad approfondire la componente individuale, studiando la cosiddetta vocazione professionale, leva strategica per garantire il benessere lavorativo. Si riferisce al significato che le persone attribuiscono agli obiettivi lavorativi ed alla scelta di una carriera che offra appagamento nella vita.

Nel caso degli infermieri, avere una vocazione aumenta:

  • la motivazione e il coinvolgimento al lavoro;
  • la soddisfazione lavorativa;
  • le capacità di affrontare le richieste lavorative;
  • favorisce il senso di coerenza;
  • la compassione verso le esperienze dei pazienti, generando migliore assistenza.

Ampio spazio deve essere dedicato alla motivazione al lavoro. Si tratta di un determinante psicologico fondamentale del comportamento lavorativo individuale, che comprende le forze interne ed esterne, all’altezza di innescare i comportamenti prestazionali, plasmandone forma, direzione, intensità e durata.

Cosa si intende per benessere lavorativo?

Si tratta di uno stato positivo sperimentato da individui e società. È una risorsa per la vita quotidiana, determinata da condizioni sociali, economiche ed ambientali (World Health Organization. Health Promotion Glossary Terms 2021).

Secondo il modello di Ryff, il benessere lavorativo include 6 dimensioni:

  • Accettazione di sé;
  • Relazioni positive con gli altri;
  • Autonomia;
  • Padronanza dell’ambiente;
  • Scopo nella vita;
  • Crescita personale.

La teoria dell’autorealizzazione di Maslow suggerisce che tale condizione si raggiunge quando vengono soddisfatti i bisogni primari e l’individuo ha l’opportunità di svilupparsi pienamente. Infine, il principio dell’autodeterminazione di Deci e Ryan indica che il benessere si  raggiunge quando vengono soddisfatti i bisogni di autonomia, competenza e relazione sociale. In linea generale il benessere può essere interpretato come uno stato di appagamento, di felicità, dove sono presenti bassi livelli di stress, buona condizione di salute (fisica e mentale), in grado di influenzare il modo in cui le persone gestiscono la vita quotidiana.

Quali sono gli interventi per migliorare il benessere lavorativo?

Una revisione sistematica pubblicata su British Medical Journal ha indagato gli elementi che migliorano il benessere e riducono il burnout di infermieri, medici e altri professionisti sanitari.

Interventi focalizzati sull’organizzazione.

Supporto fra pari: confrontarsi con colleghi che hanno vissuto lo stesso malessere o situazioni simili fortemente stressanti. Sono interventi programmabili, a costo quasi zero, con delle potenzialità enormi. Job crafting, strategia proattiva per rimodellare il proprio ruolo lavorativo. Interventi del genere permettono di trasformare attività routinarie in opportunità di crescita fortemente motivanti. I tipi principali sono:

  • task crafting: modifica delle attività, come ad esempio aggiungere o ridurre i compiti al fine di variare la propria routine;
  • relational crafting: miglioramento delle interazioni con i colleghi, utenti, generando relazione e vita sociale;
  • cognitive crafting: ridefinizione del significato del lavoro, legandolo a impatti più ampi come il benessere dei pazienti.

La strategia del job crafting migliora la motivazione e le performance, favorisce la retention (voglia di rimanere in un contesto lavorativo) e riduce l’ ITL.

Interventi focalizzati sull’individuo.

La pratica della mindfulness si concretizza attraverso programmi di movimento consapevole, meditazione in cui la consapevolezza si focalizza su diverse aree del corpo per rilassarsi progressivamente. Tre cose buone: in questo esercizio, i partecipanti scrivono tre cose buone accadute durante la giornata lavorativa, nonché le cause di esse. Ulteriori pratiche, realizzabili anche a casa, originano dalla cosiddetta psicologia positiva. Si tratta di veri e propri interventi di psicologia positiva come ad esempio assaporare, gratitudine, gentilezza, empatia, ottimismo, punti di forza e significato.

Assaporare si basa sull’idea che se si dirige il focus e l’attenzione verso un evento positivo, si possono prolungare le emozioni positive che derivano da tale intervento; tramite la gratitudine si focalizza l’attenzione sulle persone e le cose che creano eventi e sentimenti positivi nella propria vita. A tal riguardo, alcuni studi suggeriscono di tenere un diario della gratitudine (il sorriso di un paziente, il grazie di un familiare).

Attraverso l’empatia si rafforzano i legami sociali, mentre praticando ottimismo si enfatizza il pensare al futuro, in modo da creare subito aspettative positive. I punti di forza enfatizzano la componente caratteriale, sollecitando nuovi modi di reagire di fronte agli eventi. Infine, gli interventi basati sul significato sono focalizzati sulla comprensione e sul coinvolgimento nel significato della propria vita.

Il benessere lavorativo può essere raggiunto?

Il quadro che emerge è chiaro quanto preoccupante: il benessere degli operatori sanitari è in crisi e con esso la qualità del nostro sistema sanitario. I numeri lo confermano e la ricerca scientifica lo dimostra. E proprio sulla scia degli innumerevoli lavori di ricerca, abbiamo la soluzione: interventi organizzativi come il job crafting e il supporto tra pari, pratiche individuali come la mindfulness e la psicologia positiva, la valorizzazione della vocazione professionale che anima i professionisti sanitari.

Il punto non è più sapere cosa fare, ma decidere di farlo. Le direzioni sanitarie, insieme ai responsabili del personale, hanno il dovere di pianificare ed implementare strategie volte a raggiungere e proteggere il benessere del personale. Investimenti in tal senso, diventano una calamita in grado di aumentare l’attrattività, l’intent to stay e, al contempo riducono il turnover, e lo stress lavoro correlato.

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di Muzio Stornelli

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