Il 13 aprile 2026 l’IVASS ha ospitato presso la sua sede un convegno dedicato al risarcimento del danno grave alla persona nella responsabilità civile sanitaria. L’iniziativa ha riunito esponenti del mercato assicurativo, delle istituzioni, del mondo accademico e giuridico attorno a un nodo che da anni attraversa il sistema: come quantificare in modo uniforme, sostenibile e oggettivo le macro-lesioni, colmando le lacune lasciate da un quadro normativo ancora incompleto e da tabelle risarcitorie che si sono stratificate nel tempo senza mai raggiungere una coerenza piena. Il convegno, coordinato dalla Consigliera IVASS Maddalena Rabitti, ha offerto una mappa aggiornata delle criticità e delle possibili direzioni di riforma.
La TUN e il tema delle macro-permanenti
Elio Di Jeso, Capo della Divisione Antifrode IVASS, ha ricostruito il percorso che ha portato alla costruzione della Tabella Unica Nazionale (TUN) per il risarcimento delle macro-lesioni, illustrandone i criteri tecnici e le differenze rispetto alle tabelle milanesi, che fino a quel momento avevano rappresentato il riferimento giurisprudenziale prevalente. Il punto centrale riguarda la progressività del risarcimento: la TUN garantisce una crescita più che proporzionale dell’indennizzo all’aumentare della percentuale di invalidità, seguendo una funzione matematica con derivate prima e seconda entrambe positive, ovvero una curva che accelera continuamente verso l’alto. Le tabelle milanesi, invece, tendono a stabilizzarsi o a decrescere oltre una certa soglia, penalizzando i danneggiati con lesioni più gravi.
Anche il trattamento del danno morale segue nella TUN un criterio progressivo per tutte le percentuali, superando i modelli precedenti. Di Jeso ha poi segnalato una criticità strutturale: il gap tra micro-permanenti e macro-permanenti rischia di produrre distorsioni nel contenzioso, spingendo verso una tendenza a collocare le valutazioni in modo tale da evitare il significativo salto risarcitorio.
Medicina legale, oggettività e il ruolo della TUN nelle strutture sanitarie
Paola Frati, Professoressa Ordinaria di Medicina Legale alla Sapienza, ha portato la prospettiva della medicina legale applicata alle strutture sanitarie pubbliche, mettendo in evidenza le difficoltà che queste incontrano sul mercato assicurativo: le aziende del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) non risultano attrattive per le compagnie, il che le spinge verso sistemi di autoritenzione del rischio spesso privi di un adeguato presidio di rischio clinico. In questo contesto, Frati ha difeso il valore della TUN come strumento di oggettivazione del risarcimento, capace di rendere il percorso medico-legale verificabile e condivisibile anche in sede giudiziaria.
Il tema ricollega ai decreti attuativi della legge Gelli-Bianco e al funzionamento dei comitati di valutazione sinistri, che devono garantire protocolli partecipati, formazione del personale e applicazione concreta delle linee guida. Frati ha sottolineato che la medicina legale, in questo schema, svolge una funzione di raccordo tra la valutazione specialistica e il ragionamento giuridico, rendendo tracciabile e oggettivabile ciò che altrimenti resterebbe affidato alla discrezionalità del singolo tribunale.
Rischio clinico, alleanze e cultura organizzativa
Il Presidente Federsanità Fabrizio D’Alba, che porta l’esperienza di chi dirige aziende sanitarie pubbliche, ha spostato il focus sul piano organizzativo e culturale. Il problema del contenzioso sanitario, secondo D’Alba, non si risolve soltanto migliorando gli strumenti di difesa legale o assicurativa, ma riducendo alla radice gli eventi avversi attraverso una cultura della sicurezza che deve diventare costitutiva delle aziende, non meramente d’adempimento. I comitati di valutazione del rischio devono esistere, avere competenze adeguate e una centralità reale nei processi decisionali aziendali, condizione che oggi in molte realtà non si verifica.
D’Alba ha insistito sull’importanza dell’alleanza con le compagnie assicurative, che presuppone un dialogo tra soggetti che parlano la stessa lingua e condividono gli stessi obiettivi, e ha lanciato un allarme sul piano reputazionale: finché il SSN continuerà a rappresentarsi pubblicamente come un sistema debole e inefficiente, alimenterà una narrativa che favorisce il contenzioso speculativo. Chiudere questa narrazione, costruire consapevolezza interna e lavorare sulla comunicazione con il paziente e i familiari sono, per D’Alba, le leve prioritarie su cui concentrare gli sforzi nei prossimi anni.
L’esempio transalpino
Il modello francese di gestione del contenzioso sanitario, esposto dalla Direttrice Esecutiva di Relyens Italia Adriana Modaudo, è stato introdotto nei primi anni 2000 e rappresenta un esempio di sistema innovativo basato su un approccio duale. Da un lato resta la responsabilità civile del professionista, dall’altro viene attivato un canale autonomo che interviene nei casi in cui la responsabilità non sia accertata o risulti inesistente.
L’obiettivo è garantire una risposta equa anche in contesti complessi, dove stabilire le responsabilità può essere difficile. Il sistema si fonda su una dimensione conciliativa territoriale, gratuita per il cittadino, che prevede un’istruttoria con perizie medico-legali e la produzione di un parere tecnico. Qualora venga riconosciuta una responsabilità, interviene un ente nazionale con funzione riparatoria.
Un elemento chiave è la rapidità: i tempi sono rigorosamente definiti e, in caso di accertamento, il risarcimento deve avvenire entro un mese. Se l’assicuratore non adempie, interviene l’ente pubblico, garantendo così una forte tutela del paziente. Complessivamente, il contenzioso si chiude in circa dieci mesi, con un elevato livello di fiducia nel sistema. Questo modello, basato su un principio di solidarietà nazionale, ha effetti positivi anche sulla stabilità del settore, riducendo la volatilità.
Tuttavia, la sua implementazione richiede una forte volontà politica condivisa, competenze tecniche e organizzative adeguate e attenzione al rischio di comportamenti opportunistici. Un eventuale adattamento richiede alcune condizioni essenziali: un perimetro di intervento limitato ai casi più gravi, l’integrazione con il risk management, la complementarità rispetto alla responsabilità civile, una governance tecnica indipendente e un finanziamento sostenibile basato sulla condivisione del rischio. L’obiettivo finale è garantire un sistema sanitario responsabile, trasparente e sicuro.
