Meno carte, più salute: la burocrazia toglie tempo alla cura

La denuncia che è uscita da Welfair 2025: il Servizio Sanitario Nazionale necessita di una cura dimagrante
La denuncia che è uscita da Welfair 2025: il Servizio Sanitario Nazionale necessita di una cura dimagrante

In sanità, il tempo non è solo una variabile organizzativa: è una risorsa clinica, terapeutica ed etica. Ogni minuto sottratto alla relazione di cura può tradursi in un ritardo diagnostico, in un’informazione non compresa, in una presa in carico meno efficace. Eppure, negli ultimi decenni, una parte crescente del tempo di medici, infermieri e professionisti sanitari viene assorbita da attività burocratiche, amministrative e documentali che, pur avendo una funzione di controllo, rendicontazione e tracciabilità, finiscono spesso per prevalere sulla cura vera e propria.

La crescita silenziosa della burocrazia sanitaria

La burocrazia in sanità non è un fenomeno improvviso. È il risultato di stratificazioni normative, tecnologiche e organizzative che si sono sedimentate nel tempo. Ogni riforma sanitaria, ogni nuovo modello di finanziamento, ogni innovazione tecnologica ha introdotto nuovi obblighi documentali: moduli da compilare, consensi informati da acquisire, tracciamenti da garantire, indicatori da misurare.

Dietro i moduli: le cause della sovraburocratizzazione

La burocrazia sanitaria non nasce dal nulla. Al contrario, è spesso figlia di buone intenzioni ma di errori procedurali:

  1. La logica del controllo e della medicina difensiva;
  2. La frammentazione normativa;
  3. La digitalizzazione mal progettata;
  4. La cultura della misurazione;
  5. La carenza di personale di supporto.

Meno carte non significa meno regole

L’eccesso di burocrazia contribuisce in modo significativo a burnout, demotivazione e abbandono della professione. Per questo motivo da Welfair è uscita la proposta di autocertificazione per i primi tre giorni di malattia. Inoltre, attese più lunghe e percorsi complessi generano frustrazione e riducono la qualità percepita della cura.

Semplificare non vuol dire deregolamentare, ma rendere utile e funzionale la documentazione alla cura. Ad esempio, gli esperti che si sono riuniti a Welfair propongono di eliminare il consenso informato sia per i 200 milioni di prestazioni specialistiche non invasive che per la compilazione del Profilo Sanitario Sintetico (Patient Summary) da parte dei MMG. Se il paziente ha in mano una ricetta si dovrebbe dare per scontato il consenso a ricevere la prestazione. Occorre, infine, implementare delle black list aziendali per eliminare procedure, firme e documenti che non producono valore clinico.

Il ruolo della sanità digitale

La digitalizzazione può ridurre il carico burocratico solo se progettata in modo centrato sui professionisti e sui pazienti. Per questo, la volontà dei professionisti sanitari è quella di ridurre sprechi e inefficienze attraverso l’associazione e la relazione dinamica dei dati relativi alle prestazioni diagnostiche, terapeutiche e assistenziali forniti agli assistiti (per tipologia, quantità, tempistica, frequenza, unità di erogazione, operatori coinvolti, strumenti utilizzati, collocazione territoriale), i principali dati di outcome delle prestazioni, i correlati economici (Tariffe, DRG, Prezzi delle Tecnologie sanitarie), i dati anagrafici e socioeconomici degli assistiti, i dati epidemiologici, i dati ambientali di effettivo o possibile impatto sulla salute.

Un ostacolo concreto alla piena valorizzazione dei dati sanitari è la normativa vigente sul Fascicolo Sanitario Elettronico, che richiede un consenso esplicito del cittadino per la consultazione, l’alimentazione con dati pregressi e l’utilizzo a fini di ricerca e governance. Il risultato è che una quota significativa della popolazione rimane di fatto esclusa dal sistema. Gli esperti riuniti a Welfair propongono di invertire questa logica: anziché chiedere al cittadino di aderire, sarebbe sufficiente dargli la possibilità di opporsi o oscurare i propri dati, sul modello di quanto già avviene con l’anagrafe tributaria. Un cambiamento normativo che libererebbe enormi risorse in termini di tempo, documentazione e gestione del consenso.

Conclusione

Ogni adempimento inutile sottrae tempo alla cura. In sanità la burocrazia è diventata un problema clinico prima che amministrativo. Ridurre la burocrazia significa mettere il tempo e la relazione al centro della sanità. È il tempo di contrastare efficacemente la cosiddetta burocrazia difensiva.

Ogni minuto restituito alla cura migliora ascolto, sicurezza, qualità e sostenibilità del sistema. Infatti, la richiesta degli addetti del settore è quella di accelerare l’adozione delle multi-prescrizioni per le malattie croniche e della ricetta ripetibile annuale.

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di Enzo Chilelli

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